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I test da usare a casa

È neonato
Mentre gli cambiate il pannolino, chiedete al papà senza farsi vedere di scuotere uno di quei giochini con un suono simile a un campanello:
È tutto ok se: il piccolo allarga braccia e gambe o comunque si agita. Significa che ha colto il suono. Se invece continua a guardarvi e a giocherellare come se niente fosse è probabile che non abbia sentito. Parlatene con il pediatra.

 

Ha da otto mesi a tre anni
Mettetevi più o meno distanti tre metri dal bimbo, ma di fianco, in modo da essere all’altezza del suo orecchio destro. Battete forte un cucchiaino contro una tazzina, contate fino a dieci e accendete la luce di una pila.
È tutto ok se: si gira verso di voi, cioè l’origine del suono, prima che scatti la luce. Vuol dire che ha una buona capacità di reazione al suono. Se invece si volta perché è catturato dal fascio di luce che compare al suo fianco può avere qualche difficoltà. Portatelo in un centro di audiologia specializzato in bambini.

 

Ha più di quattro anni
Impostate la suoneria del cellulare su un tono acuto e chiedete al bambino di rispondere quando squilla. Aspettate più o meno mezz’ora e telefonate. Ripetete la stessa prova nell’arco della giornata cambiando la suoneria: prima con un tono medio, poi con un tono basso.
È tutto ok se: ogni volta che squilla il cellulare risponde, anche se il telefono non è accanto a lui. Non va bene se risponde solo se vede la luce dello schermo che si accende. Fatelo visitare da un otorinolaringoiatra. Magari è un problema temporaneo, legato a un’otite.

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Quella chiocciolina nell’orecchio

Se il bambino non sente bene e l’otorino prescrive una protesi acustica le mamme non si devono preoccupare perché oggi ci sono micro-computer pensati apposta per i più piccoli. Oggetti morbidi, poco ingombranti e colorati a cui i figli si abituano presto e bene.
«Sono composti da un apparecchietto dietro all’orecchio che cattura il suono, lo amplifica e lo trasporta all’interno del condotto uditivo grazie a un tubicino che termina a forma di chiocciolina» spiega il professor Arslan. I modelli di ultima generazione pesano pochi grammi e una volta applicati sono così ergonomici da restare completamente nascosti: captano i suoni quasi come se fossero un orecchio naturale. Tutta un’altra cosa rispetto a quelli precedenti. Che trasformavano rumori abituali come il rimbalzo della palla in un tonfo che rimbombava in testa. Insomma, oggi con una protesi acustica si può fare una vita normale. Ma spesso alle mamme restano molti dubbi. Ecco le risposte ai più comuni.

 

Il bimbo sentirà come gli altri?
Sì, ma ci vuole almeno un mese. Prima di tutto l’apparecchio deve essere programmato da un tecnico in base alle attività che svolge il bambino ogni giorno ed eventualmente adattato durante i due, tre incontri successivi. Poi il bimbo deve seguire qualche seduta di riabilitazione con una logopedista, per abituare il cervello ai suoni.

 

Deve tenere la protesi acustica anche di notte?
No, va tolta prima della nanna e spenta: nel sonno, agitandosi, potrebbe spostarla o farla cadere.

 

Può avere problemi quando gioca, corre o va in palestra?
Il bambino può fare una vita come tutti gli altri. La protesi è robusta e viene fornita con un sistema, chiamato cur vetta, che rende molto semplice fissare la protesi all’orecchio, in modo che non cada.

 

Cosa si fa se ha tosse e catarro?
Di solito la protesi non va tolta e il bambino viene curato come tutti gli altri seguendo le indicazioni del pediatra. È importante, comunque, pulire un paio di volte al giorno la parte che entra nell’orecchio con gli appositi spray, per tenere alla larga virus e batteri.

 

Come si pulisce la protesi?
Ai genitori viene consegnato un kit con salviette e spray per pulire tutte le sere la protesi. È importante anche tenere sotto controllo le due micro-pile e cambiarle quando si scaricano. Gli ultimi modelli hanno una spia che è accesa quando la protesi è “carica”.

Si può portare in piscina?
No. È impermeabile all’umidità, al sudore e alla pioggia. Ma non regge una nuotata in piscina.

 

Quanto dura?
Circa cinque, dieci anni. Il tubicino e la chiocciola vanno cambiati ogni tre, sei mesi circa fino ai tre anni di età. Con lo sviluppo dell’apparato uditivo, infatti, diventano corti.

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La sordità “di stagione”

Alza improvvisamente il volume della tv e continua a farsi ripetere le frasi. Può succedere che un bambino di cinque, sei anni cominci a non sentire più perfettamente. E che a scatenare il problema sia una forma di otite, la media secretiva, che a differenza della classica non dà né febbre né dolori all’orecchio.
Dagli esami risulta solo una lieve perdita di udito e lo specialista con un apparecchio “vede” subito l’ostruzione nell’orecchio medio. In pratica nella cassa del timpano c’è del catarro denso che ristagna e causa infiammazione e difficoltà a sentire. Si risolve con una nuova cura a base di inalazioni di un cocktail di cortisonici e mucolitici a cicli di 20 giorni. Non ha controindicazioni e permette di ridurre l’infiammazione ed eliminare il catarro. In più nel nasino del bambino vanno instillate alcune gocce di acqua termale, oppure marina, per tenere pulite le vie nasali ed evitare la moltiplicazione di virus e batteri dalla zona dell’orecchio.

Il mese della prevenzione
Donna Moderna dedica ottobre ai problemi di udito dei bambini. L’équipe del servizio di audiologia dell’ospedale di Treviso risponde alle lettrici lunedì, mercoledì e venerdì dalle 11 alle 15 al numero 0422328286. Oppure si può mandare un’email a: [email protected]