Il sottotitolo del bestseller Falli soffrire 2.0 di Sherry Argov è Gli uomini preferiscono le stronze. Sì, avete capito bene.

Ora, potete scegliere se essere d’accordo, confermando cinicamente, oppure indignarvi perché sembra che a essere brave e carine non ci si guadagni niente, anzi. Spesso e volentieri ci si perde non solo un sacco di tempo, ma anche il fidanzato o il marito.

     

Fatto sta, che la tesi su cui l’autrice basa il suo libro, ovvero che le stronze abbiano una vita sentimentale meno frustrante e più vivace, un maggior successo con gli uomini e un gran fascino, sembra piuttosto fondata.

“Non è sempre vero” – dirà qualcuna – “perché a comportarsi male alla fine non ci si guadagna”. “Alla fine dei giochi si è soli e infelici”, dirà qualcun altro. Certamente, ma a questo punto forse vale la pena di approfondire il concetto e arrivare a un livello di comprensione più profondo delle meccaniche uomo/donna e della seduzione, senza farsi condizionare troppo da espressioni più o meno colorite (direi che per attirare l’attenzione funzionano sempre, no?).

   

Ad esempio, se ho ben capito il senso di questo libro, il Falli soffrire del titolo non vuol dire Sìì cattiva, ma Falli sudare, Fai sì che tu possa porre le tue condizioni. Va da sé che l’essere un po’ s., non vuol dire né essere egoisti né maleducati, ma semplicemente avere un po’ di amor proprio ed essere sicuri di sé (il fatto che una donna venga definita s. quando fa queste normalissime cose è davvero agghiacciante!).

Citando le parole dell’autrice: “È cortese ma chiara. Comunica in modo diretto, più o meno come gli uomini comunicano tra di loro. In questo modo per un uomo è pù facile avere a che fare con lei che con una donna che ciarla o è troppo emotiva, perché il genere di donna suscettibile ed emozionale lo confonde.” E ancora: “La stronza sa cosa le piace e non ha difficoltà a esprimerlo in modo schietto. Il risultato è che di solito ottiene ciò che vuole.”

   

Sempre secondo Sherry Argov, ci sono dieci caratteristiche che definiscono “l’ultimo e più recente modello di stronza”:

1 – Qualunque sia il suo stato economico, o la sua posizione professionale (manager vs. cameriera) mantiene la propria indipendenza: “si guadagna da vivere in modo onesto. Ha il suo onore e non rimane lì a mano tesa.”

2 – Non perseguita un uomo, se le interessa, ovvero: “non lo pone al centro del proprio universo”, come da secoli le donne sono abituate a fare.

3 – È misteriosa: essere sincere non vuol dire non avere pudore e dover mettere tutte le carte in tavola. Lei, la s., “è sincera, ma non rivela ogni cosa”.

4 – Si fa un po’ desiderare e lascia che lui aspetti, senza tartassarlo di telefonate o pretendere di vederlo tutte le sere. Questo non perché è una machiavellica stratega, ma per il punto 2 e perché “gli uomini paragonano la nostalgia all’amore”.

5 – Non gli permette di vedere le proprie ansie: “Evita di essere confusa quando comunica, e non comunica quando è turbata. dopo essersi schiarita la mente, è sintetica e si limita all’essenziale”.

6 – Mantiene il controllo del proprio tempo, seguendo e rispettando il proprio ritmo, senza farsi condizionare dagli altri.

7 – Conserva il senso dell’umorismo e dell’ironia, è capace di sdrammatizzare

8 – Ha una grande considerazione di sé stessa, il che vuol dire: avere un’ottima autostima, volersi bene, ma anche accettare i complimenti dicendo “grazie” e non mettersi in competizione con le altre donne.

9 – Non si appassiona solo per lui, per due motivi: uno è quello che mette insieme i punti 2 e 6, ovvero che la s. ha una propria vita molto definita, mentre il secondo è che: “se un uomo sente di non essere il fulcro e il fine ultimo dell’esistenza di una donna, la trova molto più desiderabile”. Inoltre, “tenendosi occupata, la donna garantisce che non proverà risentimento quando lui non sarà disponibile.”

10 – Tratta il proprio corpo come uno strumento accordato con precisione: “si prende cura dell’aspetto fisico e della salute. il rispetto di sé si riflette nel modo in cui una persona cura il proprio aspetto. Se lui le dice che non gli piace il rossetto rosso, lei lo mette lo tesso, se questo la fa sentire bene.”

   

Insomma, il gentile epiteto è il prezzo che le donne devono pagare per essere uscite dagli stereotipi e per non voler più vivere in funzione di un uomo, delle coppia o della famiglia, ma per sé stesse. Il che non esclude in alcun modo l’amore, gli uomini, la coppia, o la famiglia, anzi: quando aumenta quello per sé stesse, aumenta anche quello che riusciamo a provare e a dare agli altri.