Quando parliamo di cuore e donne non si scherza. Un retaggio culturale del passato porta ancora a considerare le malattie cardiovascolari cose da maschi ma i dati obbligano a cambiare idea e alla svelta. Oggi le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte tra le donne: 38,8% contro il 32,5% della classifica della mortalità maschile. Numeri di cui si parla troppo poco, consapevolezze ancora tutte da formare come ci spiega Serenella Castelvecchio, cardiologa e responsabile del Programma di Medicina di genere presso l’IRCCS Policlinico San Donato.

Le donne non sono informate sui rischi

«Una survey lanciata dal nostro Policlinico e Regione Lombardia a cui hanno risposto 3.500 donne, pubblicata sull’European Journal of Preventive Cardiology, ha rivelato che ben 2 donne su 3 non conoscono questo dato». D’altronde la stessa medicina ci ha a lungo trascurate. «Le donne sono state sempre sottorappresentate nei grossi studi clinici, in parte per evitare che subissero effetti collaterali che in qualche modo potevano comprometterne la fertilità, in parte perché accedevano meno alle strutture sanitarie. Erano soprattutto gli uomini a curarsi. Negli ultimi 20 anni, fortunatamente, il trend è cambiato, e oggi stiamo imparando a conoscere meglio il corpo femminile, il suo funzionamento e le ragioni per cui viene colpito dalle malattie cardiovascolari». Sapere come funzioniamo, e, spoiler, non è nello stesso modo dei maschi, ma anche come lo stile di vita contemporaneo ha un ruolo sulla salute del nostro cuore è il primo passo per prendersene cura.

A 50 anni il metabolismo rallenta, la pressione sale

Durante l’età fertile, questo è il primo dato, le donne presentano un rischio minore rispetto agli uomini, poiché gli estrogeni fanno da “scudo protettivo”. Arrivate ai 50 e all’appuntamento con la menopausa, però, e venendo meno il patrimonio degli ormoni, la situazione si capovolge. «Il metabolismo gradualmente rallenta, il corpo cambia e compare il grasso viscerale, quello che si accumula sulla pancia e che è collegato al rischio di insulino-resistenza con relativa predisposizione al diabete di tipo 2. Come sperimentano molte donne di questa età, poi, può verificarsi un aumento della pressione arteriosa, che potrebbe essere causato sia direttamente dalla carenza ormonale, sia indirettamente dal cambiamento metabolico associato a un fisiologico invecchiamento dell’organismo». Insomma, i fattori di rischio che rendono più vulnerabili ci sono, eccome. Ma tanto possiamo fare per limitare i danni e mantenerci in salute. A partire da un’attenta analisi dei nostri stili di vita.

Il controllo dello stress è fondamentale

«È un ambito ancora poco studiato, ma è un fatto che il carico di lavoro delle donne sia notevolmente aumentato, a causa della doppia gestione della vita familiare e di quella professionale. Il sesso femminile oggi è molto esposto allo stress che pesa sulla salute del cuore. E gli studi di medicina di genere ci dicono che fa più fatica a convivere con le tensioni rispetto a quello maschile». A una cura dello stato psicoemotivo va aggiunto un check up che ci aiuti a capire come stiamo. Primo passo, risalire alla storia clinica, costruire con lo specialista il nostro profilo di rischio e disegnare un piano di prevenzione personalizzato. Nell’elenco degli accertamenti necessari ci sono controllo di colesterolo, glicemia, emoglobina glicata, che misura la media dei livelli di glucosio nel sangue degli ultimi 4 mesi, insulina, ma anche TSH – l’ormone della tiroide – cortisolo – l’ormone dello stress – e vitamina D. Si aggiungono valutazione della pressione arteriosa, EcocardioColor-Doppler e EcoDoppler delle carotidi, che possono dirci molte cose sulla salute del nostro apparato cardiovascolare.

Attente a ansia, depressione e disturbi ginecologici

«Siamo portati ad associare le malattie cardiovascolari al colesterolo alto, all’ipertensione, al fumo. Certo, sono tutti elementi che contano, ma non sono i soli. Vanno considerate anche altre patologie che hanno un’incidenza maggiore nelle donne. Penso, per esempio, ai disturbi d’ansia e alla depressione, alle malattie infiammatorie, ai disordini autoimmuni ma anche ai cosiddetti fattori di rischio ginecologici» spiega la dottoressa Castelvecchio. L’ipertensione o il diabete gestazionale nel terzo trimestre di gravidanza espongono al rischio di ipertensione conclamata o diabete nei decenni successivi. Ma sono da tenere d’occhio anche menarca precoce, endometriosi, ovaio policistico, poliabortività, parti pretermine. «Non sappiamo se si tratti di semplici associazioni o esista un rapporto causa-effetto, ma in presenza di queste condizioni, bisognerebbe procedere con gli accertamenti per una valutazione del rischio cardiovascolare. Per esempio, in una giovane donna con ovaio policistico e sovrappeso, si può valutare il grasso epicardico, quello che riveste il cuore, quale indicatore di rischio. Ovviamente la scelta degli esami dipende anche dalla fascia di età e dalla storia familiare, ma anche nelle donne più adulte questi aspetti vanno indagati per una diagnosi più accurata».

Le vampate sono un sintomo insidioso

Per molte le vampate sono la condanna inevitabile della menopausa, un sintomo fastidioso, invalidante, imbarazzante, a cui non resta che rassegnarsi, aspettando che passi. In realtà sono tra i sintomi del climaterio più insidiosi, a cui bisognerebbe fare attenzione anche nell’ottica di salvaguardare il sistema cardiovascolare. Mantenere una buona qualità del sonno è tra le indicazioni dell’American Heart association per un cuore in salute, e quando le vampate sono così intense da disturbare pesantemente il riposo notturno andrebbe valutato un intervento. «Le vampate sono di diversa entità, alcune hanno rilevanza minima, ma se l’impatto è importante, può essere indicata la Terapia ormonale sostitutiva» dice Serenella Castelvecchio. «La valutazione andrebbe condivisa tra medico curante, ginecologo e cardiologo, e la decisione va presa se non ci sono controindicazioni alla terapia».