Il suo monologo è stato il momento più alto ed emozionante della prima serata all’Ariston. E diciamolo, anche quello che ha registrato una crescita dell’1,9% di share e sfiorato il 59%. Rula Jebreal ha davvero messo il punto a tutte le polemiche girate intorno alla sua partecipazione. E ha sbaragliato tutti parlando della sua storia personale e famigliare.
«Sono stata scelta stasera per celebrare la musica e le donne, ma sono qui per parlare delle cose di cui è necessario parlare. Certo ho messo un bel vestito. Domani chiedetevi pure al bar “Com’era vestita Rula?”. Che non si chieda mai più, però, a una donna che è stata stuprata: “Com’era vestita, lei, quella notte?». Parole toccanti che recita con le lacrime agli occhi, perché lei ha vissuto la “violenza” sulla sua pelle. Su quella di sua mamma che non ce l’ha fatta ed è morta suicida dopo anni di soprusi.
«Parlo agli uomini, adesso. Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere: madri di dieci figli e madri di nessuno, casalinghe e carrieriste, madonne e puttane, lasciateci fare quello che vogliamo del nostro corpo e ribellatevi insieme a noi, quando qualcuno ci dice cosa dobbiamo farne. Siate nostri complici».
Non è stato semplice per lei “portare in scena” quel monologo perché fino a poco tempo fa non sapeva nemmeno come raccontare ciò che era realmente accaduto.
Ma oggi «Ringrazio di cuore gli autori RAI Sergio Rubino e
@giorgiocappozzo, la collega @stanzaselvaggia & Mirella Mastronardi per aver collaborato alla scrittura del mio monologo. È stato bello lavorare con voi». La Jebreal ha rivelato infatti che il testo, che riprendeva i testi di alcune tra le canzoni italiane più famose, da La Cura di Battiato alla Donna Cannone di De Gregori, è stato scritto insieme alla giornalista Selvaggia Lucarelli: «Mi ha aiutato a dire le cose giuste». Cose giuste arrivate al cuore di tutti, donne e uomini: ecco perché oggi, più di Amadeus, più di Fiorello e più delle canzoni, è giusto che la protagonista sia lei.

Polemiche sanremesi

Dopo le polemiche – prima l’esclusione dal Festival di Sanremo 2020 e poi i successivi ripensamenti e la conferma della partecipazione – la giornalista italo-israeliana Rula Jebreal è tornata sulla cresta dell’onda e dice la sua senza peli sulla lingua. «Evidentemente qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi come me, che appartengono a un’Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace», ha affermato la giornalista in un’intervista a Repubblica.

Chi è Rula Jebreal?

In realtà il suo non è un volto nuovo, anche se decisamente meno inflazionato di tanti altri: la giornalista e scrittrice 47enne, è nata ad Haifa, in Israele, ed è figlia dell’Imam della moschea di Al-Aqsa, la più grande di Gerusalemme. Rula Jebreal è cresciuta in collegio dopo il suicidio della madre a soli cinque anni ma la sua storia in l’Italia comincia con la borsa di studio che le permette di completare l’Università a Bologna nei primi anni Novanta, per poi cominciare a collaborare con varie testate giornalistiche televisive del nostro Paese, prima a La7, poi con Santoro su Rai 2 ad Annozero.

La sua lotta contro la violenza sulle donne

Rula Jebreal è in prima linea nella lotta contro la violenza sulle donne vissuta attraverso gli occhi e la fine della mamma, ma le sue idee sono molto controverse e hanno scatenato spesso polemiche e diviso l’opinione pubblica: l’ultima volta proprio pochi giorni fa con il caso-Sanremo. Voluta fortemente da Amadeus, alla sua prima volta alla conduzione del Festival della canzone italiana, dopo le feroci critiche del centro-destra era stata la stessa Jebreal a denunciare il tentativo di esclusione dalla kermesse: «Sabato scorso mi hanno telefonato pregandomi di rinunciare spontaneamente», racconta la giornalista, «Mi sono rifiutata. Gli ho scritto: se volete censurarmi, dovete essere voi ad assumervene la responsabilità».

E così, un po’ per buon senso e un po’ per evitare ulteriori polveroni Viale Mazzini ci ha ripensato. A questo proposito la Jebreal si chiede: «Cosa vuol dire essere italiani? Avere tutti la pelle dello stesso colore e le stesse idee? L’Italia che noi sognamo per i nostri figli è un Paese collegato al resto del mondo». Peccato che lei viva ormai da anni negli Stati Uniti.

Gli amori

Sono in molti a non perdonarle le alte frequentazioni: già compagna per un breve periodo del fondatore dei Pink Floyd (dichiaratamente pro Palestina) Roger Waters, poi del regista e gallerista Julian Schnabel che ha diretto il film Miral prodotto da Harvey Weinstein – proprio lui – tratto dal libro della Jebreal (e accolto da un vespaio di polemiche in Israele che le ha chiesto invano di rinunciare alla cittadinanza), quindi moglie poi divorziata di Arthur Altschul, figlio di un manager partner di Goldman Sachs.

Al di là delle vicende politiche e degli amori senza lieto fine della giornalista, crediamo che il contributo alla campagna sulla violenza contro le donne possa essere di grande stimolo per tutti: come sempre quando una persona vive queste esperienze sulla propria pelle è in grado di trasmettere messaggi con una sensibilità che ad altri non è consentita. Inoltre Rula Jebreal ha annunciato che destinerà metà del compenso (si parla di 25 mila euro) per le attività di Nadia Murad, premio Nobel per la Pace 2018, vittima di uno stupro.

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Rula Jebreal con la figlia Miral avuta dalla relazione con l’artista Davide Rivalta. 

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Insieme all’ex compagno Julian Schnabel, regista, pittore e sceneggiatore. 


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Rula Jebreal con Afef Jnifen. 

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A un party a Cannes insieme all’attrice Jessica Chastain, Will Smith e la stilista Eva Cavalli. 

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Con l’amica di lunga data e collega Freida Pinto.

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E insieme all’amica Bianca Brandolini D’Adda.