Da La Dolce Vita a La grande bellezza: 7 film che raccontano Roma

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    Dal neorealismo cinematografico di «Roma città Aperta» di Rossellini, alla Roma mondana e spensierata raccontata ne «La dolce Vita» di Fellini, fino alla Roma più spregiudicata de«La grande bellezza» di Paolo Sorrentino, abbiamo scelto 7 film ambientati nella Roma di ieri e di oggi che, oltre ad essere capolavori di regia e sceneggiatura, hanno il merito di aver fissato su pellicola le tante anime della Capitale. E a chi non li avesse ancora visti, auguriamo buona visione!

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    Iniziamo dalla gemma del neorealismo cinematografico italiano, «Roma città aperta» di Roberto Rossellini. Ambientato nel 1943, il film racconta senza filtri, in tutta la sua drammatica bellezza, una Roma ferita dalla guerra. Tra le scene più memorabili, l'uccisione di Pina intenta a inseguire il camion dei nazisti in cui era imprigionato il suo amato.

    Il film inizia mostrando una pattuglia di soldati tedeschi che marcia nei pressi della Barcaccia, con lo sfondo della Scalinata di Trinità de' Monti. Nelle scene successive si riconoscono il Collegio di Propaganda Fide a piazza di Spagna, la zona del Pigneto (situata tra il quartiere Prenestino-Labicano ed il quartiere Tiburtino) e nella sequenza finale, con i partigiani che preparano l'assalto alle camionette tedesche, si vede la sagoma inconfondibile del Palazzo della Civiltà Italiana, chiamato anche «Colosseo Quadrato». «Roma città aperta» fece acquisire notorietà internazionale ad Anna Magnani, co-protagonista insieme ad Aldo Fabrizi, ed è stato inserito nella lista dei «100 film italiani da salvare».

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    Proseguiamo con il capolavoro di Federico Fellini, «La Dolce vita». Il film è la fotografia di una Roma dannatamente spensierata e mondana, la Roma del boom economico di fine anni '50 che non ha né tempo né voglia per le riflessioni profonde.

    Il film racconta in sette episodi le vicende di un giovane giornalista di gossip - Marcello Rubini, interpretato da Marcello Mastroianni -, aspirante scrittore costretto a vivere un'esistenza cinica, disincantata e priva di spessore.

    A fare da sfondo a molte scene del film ci sono alcune delle più belle piazze romane, le vie del centro, i caffè e i locali di via Vittorio Veneto frequentati ogni sera da personaggi del mondo dello spettacolo, da ricchi borghesi e da nobili in cerca di eccessi. Il film restituisce l'immagine di una Roma neodecadente, dove tutto sembra sospeso tra sogno e spettacolo. La scena più celebre del film, senza dubbio, quella di Anita Ekberg che fa il bagno nella famosa Fontana di Trevi davanti al Dio Oceano in sella al suo cocchio a forma di conchiglia.

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    Molto più di un film, «Vacanze romane» è (e rimarrà sempre) un mito, un'icona assoluta di gusto e di estetica. Roman Holiday restituisce l'immagine di una Roma patinata e pittoresca, proprio come la vedevano gli americani negli anni '50.

    La vicenda della giovane e inquieta principessa Anna -  che ha il sorriso vivace e la fresca bellezza di Audrey Hepburn - e del reporter americano Joe Bradley - un affascinante e maturo Gregory Peck - è l'occasione per il regista William Wyler di esplorare la capitale italiana in tutta la sua caotica vitalità, senza stereotipi né forzature. Da un lato la Roma del folklore popolare, dall'altro quella dell'incanto romantico e fiabesco, convivono in un'avventura a tratti dolce e a tratti amara, dove il valore di un attimo vale più di qualunque happy ending.

    A fare da sfondo alla bella favola alcuni luoghi inconfondibile di Roma, tra cui, Piazza San Pietro nelle scene iniziali in cui la principessa arriva a Roma;  Via dei Fori Imperiali, in cui Anna assiste a una parata d'onore in cui sfilano anche i bersaglieri in corsa; Via delle Quattro Fontane, alla fine di Via Veneto, in Piazza Barberini in cui si trova si trova l'omonimo Palazzo che, in Vacanze Romane, è l'ambasciata dove risiede Anna. E, ancora, la Fontana delle Naiadi, a Piazza della Repubblica, che fa da sfondo alla fuga iniziale della principessa; l'Arco di Settimio Severo nel Foro Romano, il luogo in cui Joe trova Anna priva di sensi e la prende per un'ubriacona: «la gente come voi che non regge l'alcol, non dovrebbe bere»; le vie intorno a Fontana di Trevi, dove la principessa scopre la vita romana di tutti i giorni, compra un paio di scarpe in una bancarella e si taglia i capelli in un barbiere... fino al giro in vespa più famoso della storia, durante il quale Anna e Joe si concedono una visita al Colosseo.

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    Dalla Roma patinata di «Vacanze Romane» alla Roma trasteverina e dialettale di «Poveri ma belli» di Dino Risi, affettuoso ritratto di due bulletti romani, spacconi e attaccabrighe, ma fondamentalmente di buon cuore, immersi in una Roma popolare e popolana, con i tuffi nel Tevere e le uscite in piazza.

    Pietra miliare della commedia all'italiana, racconta di un Paese che si riaffaccia alla ribalta mondiale, in cui le cose cominciano ad andare bene e il boom economico è dietro l'angolo. Romolo fa il bagnino mentre l'amico Salvatore è commesso in un negozio di dischi. Tutto procede tranquillo fino all'arrivo nel quartiere della procace Giovanna, di cui i due fusti trasteverini si invaghiscono. Le speranze di entrambi tramontano quando all'orizzonte riappare Ugo, un ex fidanzato che Giovanna non ha mai dimenticato.

    A fare da sfondo da sfondo a «Poveri ma belli», la celebre Piazza Navona, dove abitavano i due protagonisti.

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    In «Caro Diario» Nanni Moretti va a spasso con la sua vespa restituendo la fotografia di una Roma deliziosa, quella del quartiere (allora) meno conosciuto La Garbatella, zona Eur, con i suoi palazzi in stile anni '20 e le sue architetture.

    Il film è diviso in tre momenti distinti: la prima parte, intitolata In vespa, comincia con le parole «Caro diario, c'è una cosa che mi piace fare più di tutte!» scritte sulle pagine di un quaderno; la seconda parte, Isole, la più disimpegnata e divertente, la terza parte, Medici, è invece la cronistoria della lunga malattia che Moretti aveva realmente contratto.

    «Caro diario» è uno dei film che più hanno omaggiato in assoluto la Capitale, specificatamente nell'episodio In vespa (anche se dura solo 25 minuti), considerando anche la diffusione del film al di fuori dell'Italia.

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    Arrivando ai giorni nostri giorni, il grande Ferzan Ozpetek, (un turco naturalizzato a Roma) è tra i registi che maggiormente hanno scelto la Capitale come set cinematografico. Da «La Finestra di fronte», ambientato al Ghetto, a «Le fate ignoranti», ambientato in vari luoghi di Roma come il Gazometro, i Mercati Generali e i pressi di Roma Ostiense -, Ozpetek predilige i quartieri e gli scorci romani che stanno in disparte, quelle zone della città che solitamente non si mostrano alla luce.

    È il caso, appunto, dell'imperfetto quartiere Ostiense di Roma, in cui si svolge la storia di Antonia, moglie di Massimo, in «Le fate ignoranti». La vita perfetta della coppia si scioglie quando lui muore improvvisamente a seguito di un incidente stradale e lei scopre la vita parallela del marito, una vita fatta di colori, di persone, di amicizie stravaganti ma profonde. Ne resta inizialmente spaventata finchè, affascinata dalla lusinga delle «fate» e attratta dal loro mondo, decide di farne parte.

    Protagonista nella sequenza di apertura è la Centrale Montemartini, in via Ostiense 106,  uno straordinario esempio di archeologia industriale convertita in sede museale; al 113 sempre di via Ostiense hanno sede i capannoni degli Ex Mercati Generali di Roma, una struttura affascinante e insieme fatiscente. In quasi tutte le scene esterne, troneggia l’imponente e insieme esile figura del Gazometro del quartiere Ostiense, in Via Del Commercio, detto anche «Colosseo d’acciaio» per i suoi 92 metri di altezza e per la somiglianza con la famosa struttura.

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    Infine, chiudiamo con un film recente ambientato a Roma, la «Grande bellezza» di Sorrentino. Qui si riscopre una Roma che forse ancora oggi soffre della stessa patologia evidenziata molto prima da Fellini, ma con più leggerezza. Un film tra sogno e realtà, in cui la vera, grande bellezza è tutta nella grandiosità della Città Eterna, fotografata in un tour cinematografico tra luoghi avvolti da atmosfere inusuali e barocche.

    A fare da sfondo alla decadenza dei costumi della società romana, non solo la Roma che si trova sulle cartoline, ma anche quella nascosta dietro portoni, muri e cancelli che sembrano sempre chiusi. Tra i luoghi più celebri fissati nella pellicola il Giardino degli Aranci, sul Colle Aventino; i Muraglioni del Tevere; i Musei Capitolini; la fontana dell'Acqua Paola, al Gianicolo; il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia; Palazzo Braschi. C'è poi la Roma archeologica alle Terme di Caracalla; e anche quando la cinepresa di Sorrentino abbandona il Centro Storico, Roma non perde il suo fascino monumentale nella performance d'arte contemporanea che va in scena nel Parco degli Acquedotti.

Roma come set cinematografico: un tour nella Città Eterna attraverso sette pellicole cult che ne hanno immortalato il fascino intramontabile

Roma raccontata tramite la settima arte: il cinema. Sarà che la nostra Capitale è un museo a cielo aperto, che svela bellezze in ogni suo angolo, scorcio e piazza. Sarà che per molti anni Roma è stata la capitale dello spettacolo e dell'intrattenimento, grazie alla presenza degli studi di Cinecittà, un complesso di teatri di posa secondo solo a Hollywood per dimensioni e importanza. Certo è che l'elenco delle pellicole girate nella Città Eterna da inizio secolo scorso a oggi è lunghissimo, e fare una scelta dei sette film che meglio ne raccontano la magia e lo splendore non è stata un'impresa semplice. Alla fine però ce l'abbiamo fatta: abbiamo scelto 7 film che raccontano Roma, da vedere e rivedere subito.

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