Disordine

Disordine: nella mente come in casa

C'è chi riesce a mantenere la propria casa costantemente ordinata 365 giorni all'anno senza troppa fatica e chi invece deve (e si sottolinea deve) impegnarsi per trovare una parvenza di ordine. Che dura sì e no 3 giorni.
Questione di abitudine o di indole? Nessuna delle 2, o almeno non sempre. Pare che più siamo nervosi (o angosciati) più siamo capaci di rendere disordinati gli spazi che abitiamo. Come se volessimo trasferire fuori la confusione che abbiamo dentro. Allo stesso modo in cui sentiamo il bisogno di fare ordine con un'energia maniacale, quando il caos ci sovrasta, impedendoci di muoverci.

Abbiamo indagato sulla questione disordine (non solo) mentale per voi.

Quando il disordine in casa riflette quello interiore

"Casa" e "vita" coincidono. Più è disordinata l'una più è confusa l'altra. Ma è sempre così? Ne parliamo con lo psicoterapeuta

IPSE DIXIT

"L'ordine è il piacere della ragione: ma il disordine è la delizia dell'immaginazione"
Paul Claudel


"Il parziale disordine si trasforma in infinito ordine."
Albert Einstein

"È una caratteristica propria del nostro spirito immaginare disordine e oscurità là dove non sappiamo nulla di certo."
Goethe

È solo quando inciampi nelle tue scarpe che incominci a mettere a posto le scarpe.”
Arthur Bloch

Vivere soli...nel disordine

Una vita da soli e...nel disordine

Generalmente le case in disordine sono una caratteristica che si riscontra soprattutto nelle abitazioni di persone che vivono da sole. "Con la scusa di 'non ospitare nessuno', e quindi di 'non essere visto da nessuno' qualcuno può lasciarsi andare in un'incuria spesso poco decorosa - sottolinea il Prof. Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all'Università di Bologna. Ma spesso è un alibi per non affrontare un disagio interiore, piuttosto che una dichiarazione di libertà di disporre delle proprie cose come si vuole".

In questi casi non ci si riferisce al "disordine creativo", tipico di una personalità poco incline alla "catalogazione "dei propri oggetti, ma che sa perfettamente orientarsi nella propria finta confusione; bensì al caos dovuto allo sparpagliamento lasciato al caso. Come se fosse compito di qualcun altro (magari di una mamma immaginaria) ri-mettere ordine.

Disordine: caratteristica solo dei single?

Il disordine è single?

Del resto, ci vuole più energia a riporre un oggetto nel proprio posto che a toglierlo, direbbe Arthur Bloch. Assioma che chi non deve dar conto a nessuno mette in pratica senza problemi.

Il disordinato per antonomasia infatti preferisce rimandare fino a quando non inciampa nei suoi stessi oggetti.

Ecco perché è più raro che una famiglia intera possa vivere  perennemente in una casa in disordine, anche se alcune circostanze fanno eccezione, come ad esempio persone ammalate che hanno bisogno di assistenza o bambini piccoli che giocano. Ovvero, momenti  particolari nei quali il "traffico domestico" sembra essere  notevole.

Disordine e confusione

Disordine: segno di un momento di confusione

"Dal punto di vista psicologico - prosegue l'esperto - la casa coincide con il mondo interiore di una persona, nel senso che può essere la proiezione del suo stato d’animo. In altri termini l'organizzazione dello spazio abitativo riflette ciò che accade nella mente". Quanto più la prima è lineare tanto più la seconda è serena. Senza farne un'equazione matematica, naturalmente. Non è detto che una casa confusionaria sia indice di una mente confusa: spesso è solo sintomo di una mente fervida di idee!

Le cose cambiano quando il disordine è troppo...

"Se una persona è afflitta da alcuni pensieri, sta vivendo un momento giù, ha litigato con qualche affetto importante,  oppure sta trascorrendo una fase di confusione rispetto a decisioni che deve prendere, ecco che il disordine casalingo diventa la spia di tale scombussolamento" - precisa lo psicoterapeuta.

Soluzioni al disordine

Soluzioni al disordine?

Rendersene conto aiuta, ma qualche volta sentirselo ripetere continuamente deprime ancora di più. Ciò accade perché fa vergognare di sé, soprattutto se nella vita sociale si dà un'immagine di una persona sempre in forma e ordinata (benvestita, pettinata, curata ecc.).

Nel  momento in cui ci si rende conto di essere in condizioni di non trovare  lo spazio - fisico e mentale - per ricominciare a mettere ordine nella  propria casa (o nella propria vita), ecco che scatta il disagio di vivere nella confusione. Considerando che spesso questi due aspetti  coincidono.

Fare ordine in casa e nella propria vita

Fare ordine in casa e nella propria vita

A volte un evento positivo nella propria vita offre il via a riporre le cose al proprio posto.

"Ciò enfatizza l’amor proprio che incoraggia il sentire di potercela fare - spiega il Prof. Pani - e supporta l’avere pazienza nel mantenere l'ordine appena creato.
In definitiva, si stabilisce un circolo virtuoso che spinge a non stare fermi e statici. Poco alla volta gli oggetti tornano nei cassetti, nelle scatole, e - banalmente - comprando nuovi contenitori, la persona è incoraggiata nell’impresa di far ordine in sé e nella propria casa."

La casa come rappresentazione del nostro mondo interiore

Perché la casa è così fortemente rappresentativa del mondo interiore?

"La casa, per noi Italiani, è solitamente intesa come un contenitore protettivo, una sorta di nido che contiene e dovrebbe proteggere. Si stabilisce tra il soggetto e la propria casa un "discorso dinamico" - risponde l'esperto - Questo significa che l’arredamento, i mobili, i quadri, i soprammobili, persino certi angoli sistemati in un certo modo significano molto per il  soggetto

A tal proposito faccio un esempio: ricordo una persona di mia conoscenza che anni fa aveva comprato una bella  casa, grande e luminosa. Ma ricordo anche  che dopo alcuni anni, gli angoli del suo arredo si mantenevano  squallidamente grossolani e poco curati. Una lampadina al centro  delle stanze pendeva miseramente, come ad indicare che i lampadari o  altre "sistemazioni" non interessavano. Sono proprio questi particolari  le spie del mondo interno del soggetto."

Si ringrazia il Prof. Roberto Pani, psicologo clinico, psicoterapeuta e psicoanalista a Bologna

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