A cura di Giuliana Apreda

 

Lo Shopping Compulsivo è un disturbo molto frequente nella nostra società ed è caratterizzato dall’impulso irrefrenabile e urgente all’acquisto, da una tensione crescente che trova sollievo solo all’atto del comprare, si trascurano o si sottovalutano le conseguenze negative sia di natura finanziaria, relazionale, lavorativa e psicologica. 

La passione sfrenata per lo shopping, così come il gioco d’azzardo, la dipendenza sessuale, etc, ha un’origine psicologica e comporta una vera e propria schiavitù mentale. Cerchiamo di capire cosa spinge una persona a ripetere con frequenza la stessa azione, ossia l’acquisto. Il “compulsive shopper” attraverso l’atto ripetitivo di comprare cerca di modulare e regolare le sue funzioni nel rapporto con se stesso e con la realtà circostante. Lo Shopping Compulsivo è considerato, prima di tutto, come un tentativo di regolare gli affetti. Così come il tossicodipendente o l’alcolista il compulsive shopper prova un desiderio ossessivo e urgente, tende a perdere il controllo sul proprio comportamento e ad aumentare sempre di più gli acquisti. Associati a questi sintomi subentra poi la negazione del problema, ripetuti tentativi falliti nel tentare di controllare lo shopping e conseguenze emotive drammatiche.

 

 

Quando gli acquisti sono stati portati a termine e si rientra a casa carichi di buste e pacchetti lo Shopper prova un forte sentimento depressivo e sensi di colpa accompagnati spesso dalla vergogna per quegli acquisti inutili (in genere sono nascosti alla famiglia) che vengono messi da parte, regalati o perfino buttati via. Si innesca un circolo vizioso: il disagio fa affiorare nuovamente il bisogno di un nuovo acquisto. Lo shopper si sente svuotato non solo nelle tasche ma anche nell’anima. Il suo armadio è strapieno di cose che forse non userà mai. La caratteristica dello Shopping Compulsivo è proprio quella di acquistare per il piacere di acquistare, per abbassare il livello di tensione cresciuto a dismisura e non importa se l’oggetto acquistato è utile oppure inutile, se serve o se verrà adoperato.

Alcuni compulsive shopper arrivano a prosciugare il loro conto in banca, a chiedere prestiti agli amici fino ad indebitarsi. Chi soffre di shopping compulsivo anche se ha problemi finanziari continua a progettare nuovi acquisti, si studia bene i negozi dove comprare, sfoglia cataloghi e riviste, continua a mentire non solo a se stesso ma anche agli altri. Da numerose ricerche risulta che i compulsive shopper sono soprattutto donne tra i 25 e i 35 anni di estrazione sociale ed economica media, con un’istruzione superiore e con un legame sentimentale compromesso.

 

Lo Shopping Compulsivo risponde a molte esigenze tipiche delle donne: esse tendono, rispetto agli uomini, a sviluppare strategie più passive ed emotive per affrontare lo stress e i conflitti della vita quotidiana. Le donne tendono a risolvere i loro problemi in modi socialmente desiderabili e lo shopping è molto incoraggiato e stimolato dalla nostra società! In cima agli oggetti più acquistati dalle donne ci sono i vestiti, seguiti da scarpe, cosmetici e gioielli, e tutto ciò che è riconducibile all’estetica e all’immagine. 

Quale approccio terapeutico consigliare a chi soffre di questo disturbo? In merito al trattamento ci sono diversi pareri. Alcuni consigliano una Terapia Psicodinamica o Psicoanalitica ovviamente è necessario che la persona sia decisa ad intraprendere un percorso terapeutico di questo tipo. Gli obiettivi perseguiti sono il favorire lo sviluppo di un senso di sé più coeso ed integrato, al fine di riparare la rottura del legame fra Sé e Oggetto Sé. Altri propongono una Terapia Cognitivo-Comportamentale che esplora le motivazioni che inducono la persona a mettere in atto comportamenti patologici. Dopo aver identificate le ragioni verranno illustrati dal terapeuta numerosi problemi precipitanti che tale atto comporta allo scopo di sostituire lo shopping compulsivo con altre attività. Inoltre il paziente viene invitato a monitorare e a regolare i propri stili comportamentali. 

 

La psicoterapia cognitiva risulta utile proprio per modificare un modello di pensiero disfunzionale che la persona ha fatto proprio e tende a collegare lo stato d’animo al ricorso di quella determinata attività. Infine si segnala l’utilità anche di una Terapia Farmacologica che deve essere congiunta con una psicoterapia in quanto i due tipi di trattamento agiscono bene solo se si completano a vicenda. Concludendo il compulsive shopper spesso è una persona che ha un deficit dell’autostima ed ambisce ad apparire attraente e desiderabile nella speranza di soddisfare il suo grande bisogno di affermazione! 

D.ssa Giuliana Apreda
Psicologa Psicoterapeuta