Quali contraccettivi usano gli italiani? E perché?

Italiani interrogati sulle malattie sessualmente trasmissibili e sull’utilizzo di metodi contraccettivi: il 56% li usa abitualmente, al contrario di un 20% che risponde con un secco “mai”. C’è poi chi dice di utilizzarli “a volte si, a volte no” e preferisce tentare la sorte: tra questi, il 9,2% se ne ricorda talvolta, a seconda delle situazioni. E quando si usano precauzioni, nel 76,6% dei casi il metodo scelto è il preservativo. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dalla Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss) in occasione della V edizione della Settimana del benessere sessuale, in programma in tutta Italia fino al 6 ottobre.

Emicrania, malattia delle donne

Da aprile a giugno la Fiss ha sottoposto un questionario a risposta chiusa a un campione di oltre 500 partecipanti. L’indagine ha rilevato come il preservativo maschile si confermi il dispositivo anticoncezionale più conosciuto: il 97% degli intervistati lo mette nell’elenco degli strumenti noti, seguito dalla pillola (96%) e dalla spirale (88,9%). Il meno affermato è il metodo Billings con solo il 26,9%, mentre il preservativo femminile è conosciuto dal 54% dei partecipanti all’indagine.
 
La netta maggioranza (63,8%) afferma di scegliere insieme al partner il metodo contraccettivo, il 32% l’ha scelto da solo mentre il 4,1% ha subito la scelta dell’altro.
A usare il preservativo è dunque il 76,6% degli intervistati; solo l’1,1% preferisce quello femminile al pari della temperatura basale. Fanalino di coda il diaframma con lo 0,46%. I soddisfatti del metodo usato sono la maggioranza, a fronte di un 2% di delusi. La maggior parte non farebbe a meno del contraccettivo, ma ci sono anche
quelli che molto volentieri se ne libererebbero (circa il 9%). E chi lo usa anche se non ne è soddisfatto è una buona fetta (molto 11% e completamente 12,5%). Si sente infastidito dal metodo o dispositivo solo l1,1%. Secondo l’indagine, il 64% degli intervistati si dice per niente inibito dall’uso di contraccettivi e l’87,5% non si opporrebbe.

Pochissimi confessano un senso di mancata progettualità e solidità del rapporto per colpa dei vari metodi (2,5%). Per tanti non cambia nulla (45%), anzi per il 30% i contraccettivi significano maggiore libertà sessuale. Il 6,5% pensa invece che ci sia meno spontaneità.

Sul piano della frequenza dei rapporti, l’uso dei dispositivi non cambia nulla per il 64,8% degli intervistati, così come su quello del piacere. Addirittura, c’è chi dice che ne provi di più se c’è la sicurezza di un condom o di una spirale (12%). I contraccettivi sono soprattutto usati per il timore di andare incontro a una gravidanza indesiderata (56%), meno di contrarre malattie (35,9%). La protezione è la prassi per il 51% che risponde positivamente alla domanda “Si protegge dal contagio delle infezioni sessualmente trasmissibili?”.

Ma non per il 18% che sbarra invece la casella “mai”. Stupisce come la sifilide sia più nota (95%) del Papillomavirus (91%) o dell’Hiv (92%). Le percentuali si riducono poi quando si nomina la conoscenza del sarcoma di Kaposi (18,7%) o del granuloma inguinale (20,36%). E solo di alcune malattie il 53,6% conosce le conseguenze.

Per proteggersi dalle infezioni l’89,5% sceglie il profilattico, il resto preferisce avere rapporti con persone di cui si fida ciecamente (43%). Non si protegge perché ritiene non ci siano rischi per la salute solo una minoranza (3,5%). Chi gioca con la fortuna perché non si protegge visto che in passato non gli è accaduto nulla è solo il 2,71%.
 
Chi dà retta completamente agli amici che gli dicono che è molto difficile un contagio senza protezione è sotto il 2%.
In minoranza anche chi pensa di non proteggersi “perché tanto esistono i farmaci giusti per guarire dalle infezioni“. Stessa cosa per coloro che non lo fanno perché amano sfidare il caso.

Diversa è la situazione di chi non si protegge perché si fida del partner: la quota sale, distribuita fra chi si riconosce abbastanza in questa condizione (19,3%), molto (12,2%) e completamente (17,7%).

Anche se tecnicamente non è un metodo anticoncezionale, il coito interrotto ancora riceve consensi da chi afferma di farne uso qualche volta (29,2%), chi sempre (7%), chi spesso (11,9%) e chi almeno una volta (6,4%).
L’astinenza programmata e condivisa con il partner riscuote particolare consenso: chi non la usa mai è il 93,1%, contro una piccola percentuale (0,69%) che invece la rispetta sempre. In caso di dubbi, il 30% gli intervistati ha ammesso di avere utilizzato la pillola del giorno dopo almeno una volta; il 62% ha risposto “mai”