La pillola per dimagrire 

Agisce sul senso della fame, regolandone il ritmo. Ma siamo così sicuri che sia sicura, appunto?

 - 09 Luglio 2012

Negli Usa è stata autorizzata, a partire dal 2013, la vendita di una nuova pillola antiobesità. Il suo principio attivo è la lorcaserina, un recettore antagonista per la serotonina a livello centrale. L'azione della pillola è semplice: bloccare il segnale della fame trasmettendo al cervello uno stimolo di serena sazietà.
Già in passato principi attivi dello stesso tipo sono stati ritirati perché correlati nel tempo a patologie connesse al mal funzionamento delle valvole cardiache. Ora quelle problematiche sembrano scongiurate, pur in presenza di alcuni punti ancora non risolti, come si legge in questo approfondimento. Resta tuttavia una domanda: pillole come quelle sono utili?
Nell'immediato, sembrerebbe di sì. Gli studi ad oggi condotti hanno rilevato una perdita in peso del 5-10% in due anni di trattamento. Ma se si analizza il funzionamento del principio attivo, ci si rende conto di avere a che fare con delle pillole anoressizzanti, la cui assunzione ha lo stesso significato di una dieta ipocalorica condotta senza fatica. Azzerare farmacologicamente il proprio senso di fame è un errore, perché proprio la fame è uno dei messaggi più importanti di regolazione del nostro metabolismo.
Ci sono molti modi, diversi dal prendere un prodotto concepito in laboratorio, per dialogare con il nostro corpo sul tema della fame regolandone i ritmi. Anzitutto, fare una buona e abbondante prima colazione, con carboidrati preferenzialmente integrali (pasta, pane, riso, cereali) e proteine (carne, pesce, uova, semi oleosi), accompagnati da una parte di grassi. Ciò permette la modulazione endogena del senso di fame e la regolazione delle calorie assunte durante la giornata. Una dieta così impostata è sicuramente più efficace - e gustosa – di una pillola antiobesità.

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