Generalizzazioni a parte, ci siamo chiesti come mai, nell‘approccio con la salute, le persone assumono due differenti atteggiamenti, quasi antitetici. Dopo aver affrontato l‘ipocondria, ci soffermiamo sulle persone che non vogliono curarsi.

Abbiamo così rivolto alcune domande al Prof. Roberto Pani, psicoanalista, docente di Psicologia Clinica all’Università di Bologna
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Come mai alcune persone si rifiutano di curarsi?
La ragione per la quale le persone non si prendono cura di se stesse e del proprio corpo non ha nulla a che fare con il piano della ragione e della consapevolezza, ma riguarda un mondo non cosciente (non lo chiamerei inconscio).
Si pensi a quanti medici fumano all’interno della loro condotta, malgrado siano consapevoli dei rischi del fumo connessi alla salute.

Ci sono però alcune persone che, pur sapendo di avere malattie, fanno finta di niente…
Molte person0e, che sanno di avere malattie (anche severe), hanno talmente paura di contattare i fantasmi evocanti “l’angoscia di morte” che scappano da essi, chiudendo la porta. Mi rendo conto che l’espressione è funesta, ma di angoscia di morte ne parlavano già i filosofi dell’Antica Grecia, e il concetto è stato poi sviscerato ampiamente da Freud in poi.

In estrema sintesi, la malattia evoca – in modo non razionale – quest’angoscia. Non possiamo prescindere da ciò nel comprendere perché alcune persone rifiutano di curarsi.

Quindi, al livello psicologico che cosa scatta nella mente?
Rifiutandosi di andare dal medico, pur sospettando di avere patologie (anche serie), queste persone assumono un atteggiamento fatalistico che li conduce a negare la malattia stessa. Pur essendo consapevoli dei rischi, rifiutano l’angoscia che viene evocata nella loro mente. E’ come se dicessero: “Non voglio vedere, non voglio sapere”.
Si comportano in modo simile agli ipocondriaci, che invece vogliono sapere anche laddove non ci siano malattie. Ma paradossalmente il loro approccio alla medicina e salute è simile all’ipocondria.

Si spieghi meglio: è interessante quanto sostiene.
Così come l’ipocondriaco in un certo senso cerca di trovare una malattia per trovare un capro espiatorio, allo scopo di controllare un’angoscia sconosciuta che è la paura della morte (rappresentata dalla malattia stessa). Allo stesso modo, chi rifiuta di curarsi vuol controllare l’angoscia, ma preferisce non vedere.
In altri termini, è una strategia – comune ad entrambi i soggetti – di affrontare l’angoscia della malattia per vincerla. E la modalità di affronto che è diversa.
La differenza consiste nel fatto che gli uni – chi non vuol curarsi – negano la malattia, gli altri – gli ipocondriaci – vanno a cercarla per scongiurarla. In questo senso, il comportamento è al contempo simile e opposto.

Ricordiamo che si tratta di modalità inconsce. Nessuno è così stupido da non volersi curare.

Ma c’è anche una componente di fatalismo?
Certo, è come se il soggetto diventasse fatalistico, dicendo a se stesso: “mi affido alla fortuna e se tengo lontano lo spettro della malattia forse potrei guarire, forse la natura buona, la Grande Madre, mi aiuterà e mi salverà”.

Possiamo asserire che chi non vuole curarsi non si vuole bene? Come comunemente si crede…
No, non è la risposta esatta. Chi non vuole curarsi non vuol dire che non si vuole bene, anzi. L’atteggiamento di negazione consiste nel fatto che l’angoscia di fronteggiare il fantasma della morte ha la prevalenza sulla ragione

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Come mai chi non vuole curarsi sceglie questa modalità opposta rispetto a quella degli ipocondriaci?
E’ una bella domanda, io penso che questa strategia di negazione della malattia possa essere legata anche ad una visione di sé di essere indegno. Se nella vita non ti senti degno, non vai a scavare laddove potresti trovare cose che non ti piacciono. E’ come dire nel linguaggio popolare: “lascia ben perdere come stanno le cose: se poi vai rovistare dentro, trovi delle cose micidiali – Se vai dal medico ti trova sempre qualcosa

Questo atteggiamento ha qualcosa a che vedere con il pessimismo?
Sicuramente è più probabile che ad affrontare le malattie, negandole, è tipico delle persone pessimistiche. Ma naturalmente parliamo di un non consapevole pessimismo.