«Mi chiamo Marco Buratti e sono un ex cantante blues finito ingiustamente in carcere». Gli appassionati di gialli riconosceranno al volo questo incipit: è quello di La verità dell’Alligatore, il romanzo di Massimo Carlotto che nel 1995 rivoluzionò le regole del noir all’italiana. Buratti, soprannominato l’Alligatore, è un investigatore privato senza licenza e senza pistola, stretto fra molti rimpianti e un’etica che lo spinge a difendere i derelitti presi a schiaffi dalla legge “ufficiale”. «Un eroe nel corpo di un delinquente», come lo ha definito la critica al suo esordio.

l alligatore serie tv regia di daniele vicari e emanuele scaringi
Un’altra scena de L’Alligatore

L’Alligatore si muove in un mondo dove nessuno è come sembra

Uscito di prigione dopo 7 anni, lAlligatore ha perso praticamente tutto: il lavoro, la compagna, la fiducia nella giustizia. Gli rimangono un paio di amici veri: Beniamino, un vecchio contrabbandiere inchiodato a codici che non esistono più, e Max, una specie di antenato di Greta Thunberg con un tocco di misantropia. Aggrappandosi a loro, e all’alcol, Buratti – proprio come un alligatore – si muove restando sul pelo dell’acqua, a metà strada fra il mondo di sopra, che tutti vedono, e quello di sotto, torbido e pericoloso. Alla fine di ogni storia nessuno è mai del tutto innocente, i ruoli si mescolano e la verità appare ben più scomoda e complessa di quella accertata dai tribunali.


Buratti, come un alligatore, scivola sul pelo dell’acqua. A metà fra il mondo di sopra, che tutti vedono, e quello di sotto, torbido


La rottura dello schema delitto-indagine-colpevole, tipico dei gialli, è uno degli ingredienti chiave del successo letterario di Massimo Carlotto, lungo finora 10 romanzi e svariati racconti. Ai quali oggi si aggiunge una serie tv, al debutto il 25 novembre su Rai2 (e in anteprima dal 19 su RaiPlay): 4 prime serate da 2 episodi ciascuna, dirette da Emanuele Scaringi e Daniele Vicari, che fra un delitto e l’altro mettono in scena un Paese incapace di guardare in faccia il proprio lato oscuro. «Fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile vedere una serie come L’Alligatore sulla tv generalista» ammette Carlotto. «Non è un caso che tra il primo romanzo della saga e la messa in onda della fiction siano trascorsi quasi 25 anni. Ma oggi il gusto del pubblico e il modo di raccontare il crimine sono cambiati. Abbiamo costruito esattamente la storia che volevamo costruire».

Massimo Carlotto scrittore
Massimo Carlotto, 64 anni, ha esordito negli anni ’90 con il romanzo autobiografico Il fuggiasco.

Firmata da Laura Paolucci e Andrea Cedrola con la supervisione dello stesso Carlotto, la sceneggiatura vede inizialmente l’Alligatore (interpretato da Matteo Martari) sulle tracce di un amico fuggito dalla semilibertà. «Martari ha lavorato molto sul personaggio, restituendoci un protagonista che rispecchia l’originale, solo un po’ ringiovanito per esigenze di copione» continua lo scrittore. Nelle loro indagini borderline, Buratti e i suoi soci (sullo schermo Thomas Trabacchi e Gianluca Gobbi) non incontreranno poliziotti brillanti, carabinieri dal cuore d’oro, vecchine curiose o preti detective.

Fedele ai libri che l’hanno ispirata, la serie si muove tra sottobosco criminale e locali notturni, mettendo in scena violenza, corruzione ed errori giudiziari. E tracciando fra buoni e cattivi un confine opaco e sottile come le nebbie del Nordest in cui si muove la telecamera.

L’Alligatore non riesce a dimenticare il suo grande amore

«Se c’è qualcosa che nell’ultimo quarto di secolo non è cambiato è proprio questo» aggiunge lo scrittore. «La criminalità organizzata è capace di fiutare le opportunità di business più in fretta degli altri, e a contaminare i territori in cui opera insinuandosi in quella zona grigia dove i suoi interessi coincidono troppo spesso con quelli della politica e della finanza». La conferma arriva proprio dalla trama dell’Alligatore: «Buratti e i suoi amici si imbatteranno in un traffico internazionale di rifiuti che ha come epicentro il Veneto e coinvolge mafiosi, società legali e colletti bianchi insospettabili. Proprio alla vigilia della messa in onda, la procura di Venezia ha iscritto sul registro degli indagati 300 persone per lo stesso tipo di reato».

Dietro queste dinamiche malavitose l’Alligatore si muove in bilico perpetuo fra la voglia di riscatto e la consapevolezza di avere di fronte un deserto emotivo. Greta, il suo grande amore (una cupissima Valeria Solarino), se n’è andata e la barista Virna (Eleonora Giovanardi) fatica a colmare quel vuoto. Sullo sfondo, tanta musica blues e paesaggi quasi sospesi nel tempo: «Erano 2 aspetti ai quali tenevo tantissimo, perché sono stati il punto di partenza dei miei romanzi» conclude Massimo Carlotto. «Per ogni puntata sono stati chiamati a suonare veri gruppi indie che hanno proposto il loro repertorio. E i luoghi delle riprese, da Padova alla laguna veneziana, mostrano un Nordest poco raccontato e lontano dagli stereotipi: sembra quasi il set di un film americano».

I romanzi da cui è tratta la serie L’Alligatore


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La verità dell’Alligatore (E/O) di Massimo Carlotto


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Il corriere colombiano (E/O) di Massimo Carlotto


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Il maestro di nodi (E/O) di Massimo Carlotto

Prodotta da Fandango e Rai Fiction, L’Alligatore è ispirata al protagonista dell’omonima saga, che comprende 10 romanzi, tutti scritti da Massimo Carlotto e pubblicati da E/O. Per celebrare la messa in onda, la casa editrice riporta sugli scaffali, in una nuova veste grafica, i primi 3 titoli: La verità dell’Alligatore, Il corriere colombiano e Il maestro di nodi. Né la serie televisiva né quella letteraria dovrebbero interrompersi qua: Fandango detiene i diritti dell’intera produzione e punta a una seconda stagione, mentre Massimo Carlotto è già al lavoro sul prossimo libro.