La parodontite è una patologia oggetto di numerosi falsi miti. Per esempio, si pensa che si tratti di una malattia legata alla vecchiaia o, comunque, a una sintomatologia immediatamente lampante e acuta.

In realtà, la parodontite è una patologia molto comune e non legata necessariamente all’anzianità di chi ne è colpito. Inoltre, i suoi sintomi sono spesso sottovalutati e, purtroppo, non è raro che si intervenga e a malattia già avanzata.

È molto importante, dunque, capire cosa sia la parodontite e come si manifesti. Perché oggi è possibile curarla con successo, mantenendo i propri denti e senza ricorrere alla chirurgia tradizionale, grazie a terapie moderne e non invasive.


Cos’è la parodontite
La parodontite è una patologia complessa perché dovuta a numerosi agenti. Si tratta, infatti, di un’infezione polimicrobica causata da batteri e virus.

Questa infezione, se non trattata, colpisce i tessuti di supporto dei denti fino a portare, al suo ultimo stadio, alla perdita degli stessi.

La parodontite è una malattia estremamente diffusa in Italia, tanto che colpisce 6 italiani su 10 e, spesso, la sua sintomatologia viene sottovalutata a lungo prima che si intervenga.

I sintomi della parodontite
Come fare, dunque, a riconoscere la parodontite? Per farlo, ovviamente, occorre la diagnosi dello specialista. I sintomi che possono far pensare a questa malattia sono, però, piuttosto chiari.

Il primo e più importante è il sanguinamento delle gengive. Ricordiamo, infatti, che le gengive non dovrebbero sanguinare e che un loro sanguinamento, anche sporadico, è sempre indice di qualcosa che non va.

Altri sintomi caratteristici della parodontite sono: alitosi, sensibilità dentale al caldo e al freddo,  denti che cambiano posizione o si muovono e la tipica recessione gengivale (abbassamento della gengiva).

La presenza anche di uno solo di questi sintomi rappresenta un campanello d’allarme ed occorre rivolgersi ad uno specialista per una valutazione.


Cause della parodontite
La parodontite non è una patologia legata solo all’anzianità e al decadimento fisico. Infatti, le forme più aggressive di questa malattia, caratterizzate da una progressione rapida, si verificano anche in età adolescenziale. Un esempio sono le ragazzine che manifestano i primi segni di parodontite alla comparsa del menarca.

La parodontite può avere una componente ereditaria: la genetica svolge, purtroppo, un ruolo chiave in merito a questo tipo di patologia. La buona notizia è che oggi è possibile, attraverso dei test genetici, intervenire per tempo con una terapia di prevenzione adeguata, agendo quindi in senso preventivo qualora sia presente una predisposizione genetica a contrarre la malattia.

Alcune malattie sistemiche, come ad esempio l’osteoporosi, l’artrite reumatoide o il diabete, hanno una correlazione bilaterale con la parodontite e contribuiscono allo sviluppo di questo tipo di infezione. Non solo, anche uno squilibrio dell’assetto masticatorio, come una malocclusione dentale, può portare ad un aumento del rischio di incorrere nella parodontite. Ricordiamo che la masticazione corretta dovrebbe avvenire su 28 denti, senza contare quelli del giudizio. Squilibri in tal senso possono facilitare la comparsa della malattia.

Cosa fare
Quando i sintomi fanno pensare alla possibile presenza di una parodontite o quando si è a conoscenza dell’esistenza di una forma ereditaria della malattia, si può oggi intervenire efficacemente preservando i propri denti. Senza ricorrere, quindi, a dolorosi interventi chirurgici.

La prevenzione gioca un ruolo fondamentale, è importante effettuare un controllo dallo specialista almeno due volte all’anno (senza che vi siano per forza problematiche acute in corso) per poi, in caso di sospetta o conclamata parodontite, rivolgersi a strutture in grado di utilizzare strumenti diagnostici e terapie di ultima generazione.

Oggi è possibile diagnosticare la parodontite molto precocemente con raffinati e precisi test di laboratorio che analizzano enzimi e batteri in modo altamente specializzato, per poi impostare un programma di prevenzione e un piano di cura che tenga conto della soggettività della persona. La parodontite non ha, infatti, lo stesso sviluppo e lo stesso impatto su tutti i soggetti che ne sono colpiti. Dunque, un approccio altamente personalizzato è essenziale perché il trattamento sia perfettamente efficace e duraturo nel tempo.

Infine, grazie all’utilizzo del microscopio operatorio, è ora possibile mettere a fuoco dettagli che sfuggono a occhio nudo e individuare ed eliminare il tartaro che si deposita molti millimetri sotto la gengiva senza ricorrere al bisturi. Il laser, invece, permette di eliminare efficacemente i batteri responsabili della malattia svolgendo inoltre un’azione di biostimolazione che favorisce la rigenerazione dei tessuti.

La parodontite si può dunque curare, grazie all’uso combinato di microscopio e laser, senza chirurgia e con una tecnica minimamente invasiva in grado di debellare i batteri patogeni in modo selettivo, individuando con precisione soltanto gli agenti responsabili della malattia.

Fai il test di autovalutazione su www.paradontite.it





I testi e le immagini sono conformi alle prescrizioni della legge 248/2006 di conversione del Decreto Bersani – Tutte le direzioni sanitarie su www.excellencedentalnetwork.com