I disturbi alimentari riguardano maschi e femmine di tutte le fasce di età. Anche se la fascia di maggior incidenza è quella adolescenziale non mancano richieste di aiuto da parte di donne e uomini in età più avanzata, o di genitori preoccupati per i figli ancora molto piccoli. Ecco perché è sempre bene prestare attenzione quando si osserva un disagio nel rapporto col cibo.

Cause  

Le difficoltà nel rapporto con il cibo sono una via per mettere in scena un disagio che non trova altro modo per essere espresso.

Laddove è mancato uno spazio per elaborare e verbalizzare i propri vissuti, l’unico modo per dare sfogo alla sofferenza interna diventa quello di metterla in scena sul proprio corpo. Un corpo che la società odierna mette sempre più in risalto, un corpo che parla, che spera di essere ascoltato.

Anche nei casi di insorgenza tardiva le cause sono da ritrovare nella storia passata. Spesso emergono vissuti traumatici, perdite affettive, abbandoni e altri eventi traumatici infantili che non sono stati elaborati, o a cui non si è riconosciuta la giusta importanza.

Sintomi

Rimandare il difficile compito di riscoprire le implicazioni soggettive può portare a una situazione di cronicità. I comportamenti ossessivi legati al cibo divengono parte di una routine quotidiana che punta a non lasciare spazio ad alcun imprevisto, che evita l’incontro con gli altri, che oscura le emozioni.

Un altro aspetto importante che rivela un possibile disturbo alimentare è l’ossessione della forma fisica come parametro unico del proprio benessere. Potrebbe sviluppare disturbi alimentari chi si sente bene (o male) esclusivamente in relazione alla forma del suo corpo, sopratutto se fa dipendere unicamente da ciò la propria autostima.

Cura

Più il disturbo alimentare si protrae nel tempo più è difficile interrompere o modificare quelle che divengono vere e proprie abitudini. E ci vuole spesso del tempo prima di riconoscere quelle che sono le reali origini del proprio disagio.

Spesso si cerca di trovare nella scienza medica la causa e quindi la soluzione del disturbo alimentare interpellando dietologi, endocrinologi e ginecologi. Ma quello che conta è il desiderio di voler guarire, credere nel percorso che si sta facendo e non arrendersi alle prime difficoltà ma usare un percorso di ascolto e parola per conoscersi, incontrarsi e sentirsi, accettarsi o rifiutarsi.

La terapia più indicata quindi è la psicoterapia, che deve comunque essere affiancata alle visite di un medico e di un nutrizionista soprattutto in caso ci sia una situazione di sottopeso: nelle forme più gravi infatti le persone che soffrono di disordini alimentari rischiano la vita, e non solo a causa del sottopeso, ma anche a causa degli squilibri elettrolitici derivanti dalle frequenti condotte di espulsione come il vomito o l’uso di lassativi.

Anoressia

Di solito si comincia con una restrittiva dieta dimagrante: tutto ciò che si desidera, apparentemente, è migliorare e controllare la propria immagine. La persona anoressica non si sente mai abbastanza magra. Tra i sintomi, la fame viene negata, si cade nel calcolo ossessivo delle calorie e nel controllo spasmodico del peso. Ci si illude che cambiando il proprio corpo sia possibile cambiare anche la propria vita, cambiare gli altri, cambiare la realtà.

Questo tipo di disturbo si manifesta in modo molto evidente: il corpo, scarno e denutrito, diviene una tela su cui dipingere l’immagine di un dolore interiore, un disagio che le parole non possono esprimere.

Bulimia

Nella bulimia si instaura una dipendenza dal cibo come quella dalla droga e dall’alcool. La sensazione soggettiva è quella di “un pozzo buio e profondo da riempire”: si tratta di un vuoto soggettivo incolmabile, disperato, che si cerca di riempire attraverso l’assunzione di quantità eccessive di cibo. La vita si svolge mangiando, in una sensazione di totale perdita di controllo, e vomitando incessantemente. Il senso di colpa è devastante e trascina la persona in un circolo vizioso senza fine.

Obesità

Se si esclude quella che è conseguenza di disfunzioni metaboliche, anche l’obesità si associa a fattori psicologici, per questo viene definita “psicogena”. È una vera e propria malattia sociale che riguarda un numero sempre maggiore di persone di ogni età, anche bambini.

Come nella bulimia, anche nell’obesità psicogena si è di fronte a una dipendenza, cambiano solo le modalità. Il cibo è scelto con cura e assunto fino ad aumentare di peso in modo spropositato. Viene inconsciamente considerato una soluzione magica alle difficoltà del vivere, un anestetico rispetto al dolore che si ha dentro.