Calo del desiderio sessuale femminile

Accade più frequentemente di quello che si pensi. Lei, a un certo punto della relazione, non ha più (tanta) voglia di fare l’amore, pur essendo convinta di amare moltissimo il proprio compagno.

Materia delicata, sicuramente, alla quale la donna a volte non sa dare una spiegazione precisa. Diverse le reazioni di chi subisce di colpo o gradualmente un calo del desiderio: c’è chi si vergogna, chi finge che vada tutto bene, chi si sente in colpa nei confronti del partner, chi minimizza, chi lo trova normale, e la lista potrebbe continuare.

Non è costruttivo né per la donna né per la coppia far finta di niente. Non è nemmeno delicato liquidare la questione con un frettoloso: ‘vuol dire che qualcosa nella relazione di coppia non va’. È meglio invece tenere conto del calo della libido femminile. Che fortunatamente può essere solo momentaneo e decisamente rimediabile.

Affrontiamo la questione con lo psicoterapeuta e psiconalista Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all’Università di Bologna, specializzato nei temi di sessuologia per capire da cosa può dipendere e come intervenire nel caso di calo di desiderio per riappropriarsi del piacere dell’intimità e milgiorare la sessualità di coppia

Le cause del calo della libido

In linea generale nello scenario di una relazione stabile che si protrae da tempo, uno dei motivi che fa ridurre gli stimoli della libido femminile potrebbe essere determinato da una ‘smitizzazione‘ dell’immagine che si ha del partner, il quale, per alcune ragioni, potrebbe non essere più investito da un’immagine idealizzata. Per usare una metafora lui smette di essere visto come un Principe Azzurro Salvatore.

“Alcuni litigi e dissensi sulla visione della vita oppure alcuni giudizi di svalorizzazione che la donna percepisce come critiche personali rivolte a se stessa, si traducono in una trasformazione del suo compagno in un’immagine mediocre se non addirittura deludente – sostiene il Prof. Roberto Pani – e quindi questa smitizzazione del partner potrebbe portare ad un senso di vendetta. Naturalmente si tratta di una rivendicazione inconscia, ma che fa sì che il corpo emetta segnali di rifiuti, che si traducono sul piano sessuale”.
Del resto, i litigi logorano la relazione e riducono l’idealizzazione amorosa. E dove c’è litigio non può esserci affetto. Va aggiunto che spesso i litigi sono dei pretesti che riflettono l’inconscia delusione. A tutto danno della comunicazione. Se è vero che la sessualità è un comunicare, questa comunicazione viene di conseguenza indebolita. Insomma, vi è un circolo vizioso.

Le cause principali del calo del desiderio possono essere così sintetizzate:

  • routine
  • disturbi fisici o patologie
  • cambiamenti corporei del partner
  • mancanza di attenzioni e comunicazione
  • ansia e stress

Andiamo ad analizzare nel dettaglio tutti questi fattori e cerchiamo di capire cosa si può fare per contrastare il calo del desiderio, sia maschile che femminile.

La routine 

Non si può negare che la frequentazione della coppia nella quotidianità porti a una certa riduzione delle fantasie erotiche ed eccitanti rispetto al corpo del partner. Sembra scontato, ma la routine (e vicinanza prossemica) abbassa la soglia della libido, “perché l’immagine dell’altro risulta molto limitata e circoscritta nello spazio domestico – aggiunge il Prof. Pani – e non consente sogni e gioco di fantasia. Con l’andare del tempo ciò potrebbe generare una specie di assopimento del desiderio“.

Alcune donne dichiarano di non voler fare l’amore alla sola idea che il sesso sia programmato, come una delle tante attività che la aspetta durante la giornata (o – peggio – che deve assolvere). In un certo senso, venendo a mancare la sorpresa di ‘essere prese‘ dall’altro, è come se si spegnesse l’impulso all’eccitazione.

Disturbi fisici o malattie

Un’indagine seria sui motivi che riducono il desiderio non può prescindere dalla malattia, intesa non come malattia sessuale o disturbi organici dell’apparato sessuale, che raramente sono coinvolti. “Ci riferiamo invece ad alcune malattie dell’uno o dell’altro che possono inibire il desiderio – ricorda il Prof. Pani – Il diabete, la sclerosi multipla e altre malattie neurologiche e vascolari sono le più invalidanti dal punto di vista fisiologico e sessuale.
Ma in generale sentire l’altro come corpo malato, sapere che ha una malattia, può spegnere il desiderio”.
Poco filantropico, ma ad onor del vero è così.

Cambiamenti fisici

A concorrere al calo del desiderio femminile ci sono modificazioni estetiche del proprio partner, che creano nell’immaginario della donna delle vere e proprie cadute di libido. Lui quindi non è più desiderabile come prima.
Va sottolineato che ai fini sessuali non c’è un cambiamento corporeo più “dannoso” rispetto all’altro: è un fatto soggettivo. Per alcune donne può inibire una pancia enorme che prima non c’era, per altre un dimagrimento improvviso del proprio partner, per altre ancora una tonicità che sta scomparendo e via di seguito.

L’altro può apparire di colpo invecchiato, ma al contrario anche le eccessive cure estetiche possono spegnere il desiderio, se rappresentano un cambiamento delle abitudini: è come se l’altro diventasse femminilizzato, quando invece prima era il maschio ‘nature’, e piaceva proprio per questo.

Può accadere inoltre che la donna si senta meno bella e desiderabile: non sentirsi a proprio agio nei confronti del proprio corpo può avere come conseguenza un calo della libido.

Mancanza di attenzioni e comunicazione

Se non ci si parla più con entusiasmo e calore, non ci si confida, non si apre il proprio cuore, non ci si coccola la sessualità ne risente. Dato che sessualità è comunicazione, ma anche ricerca dell’altro in senso affettivo. In altre parole, manca la complicità.

Non parlimo poi della risonanza negativa che possono avere modalità comunicative decisamente degenerate, come la prepotenza, la competitività, l’arroganza, la volgarità. Sono tutti aspetti che mostrano insensibilità verso l’altro, soprattutto disattenzione e poco ascolto.

Persino il rapporto sessuale divenuto troppo meccanico può assopire il desiderio femminile. Le donne, in genere, desiderano alcuni rituali nel sesso (i famosi preliminari) e attenzioni.

Ansia e stress

Che dire dello stress, il male dei tempi moderni?

Sicuramente è uno dei responsabili del calo del desiderio femminile, “perché spesso non consente di avere quello spazio psichico per dedicarsi ad un gioco che è l’amore sessuale: preoccupazioni ed ansie di qualsiasi natura, stanchezza eccessiva, ritmi faticosi, nascita di un figlio e altri eventi possono incidere sul calo del desiderio. – precisa il prof. Roberto Pani.

Cosa fare per ritrovare il desiderio sessuale

Indagata la causa, si trova il rimedio: si dice in medicina.

Tenendo conto di tutti questi motivi plausibili, bisogna osservare se il rapporto di coppia è degenerato per ragioni psicologiche, come ad esempio i litigi e la mancanza di affettuosità, oppure per altro.
“La cosa importante è non intendere la sessualità come una prova di esame – suggerisce il Prof. Pani – e quindi non vivere il rapporto sessuale come asimettrico (dove l’uno è esaminatore dell’altra). Si tratta soltanto di una comunicazione affettiva che si basa sul gioco. Nessuno è responsabile del piacere dell’altro, ma solo del proprio. Di conseguenza, anche l’altro ne ricaverà godimento, e sorgerà la complicità, se è stata compromessa”.

Da un punto vista pratico, si può porre rimedio cercando di prestare maggiore attenzione alla comunicazione che circola nella coppia. Avere un comportamento corretto e vicino al partner aiuta non poco; così come non dare nulla per scontato.
Alcune persone si illudono per esempio che il fatto di essere state scelte una volta (la prima) faccia sì che siano sempre desiderabili, indugendo nelle cure e comportamenti. Non è propriamente così, perché invece le persone cambiano, e la coppia è sempre da considerarsi all’interno di un processo evolutivo per entrambi i partner.
Se, malgrado questi interventi di natura comportamentale, la libido non dovesse migliorare, è il caso di rivolgersi ad un aiuto professionale.

Si ringrazia la gentile consulenza del Prof. Roberto Pani, psicoterapeuta e psiconalista, docente di Psicologia Clinica dell’Università di Bologna.