i 5 linguaggi dell'amore

I 5 linguaggi dell’amore: quali sono e come riconoscerli

Ognuno parla una lingua diversa, tu come ti esprimi in amore? L'importanza di riconoscere il "linguaggio" d'amore per la coppia e come comportarsi

I 5 linguaggi dell'amore

Ogni persona ha un suo linguaggio dell'amore, scrive Gary Chapman. La nostra lingua madre è quella che abbiamo imparato in famiglia, ma non facciamo mai troppo caso a questo dettaglio, che invece risulta fondamentale nei delicati equilibri dell'amore. Qual è il tuo modo per esprimere amore?

Gary Chapman è un consulente di coppia e nel suo celebre volume intitolato proprio "I 5 linguaggi dell'amore" spiega quali sono le macrocategorie dei "linguaggi dell'amore", cioè le diverse modalità che abbiamo di vivere ed esprimere l'amore. Capire qual è il tuo, e magari anche qual è quello del tuo partner, può rivelarsi davvero utile per comprendere qual è la tua attitudine all'interno della relazione, cosa ti aspetti e cosa desideri dal partner, ma anche cosa gli stai dando. Andiamo a vedere quali sono i 5 linguaggi primari dell'amore.

Il primo linguaggio dell'amore: parole di incoraggiamento

Con le parole siamo in grado di ferire o aiutare una persona a costruire autostima e fiducia. Purtroppo, duole ammetterlo, raramente utilizziamo al meglio le parole, soprattutto in amore, e in tantissimi casi non ci accorgiamo nemmeno di quanto male facciamo all'altro… e a noi stessi. Una delle situazioni più frequenti? Le discussioni, l'arena in cui ci confrontiamo e scontriamo ogni giorno. Basta osservarsi durante un litigio per capire con quale tessuto stiamo cucendo la nostra coppia e che cosa è importante cambiare prima che sia troppo tardi. Sì, perché le parole, moltiplicate per settimane e mesi, pesano come macigni.

“L'amore è gentile. Se dunque vogliamo esprimere amore verbalmente, dobbiamo usare parole gentili”
Gary Chapman

Un esempio tipico: pulizie appena fatte e l'altra persona che sbriciola ovunque mentre inizia a farsi un toast o entra in casa con le scarpe sporche lasciando chiazze di fango sul pavimento. Apparentemente non ci ha neanche fatto caso, ma dentro di te è scoppiata la terza guerra mondiale e non fai nemmeno in tempo a realizzare come dirlo che stai già iniziando a vomitare la tua rabbia. È comprensibile: il tempo è prezioso per tutti e almeno per un attimo vorresti vedere intatto il risultato della tua giornata di lavoro. Non solo: dentro di noi, quando facciamo qualcosa, desideriamo che al nostro impegno venga riconosciuto e attribuito valore.

Il problema è che noi e gli altri non siamo sempre connessi, anzi di frequente accade proprio il contrario e così uno afferma e l'altro risponde qualcosa che sembra andare in direzione del tutto opposta. Questo è uno dei motivi per cui imparare a comunicare bene è la base di ogni relazione felice, dall'amore ai rapporti di lavoro. Uno dei principi utilizzati dalla comunicazione nonviolenta è imparare a spostare l'attenzione dall'altro a noi stessi. La prossima volta anziché urlare qualcosa come: “Tu non hai rispetto di niente, guarda lo schifo che hai fatto” potresti semplicemente far notare: “Ho impiegato tutto il pomeriggio per pulire la casa e adesso voglio godermi questa sensazione di ordine, quando entri puoi lasciare le scarpe sullo zerbino?”.

Una parola detta non torna indietro. A volte è davvero difficile mantenersi calmi: comunicare con il cuore è forse la sfida in assoluto più difficile per una coppia. Eppure, fermarsi a osservare le parole che scegliamo di utilizzare ci fa scoprire quanto potere hanno sulla nostra vita
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Il secondo linguaggio dell'amore: momenti speciali

Dov'è la tua attenzione? In genere, siamo da soli anche quando crediamo di essere tutti insieme: succede più volte di quanto pensiamo. Crediamo di essere insieme al partner o a nostro figlio, invece dopo qualche secondo l'occhio cade su una notifica del cellulare, oppure suona il telefono o ci distraiamo per vedere quello che sta passando sullo schermo. Negli anni che stiamo vivendo lo smartphone, insieme alla televisione, costituisce la principale fonte di distrazione e in maniera impalpabile finisce per sottrarci una quantità di tempo incredibile. È facile accorgersene quando c'è un piccolo in casa; i bambini di pochi mesi iniziano a esplorare il mondo, passo dopo passo, prima gattonando poi in piedi, e costantemente si girano per cercare il nostro sguardo. Ma noi dove stiamo guardando?

“Un modo per arricchire la comunicazione consiste nello stabilire ogni giorno un momento in cui i coniugi parlino di tre avvenimenti che sono loro accaduti quel giorno ed esprimano le sensazioni che hanno provato. Definisco questa abitudine “Fabbisogno minimo quotidiano” per un buon matrimonio. Se volete cominciare con questo minimo quotidiano, nell'arco di poche settimane o di qualche mese potrete riscontrare che si saranno stabilite migliori conversazioni speciali fra voi”
Gary Chapman

Il terzo linguaggio dell'amore: i doni

Che cosa amate fare insieme? Quando conosciamo una persona nuova siamo più aperti e disponibili, ci lasciamo coinvolgere e stuzzica l'idea di mettere in comune interessi diversi. Con il tempo però, questa genuina curiosità si ritira ogni giorno un po' di più: ognuno ritorna ai suoi modi di fare e alle vecchie abitudini. La comfort zone si impadronisce nuovamente di noi e smettiamo di andare verso l'altro, a volte irreparabilmente.

“Vi è un dono non tangibile che a volte parla più forte di un regalo che si possa tenere in mano. Lo definisco dono di sé o della presenza”
Gary Chapman
linguaggi-amore

Trovare nuovi modi per immaginare insieme costituisce l'avventura del quotidiano, l'autentico viaggio della vita. Può essere l'hobby del bricolage, uno sport da praticare o un'ora in cucina fianco a fianco, a preparare il pranzo. Uno imparerà dall'altro a fare la pasta fresca o stabilire un nuovo record personale in bicicletta, oppure semplicemente ci si affaccerà, mano nella mano, su un orizzonte sconosciuto per entrambi, dove mettersi alla prova e andare alla scoperta. A fare la differenza è la voglia di essere lì, condividere il tempo e la presenza.

La vera sfida? Impariamo a offrire e vedere i doni, renderli una filosofia di vita. Non abbiamo bisogno di un anello per dire l'amore, ma di un mazzolino di fiori in un giorno di primavera, il calore dell'abbraccio in una giornata no, i piatti che “Oggi li lavo io, tu rilassati” o "Perché non ti regali un week end con le amicizie del cuore?". Esserci veramente significa lasciar spazio ai bisogni dell'altra persona, vederli, incoraggiarli: questo è un vero dono, un legame che sa essere presente anche attraverso la distanza.

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Il quarto linguaggio dell'amore: i gesti di servizio

Chissà perché più profonda diventa la conoscenza… meno ci sopportiamo. All'inizio è tutto un chiedere e stupirci se l'altro fa qualcosa per noi, poi tutto tende a diventare una pretesa, ma questo alla lunga è ciò che crea le fratture più difficili da sanare. Quando smettiamo di dire all'altro i nostri bisogni accade che, silenziosamente, mettiamo nelle mani dell'altro l'idea della felicità presupponendo che il partner, se ci vuole bene davvero, possa arrivare da solo a capire cosa sia necessario fare. Ci sono due domande fondamentali che possono fare la differenza in una buona comunicazione di coppia: che cosa posso fare per te? Che cosa puoi fare tu per me? Ricordiamoci che un'offerta si esprime sempre al condizionale, altrimenti diventa imposizione.

“Imparare il linguaggio dell'amore dei gesti di servizio richiede che alcuni di noi rivedano i propri stereotipi sul ruolo dei mariti e delle mogli”
Gary Chapman

Chi fa la lavatrice e chi stira o cucina? Qualche volta succede che a fare le cose sia sempre la stessa persona. D'altro canto può anche accadere che l'altro si adagi: ci accomodiamo nella parte di chi non sa fare perché “tu lo fai meglio, il mio contributo è inutile”. Non è vero! Può essere che l'altra persona sappia cucinare meglio, tu farai cose più semplici: per l'altro sarà comunque un dono avere dei giorni liberi in cui può non-fare, per te impegnarti è un'avventura e ti costringerà a uscire dal guscio. Il punto è proprio questo. Impariamo a non darci per scontati.

Il quinto linguaggio dell'amore: il contatto fisico

Darsi il bacio della buona notte e il sorriso di un buon giorno: l'effetto positivo confermato dalle ricerche scientifiche lo sperimentiamo ogni giorno sulla pelle. È il potere di un abbraccio, il valore del contatto fisico, capace di risanare e guarire. Perché certi giorni non c'è proprio nulla da dire o spiegazioni da dare. La miglior medicina è nelle nostre mani, uno sguardo d'amore che diventa capacità di toccare con ogni centimetro di pelle e anima.

“Il corpo è fatto per il contatto. Tutto ciò che fa parte di me è contenuto nel mio corpo. Toccare il mio corpo equivale a toccare me. Allontanarsi dal mio corpo significa stabilire una distanza emozionale da me”
Gary Chapman

Il sesso non è tutto. In una coppia i gesti d'amore hanno a che fare con tutte quelle piccole azioni che costituiscono movimento verso l'altro, un modo per dare a chi amiamo attenzione e affetto. È una mano che sfiora la fronte, intrecciare le dita in un gesto di conforto, guardarsi dritto negli occhi e comprendersi senza il bisogno di dare nessuna spiegazione. È un atto di fiducia, lo stesso su cui si basa ogni relazione che sia d'amore.

In fondo ciò che vogliamo e offriamo all'altro è un credito di fiducia, materia preziosissima. All'inizio di una relazione quando l'adrenalina è al massimo nell'altro vediamo infinite possibilità. Con il tempo, i litigi e le delusioni questa incredibile riserva di disponibilità e capacità di incoraggiamento si esaurisce progressivamente. È per questo che è importante iniziare a farci caso e coltivare l'amore giorno per giorno con la bellezza gentile dei piccoli gesti che fanno la felicità.

Come capire qual è il tuo linguaggio preponderante? Osservare il tuo modo di fare nella vita di coppia può essere già molto utile, ma puoi aiutarti anche con il test sul sito ufficiale dedicato ai Five Love Languages (attenzione è in inglese).

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