sfortuna

Non prendere appuntamenti venerdì 13 o 17 ( a seconda delle credenze): è il rito scaramantico compiuto dalle persone superstiziose. O ancora, non passare sotto una scala, fare scongiuri se per caso cade il sale a terra, un gatto nero attraversa la strada, si rompe lo specchio ecc.

Eppure, al di là di un fatto culturale, una ragione psicologica c'è. Abbiamo indagato per voi...

Venerdì 13: il bisogno di essere superstiziosi

Vi siete mai chiesti la ragione psicologica della superstizione? Ne parliamo con il prof. Roberto Pani, lo psicoanalista che sul tema ha dedicato i suoi ultimi studi

La superstizione non risparmia quasi nessuno, compresi quelli che non lo ammettono. E non fa distinzione di ceto, sesso e livello culturale. Guarda un po' cosa ne pensano i vip in questo servizio delle Iene.

Incrociamo le dita!

Venerdì 17 è considerato per antonomasia il giorno più sfortunato in assoluto. Pare che tale credenza superstiziosa sia antichissima e affondi le sue radici nell’antica Grecia. Trova inoltre un riferimento funesto nell’Antico Testamento, si rafforza nei secoli seguenti per giungere indiscussa (o quasi) fino ai nostri giorni.

È solo una credenza, certo, però invita a compiere gesti scaramantici anche da parte di persone che si dichiarano non superstiziosi, e probabilmente a non prendere appuntamenti. Tutti in fondo, un po’ ci crediamo e speriamo che venerdì 17 (per alcune culture è venerdì 13) non porti alcuna sventura.

Abbiamo rivolto alcune domande sulla superstizione allo psicoanalista Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica presso l'Università di Bologna, che proprio sulla superstizione ha dedicato i suoi ultimi studi. Indaghiamo quindi sulla sua origine psicologica.

L'origine psicologica della superstizione

D. Cos’è la superstizione dal punto di vista psicologico?

R. La superstizione indica la tendenza a dare una spiegazione a fenomeni oggettivamente inspiegabili.
È una sorta di tentativo di manipolare le cause e il futuro con fantasie e credenze, che hanno l’obiettivo di colmare il vuoto creato dalla ragione. In altri termini, laddove la ragione esplicativa non arriva a spiegare i fenomeni, riconducendoli a cause oggettive, ci pensa la credenza superstiziosa.

La superstizione è un comportamento vecchio come l’uomo, il quale spera di acquisire il potere di far verificare un evento, allo scopo di condizionare la vita futura, alla luce della sfortuna o della fortuna.

Superstizione: i motivi psicologici

D. Qual è la ragione psicologica della superstizione?
R. Le persone non accettano, anche per ragioni culturali specifiche, che il mondo sia com’era descritto da Democrito nel V secolo A.C., basato cioè sull'atomismo. Secondo questa teoria, gli eventi accadevano a causa dell’incontro casuale degli atomi.

Un altro dei motivi che spiega la superstizione, dal punto di vista psicologico, è il fatto che la gente non accetta che il mondo sia dominato dalla Ragione (la ratio in senso illuministico), cioè dal tecnicismo o dalla scienza deterministica, (causa ed effetto). La gente spera di poter manipolare gli avvenimenti della realtà esterna in modo fatalistico.

Entrando nel mondo interiore delle persona è come se dicessero a se stessi: Ci deve essere un margine all’interno del quale ci sia spazio per sognare e modificare gli eventi. Bisogna "incantare" la realtà troppo pragmatica e “matematicizzata”.

Le manifestazioni della superstizione

D. Come si manifesta la superstizione?

R. Attraverso l'uso di amuleti, cornetti rossi e totem vari, i quali diventano strumenti per rituali, scongiuri e portafortuna.
Si pensi inoltre a comportamenti quali, evitare di attraversare la strada se un gatto nero ha preceduto il nostro percorso; pensare che ci accadrà qualche sventura se si è rotto uno specchio; oppure se si passa sotto una scala; toccare ferro se passa un carro funebre; non prendere appuntamenti venerdì 17, e così via.

Siamo tutti un po' superstiziosi, anche se non lo ammettiamo...

D. Quali risultati, professore, ha ricavato nei suoi studi?

R. Su un campione di 1000 persone alle quali abbiamo somministrato un questionario da noi preparato (Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna ndr), con interviste al Sud, Centro e Nord Italia, divise al 50% tra donne e uomini di tute le età, il 90% dichiara di non essere superstizioso, ma sembra che si vergogni di ammetterlo.
In realtà, molte persone ammettono poi di seguire rituali ossessivi e compulsivi senza rendersene conto: basta questo ad indicare un atteggiamento mentale superstizioso.

Superstizione: è maschio o femmina?

"È emerso inoltre - continua il Prof. Pani - che nel caso un gatto nero attraversi la strada, una donna cambia strada, l’uomo invece prosegue.  
La volta successiva sarà l’uomo a cambiare strada di fronte a un gatto nero. Con questo dato, risultante dalle interviste, voglio dire che la percentuale di atteggiamento superstizioso è equamente distribuita tra i sessi.

Si è notato lo stesso rapporto sui segni zodiacali. Sono più usati dalle donne che, in buona parte, ne seguono attentamente le istruzioni. Gli uomini sembrano indifferenti, e invece, ad un’analisi più approfondita, risultano anch’essi abbastanza sensibili.

Vi sono inoltre i casi di persone disperate - anche a causa di malattie gravi o inguaribili - che si rivolgono ai cosiddetti maghi che con laute cifre promettono di guarire e di fare miracoli".

I riti scaramantici hanno un'antica origine religiosa

D. Gli italiani sono più propensi alla superstizione di altri popoli?

R. Tutti i popoli lo sono, ma i dati dicono che i popoli latini in fatto di superstizione superano di circa il 30% gli abitanti dei Paesi nordici.

D. Che differenza c’è tra Superstizione e Religione?

R. Molto grande. La Religione, com’è noto, proibisce la Superstizione, ma vorrei far notare il fatto che il religioso sottolinea la sottomissione narcisistica e la devozione verso la divinità, e diminuisce il proprio potere manipolativo, dettato da una fantasia magica e fatalistica. Il superstizioso invece ha un intenso bisogno proprio di questo potere.

Il bisogno della superstizione consiste nel sentire che il mondo potrebbe cambiare in base a quel che manca a lui. È da qui che si attuano i riti scaramantici che tentano di manipolare il corso degli eventi.

False credenze o verità?

Suggerisce di prendere appuntamenti venerdì 17?

Assolutamente sì, è solo una falsa credenza.

Si ringrazia la collaborazione del professore Roberto Pani, psicologo clinico, psicoterapeuta e psicoanalista, autore del libro, insieme a Samantha Sagliaschi, Sette e superstizione: un bisogno compulsivo di dipendenza, CLUEB, Bologna disponibile su inMondadori a prezzo scontato.

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