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Natale è la festa di nonni e nipoti

di Silvia Calvi
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La psicologa Oliverio Ferraris spiega perché questa è la festa dei piccoli e degli anziani

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La psicologa Oliverio Ferraris spiega perché questa è la festa dei piccoli e degli anziani

Alzi la mano chi, in questi giorni, non vede i propri figli alle prese con il dolce rito della letterina a Babbo Natale. Che, puntualmente, viene riempita di frasi affettuose e disegnini, come se si scrivesse a uno di famiglia. Del resto, Santa Claus non evoca forse l’immagine di un nonno buono? E, se è vero che Natale è la festa della famiglia e degli affetti, non si può proprio immaginare la tavolata del 25 dicembre senza di loro, i nonni, circondati dall’allegria rigenerante di tutti i nipotini. Ma come è cambiato il rapporto tra gli anziani e i bambini di casa? Ne abbiamo parlato con Anna Oliverio Ferraris, psicologa, psicoterapeuta, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università della Sapienza di Roma e autrice di Arrivano i nonni! (Rizzoli).
Tra famiglie allargate, monogenitoriali, miste e così via, come si è trasformato il ruolo dei nonni?  
«La famiglia di oggi è forse meno stabile di un tempo ma più tollerante, flessibile e aperta alle novità. Il ruolo degli anziani diventa così ancora più prezioso perché rappresentano le radici e la storia familiare. La loro presenza e vicinanza trasmette sicurezza e solidità ai bambini che, infatti, amano moltissimo i loro nonni. Dopo i genitori, sono gli adulti di cui si fidano di più, quelli che li fanno sentire “a casa”. E, a maggior ragione, diventano un punto di riferimento importantissimo se mamma e papà si separano. Sono loro, nel momento della fragilità, a tenere in piedi l’unità della famiglia. Purché non si schierino con l’uno o l’altro genitore: i nonni devono pensare solo al bene dei nipotini e offrire loro quella sicurezza e quell’atmosfera serena di cui hanno bisogno».
Sì, ma poi gliele danno tutte vinte...
«Entro i limiti, viziare un po’ i bambini è uno dei compiti dei nonni, mentre quello di educare spetta ai genitori. L’incontro tra l’infanzia e la terza età, le due fasi della vita agli opposti, infatti, è caratterizzato dalla morbidezza, dall’accoglienza, da ritmi più lenti e da regole più negoziabili. Con i nonni, che non hanno più tutti gli impegni dei genitori, poi, i bambini si rilassano. E possono trascorrere un pomeriggio ad ascoltare fiabe, vedere le foto della mamma o del papà quando erano piccoli, conoscere le storie di famiglia. Sono momenti bellissimi, che trasmettono ai piccoli la forza della memoria familiare».
Ma c’è anche il nonno che lavora, va in palestra, viaggia. Come fa a sintonizzarsi sui bisogni dei nipotini?
«Essere nonni non è più, come un tempo, qualcosa di automatico. Richiede un piccolo sforzo per comprendere come cambiano le esigenze di nipoti e figli, senza sacrificare troppo la propria vita, spesso ancora vivace. Nella nostra società disordinata e convulsa, il loro ruolo non è per nulla scontato. Va pensato giorno per giorno, con fantasia, rispetto reciproco e intelligenza. Perché così possono dare un contributo efficace all’equilibrio generale della famiglia. Accompagnando i nipoti in piscina, seguendoli nei compiti, ma anche raccogliendo le loro confidenze. E, in molti casi, diventano un porto sicuro nelle tempeste dell’adolescenza».
Cosa consiglia, allora, a mamma e papà?
«Di valorizzare il ruolo dei nonni e di favorire il legame con i nipotini, senza gelosie. Ma è anche importante che i nonni sappiano stare al loro posto, rispettando lo stile educativo dei genitori. Riuscirci è facile: basta ricordare quando, da giovani, pativano l’invadenza dei suoceri. Fare appello alle esperienze passate è sempre un buon esercizio per non ripetere gli stessi errori».
Lo scrittore Luis Sepúlveda, che ha appena pubblicato la fiaba per bambini  Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico (Guanda), alla domanda «Cos’è, per lei, la perfetta felicità?» ha risposto: «La manina di uno dei miei nipoti nella mia».  
«È proprio così: se i nonni ne sanno cogliere la bellezza, il legame con i nipoti è pura felicità. Ed è molto rigenerante. I bambini hanno uno sguardo fresco e nuovo sul mondo, sono ottimisti per natura. E questo contatto con l’inizio della vita fa tornare a quell’età d’oro anche l’anziano, lo aiuta a scrollarsi di dosso malinconie o pessimismi e a recuperare il lato buffo dell’esistenza. Nel rapporto con i nipoti gli anni e l’esperienza, al posto di essere un peso, diventano la forza della saggezza. Quella che permette di apprezzare la spontaneità dei piccoli e dei ragazzini, di comprendere il loro naturale idealismo e di condividerne la curiosità nei confronti dell’esistenza».
Lei che tipo di nonna è?
«Ho due nipoti, l’ultima ha solo 5 mesi, il grande invece ha 4 anni ed è curiosissimo. Io mi diverto moltissimo ad accogliere tutte le sue domande che, spesso, diventano lo spunto per inventare racconti. Lascio che faccia le sue espolorazioni sia nel linguaggio sia con il movimento. È un delitto frustrare la loro sete di conoscenza che, necessariamente, passa anche attraverso gli errori. E qualche gin

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