Cosa succederebbe se un incidente mandasse in tilt i dispositivi digitali di tutto il mondo? Che ne sarebbe delle foto dei nostri viaggi, dei video dei nostri bambini, delle istantanee scattate al nostro amore?
Lo racconta, con delicatezza e poesia, il giovane regista e produttore canadese François Ferracci nell’emozionante cortometraggio Lost Memories. Per vederlo clicca http://vimeo.com/49425975

 

I dispositivi digitali sembrano essere diventati indispensabili nelle nostre vite. Cerchiamo però di non diventarne schiave

Multitasking si, ma a rischio stress. Prima di finire al tappeto, meglio rallentare un po’

Più connessi, più intelligenti...

Questo, insieme al fatto che il web ha annullato le distanze (e, quindi, cambiato la percezione, l’idea stessa di “spazio”), ha già prodotto un salto evolutivo a livello cerebrale: i nativi digitali non pensano, non si muovono e non comunicano più come le generazioni del passato.

Sono dotati di grande logica e intelligenza, la loro coordinazione occhio-mano ha una precisione ed efficacia pari a quelle di un pilota d’aereo e sanno controllare e gestire più dispositivi elettronici contemporaneamente.

...ma più smemorati

Dall’altra parte, però, i bambini e i ragazzi di oggi fanno fatica a concentrarsi, parlano in modo sincopato (quante volte chiediamo ai nostri figli, specie al telefono: «Cos’hai detto? Ripeti più lentamente!») e hanno difficoltà con la memoria a lungo termine. Problemi di cui cominciamo a soffrire anche noi adulti, via via che la nostra vita è diventata sempre più “connessa”.

«Con pc, tablet e smartphone alla mano, possiamo soddisfare in tempo reale ogni curiosità, trovare al volo un indirizzo, un’informazione o un prodotto, girare un video e scattare fotografie a raffica. Insomma, possiamo accedere e, allo stesso tempo, creare una quantità infinita di immagini e contenuti che, però, alla fine, non riusciamo più a gestire. Né ad archiviare per importanza.

Quanto tempo occorre per riordinare 2 Giga di foto che ho scattato al compleanno di mia figlia?». Troppo. Ecco perché diventa sempre più difficile selezionare i contenuti utili e separarli da quelli ripetitivi o sbagliati. Le foto restano nel cassetto (digitale) o si sceglie a casaccio tra le prime dell’elenco.

Troppe notizie fanno sbagliare strada

C’è un altro aspetto messo in luce da una ricerca della Princeton University pubblicata dal mensile Le Scienze. «Si è visto che le troppe informazioni si trasformano nel cosiddetto “rumore” cerebrale, una distrazione che ci confonde e che, alla fine, ci fa sbagliare direzione» spiega Federico Tonioni. «E questo, man mano, cambia il nostro assetto cognitivo. I percorsi neuronali, infatti, si attivano e inaugurano nuovi collegamenti via via che ripetiamo la stessa azione.

È come attraversare un campo di grano. La prima volta lasciamo una traccia che, poi, tenderemo a seguire e così, via via, si formerà un sentiero. La mente funziona così: meno faccio una cosa, più difficoltà avrò nel farla».
Così se dedichiamo sempre meno tempo a riflettere e memorizzare, la volta che siamo costretti a farlo (per esempio dobbiamo imparare un numero di telefono e poi riportarlo alla mente quando serve) faremo moltissima fatica.

Il multitasking ha azzerato le pause

Ma gli effetti della vita iperconnessa non finiscono qui. «Lavorare, ascoltare musica, scrivere, mandare un bonifico, scaricare le foto, controllare la posta, aggiornare il blog, tutto nello stesso momento, ha azzerato il concetto stesso di pausa.
Facciamo sempre (almeno) due cose contemporaneamente. Così si è compromessa la nostra capacità di aspettare» spiega Federico Tonioni, docente di neuropsichiatria all’Università Cattolica di Roma e responsabile dell’ambulatorio per la dipendenza da Internet del Policlinico Gemelli.

In rete diventiamo insensibili

Perfino le emozioni sono cambiate. «Davanti a uno schermo, le reazioni emotive si attenuano» continua l’esperto.

«Se due ragazze comunicano guardandosi via webcam, possono toccare gli argomenti più sensibili (per esempio una brutta figura fatta davanti al più carino della classe) ma non arrossiranno. Si arrossisce solo dal vivo. Perché attraverso il computer, complice il filtro dello schermo, non possono scattare quel rispecchiamento e quella condivisione che si innescano quando ci si guarda negli occhi».

Il segreto è stimolare la mente

Detto questo non si tratta di fare una guerra contro il digitale, che ha arricchito e reso più comoda la nostra vita. «Ma è importante essere consapevoli di un fenomeno in atto, per tornare a stimolare in maniera più completa la mente» conclude Federico Tonioni.

«C’è un modo utile a potenziare concentrazione e memoria che è alla portata di tutti: fare regolarmente attività fisica. Meglio ancora se variando di tanto in tanto la disciplina: nuoto, bicicletta, tennis ma anche ballo. Perché, come dimostra una ricerca National insitute of mental health di Bethesda, si tratta di attività che stimolano aree cerebrali diverse facendoci lavorare su equlibrio, coordinazione, ritmo, qualità che aumentano le ramificazioni delle sinapsi, cioè i contatti tra i neuroni e potenziano sia la memoria a lungo termine sia la capacità di concentrarsi a lungo».
Allora, pronti a spegnere il computer almeno per un po’?

Per ritrovare l'equilibrio: cammina a occhi chiusi

Computer & co sollecitano soprattutto la vista? Dai una sferzata agli altri sensi. Crea un percorso mettendo per terra cuscini, un telo di plastica, uno di stoffa, una scatola di legno, una sedia rovesciata.
Osserva il percorso per un minuto. Poi, a occhi chiusi, percorrilo a piedi nudi, evitando gli ostacoli e facendo attenzione alle diverse sensazioni che ti trasmettono superfici differenti.

Per ritrovare la concentrazione: punta il timer

Per potenziare il tuo focusing (capacità di concentrazione) regola un timer da cucina su 25 minuti: non puoi interrompere ciò che stai facendo prima del trillo del timer. Poi fai 5 minuti di pausa e ricomincia. All’inizio non sarà facile (dovrai combattere contro i pensieri distraenti) ma, con la pratica, ti verrà naturale mantenere l’attenzione al cento per cento.