Espellere il vecchio e assorbire il nuovo, in lingua cinese Tu gu na xin, ecco uno dei nomi con cui anticamente vennero indicati gli esercizi che in epoca recente sono confluiti nel Qi-gong, sempre più diffuso anche in Europa. Il qi, che in giapponese diventa ki, è il soffio vitale, l’energia: un concetto antichissimo, presente dalle arti marziali alla medicina cinese, dalle arti alla filosofia dell’Oriente.

Che cos’è il Qi-gong?

Per lungo tempo questa disciplina è stata considerata controrivoluzionaria dalla Repubblica Popolare Cinese, poiché appartenente, insieme al Taoismo, alle vecchie tradizioni della società feudale. All’inizio degli anni Cinquanta i saperi antichi e moderni vennero sistematizzati; in Cina vengono aperti nuovi centri, tuttavia questa iniziale apertura si interrompe bruscamente. Il Qi-gong, profondamente connesso con le conoscenze ancestrali della medicina cinese, diventa sospetto e fino agli anni Ottanta viene ufficialmente proibito dal governo.

Uno degli antichi nomi del Qi-gong è Dao yin, guidare e condurre, una contrazione di Dao qi ling he, yin ti ling rou: «Guidare il Qi porta all’armonia, condurre il corpo porta alla flessibilità», spiega Maria Luisa Vocca, esperta di discipline orientali e appassionata ricercatrice di Qi-gong. Il significato di questa espressione è che attraverso la respirazione possiamo influire sullo stato di salute del corpo e riequilibrare l’organismo scoprendo più armonia, flessibilità e agilità.

Benefici

Gli effetti positivi del Qi-gong sono molti. Una pratica di consapevolezza dei movimenti influisce sulla mobilità articolare, migliora la postura e allena tutti i muscoli del corpo. Permette di regolarizzare la pressione sanguigna, agisce sul metabolismo energetico e sulle funzionalità del cuore. Ma gli effetti non si avvertono solo a livello fisico: questa arte millenaria, che insegna a coltivare la presenza e l’energia vitale, aiuta a ridurre lo stress e l’irrequietezza mentale, favorendo una condizione di calma e benessere psicofisico.

Esercizi

Quali sono le posizioni base? Il Qi-gong può essere praticato anche da persone malate o in ospedale, dunque in condizioni di mobilità ridotta, per questo le posizioni possono essere molto diverse a seconda del soggetto e della condizione di salute.

Un antico detto cinese, racconta Maria Luisa Vocca, recita: «Chi è malato va prima di tutto dal medico: se il medico non riesce ad aiutarla, la persona si rivolge al Buddha, se il Buddha non riesce ad aiutarla, allora la persona si rivolge al Qigong». Le origini di questa disciplina sembrano nascere oltre 5000 anni fa quando le danze sciamaniche dei monaci taoisti si fondevano con il mistero della natura trasformando il gesto in pura armonia della forma.

Una delle posizioni più antiche è nota come zhan zhuang, ovvero, letteralmente, “stare come un palo”: nella posizione eretta la schiena è dritta e i glutei leggermente in avanti. La testa va verso l’alto e lo sguardo è proiettato in direzione dell’orizzonte. L’immagine formata dal corpo evoca l’albero mitologico: prendo forza dalle mie radici, trovo la mia solidità e centratura, vado verso il sole e l’immenso, rimanendo stabile ed elastico.