Ritardatari cronici: perché? 

Alla base c'è un bisogno di disobbedire a qualcuno che si vive come un'autorità oppure di sfidare e mettere alla prova la persona con cui si ha appuntamento. I motivi del ritardo cronico sono inconsci. Ne parliamo con lo psicoanalista

di Alessandra Montelli
Credits: 

Corbis

 

Alcune persone hanno la cattiva abitudine di essere cronicamente in ritardo.
C'è una spiegazione psicologica?

Lo abbiamo chiesto al Prof. Roberto Pani, psicoanalista a Bologna.
"In linea generale, il ritardo potrebbe dipendere da un bisogno di metter da parte un senso di soffocamento che deriva da un difficile rapporto con l’autorità

Si tratta ovviamente di un pensiero non cosciente, ma potrebbe riguardare un bisogno di esprimere disobbedienza, rivolto in modo specifico a qualcuno, per esempio ad un genitore, che rappresenta 'l'autorità’.
Spesso però non ci sono motivi evidenti, nel senso che i genitori o altri appaiano come autoritari o sono vissuti come tali. Mi riferisco a persone che hanno avuto per esempio madri che non si sono comportate in modo severo ma che sono state vissute come troppo richiedenti, e che possono aver esercitato la loro funzione materna in modo eccessivo: per esempio, sono state iperprotettive.

La persona ritardataria potrebbe aver percepito come costante una richiesta di non deludere le attese dell’altro. Così dalle figure più arcaiche, il soggetto trasferisce inconsciamente il suo senso di oppressione su altre persone che appaiono richiedenti, sia nei rapporti professionali che privati.

In altre parole, il soggetto a un certo punto dell’io pnfanzia sviluppa interiormente un tipo di carattere che, per evitare la  costrizione ad obbedire, (che ricorderebbe l’oppressione sperimentata in  altre occasioni), lo porta a contestare la puntualità, perché suonerebbe in lui come sottomissione.

La sottomissione va a braccetto con la dipendenza e la protesta diventando un tutt’uno con la disobbedienza automatica: questa sfocia quindi nel puntuale ritardo. Ecco la spiegazione psicologica del ritardo cronico, fino al punto di perdere treni o aerei.

Possiamo attribuire altri motivi al ritardo?

Un altro motivo che riguarda il costante ritardo - non trascurabile, dato che può invalidare importanti appuntamenti - riguarda il bisogno di sfida del ritardatario, il quale può mettere inconsciamente alla prova l’affetto della persona con cui ha appuntamento.

E’ come un bimbo che teme l’abbandono, percepito come una minaccia. Dunque è come se venendo puntuale (o in anticipo), temesse di rimanere solo perchè l''altro potrebbe non presentarsi all'appuntamento. E' come se volesse sempre farsi attendere in modo egocentrico: se tu mi aspetti, vuol dire che mi vuoi bene! Se vengo puntuale vuol dire che sono sottomesso e dipendente da te. Non saprò mai quanto valgo per te
Se questa abitudine compromette la normale vita di relazione c'è una soluzione? Si può correggere?
Il punto consiste nel fatto che tale comportamento è inconscio, quindi, anche se c’è la buona intenzione di giungere puntuale, automaticamente il soggetto arriva in ritardo. Si tratta, infatti, di un aspetto del carattere che si assume precocemente negli anni dell’infanzia, preadolescenza o adolescenza, e che offre sicurezza al ritardatario con la compensazione di aver fatto molte cose prima dell’appuntamento.
Come possiamo ottenere maggiore rispetto dal ritardatario cronico?

Evitare di fare un braccio di ferro con lui, far finta di niente, scherzarci su, non dargli soddisfazione per il suo egocentrismo, ma richiamarlo alla necessità di essere puntuale, pena la realistica perdita di un programma (che riguarda anche il ritardatario). Evitare di sfogare la nostra rabbia a causa della mancanza di rispetto nei nostri confronti.

Alcuni pazienti giungono in seduta molto in ritardo per i motivi più disparati, ma - come ho accennato - il bisogno di protagonismo, egocentrismo, di sfida e di competizione, non si può 'battere' con commenti minacciosi. Personalmente mi limito a segnalare al paziente i minuti del suo ritardo. Quando dal punto di vista psicologico, il paziente è in grado di comprendere il senso del suo ritardo, affronto l'argomento. Solo allora il paziente può comprendere che il suo ritardo in seduta è stato trasferito sulla mia persona, come se fosse una sfida rivolta a qualcun altro del suo passato.

Si ringrazia il Prof. Roberto Pani, psicoanalista e psicodrammatista a Bologna

© Riproduzione riservata
Pubblica un commento
salute/ritardo-cronico-psicologia$$$Ritardatari cronici: perché?
Mi Piace
Tweet