La Regina Elisabetta si è spenta l’8 settembre 2022. Qui il nostro articolo che anticipava le celebrazioni per il Giubileo di platino del 2 giugno 2022.

Il Giubileo di platino della regina Elisabetta

Sarà il balcone degli esclusi. Quando la regina Elisabetta – in completino significativamente colorato – si affaccerà da Buckingham Palace dopo la parata del Trooping the Colour, il 2 giugno, per aprire le celebrazioni del Giubileo di platino, accanto a lei ci saranno solo reali professionisti e congiunti approvati. Nella lingua della notiziabilità, questo significa che non ci sarà Andrew, maldestramente ritirato dai pubblici uffici per via dei legami col trafficante di minorenni Jeffrey Epstein (e dei 16 milioni di dollari che ci sono voluti per neutralizzare le accuse di stupro di Virginia Giuffre).

La Royal Family oggi

Soprattutto significa che non ci saranno Harry e Meghan, che pure hanno accettato l’invito a Londra – con i bambini! – per festeggiare lo storico evento. La monarchia è fatta di simboli, e quel balcone rappresenta un problema cruciale: conciliare un’istituzione senza tempo con il logorio della vita moderna.

Non è facile nascere eredi designati – Carlo è principe del Galles dal 1969: quant’altri mai – ma crescere da cadetti è un esercizio di alta acrobazia. In cambio di privilegi anacronistici concessi dal sovrano – cioè: la mamma – bisogna rinunciare a ogni autonomia. C’è riuscita Anne, Princess Royal, in virtù di una granitica assenza di vanità; si è rassegnato Edward, dopo aver creato scandalo con l’agenzia di comunicazione che gestiva con la moglie Sophie (ora nuora prediletta, grazie a una dieta di patrocini assennati e basso profilo). La regina Elisabetta, racconta Tina Brown nel poderoso The Palace Papers, appena uscito in Inghilterra, non serba rancore. E sa muoversi con i tempi.


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– Foto tratta dal libro The Queen. Diario a colori della Regina Elisabetta di Sali Hughes (Vallardi).

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– Foto tratta dal libro The Queen. Diario a colori della Regina Elisabetta di Sali Hughes (Vallardi).

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– Foto tratta dal libro The Queen. Diario a colori della Regina Elisabetta di Sali Hughes (Vallardi).

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– Foto tratta dal libro The Queen. Diario a colori della Regina Elisabetta di Sali Hughes (Vallardi).
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Prima che inaugurasse a sorpresa, in cappottino giallo, la nuova Elizabeth Line della metropolitana di Londra, l’ultima volta che l’abbiamo vista consegnarsi alla storia è stata il 17 aprile dell’anno scorso, al funerale di Filippo. Una signora in lutto, seduta da sola, lontana dal resto della famiglia “per il suo bene”.

La guardarobiera di fiducia Angela Kelly – nota a corte come AK47, il fucile d’assalto, per il suo temperamento esplosivo – ha raccontato, nel capitolo appena aggiunto al libro The other side of the coin, la vita ai tempi del lockdown nella ristrettissima bolla sociale di Sua Maestà, in cui svolgeva funzioni di parrucchiera, cuciva mascherine, e organizzava le Bubble Olympics, giochi a squadre nel parco di Windsor con la regina a premiare i vincitori. Dall’isolamento la regina Elisabetta è uscita molto amata, e molto fragile. «Problemi episodici di mobilità» le hanno impedito di partecipare alla cerimonia di apertura del Parlamento. È stato Carlo a leggere il discorso alla Camera del Lord: un’anteprima del mondo che verrà.

Elisabetta, una donna sola al comando

Per 70 anni la regina Elisabetta è stata una donna sola al comando. E perciò immancabilmente rimproverata di essere – scrive Tina Brown – «una madre a bassa intensità»: perdeva Natali e compleanni, traslocava a ogni varicella perché, non avendo frequentato scuole, non era mai stata esposta al virus. Al netto dell’impraticabilità di negoziare un equilibrio diverso tra casa e Corona, pare abbia usato spesso la scusa degli affari di Stato per ignorare questioni private spinose.

In famiglia dicono che «fa lo struzzo»: un’abilità forse poco lodevole, senz’altro immedesimabile, decisamente paritaria. Al cui proposito: dopo il matrimonio di William e Kate ha modificato la legge di successione, fornendo identici diritti ereditari a maschi e femmine (e al battesimo della loro secondogenita Charlotte era, naturalmente, in rosa).

La missione della regina Elisabetta

La sua missione, dal giorno dell’incoronazione, è quella di rappresentare «le vaste regioni e i popoli diversi che ho il dovere di servire». Ma l’Impero britannico non esiste più, il Commonwealth vacilla, la Scozia e l’Irlanda del Nord discutono di autonomia: il concetto di rappresentazione va reinventato di continuo. Nel 1997 la folla al funerale di lady Diana – scrive Tina Brown – colpisce la regina come «una rivelazione, per quantità e varietà: vecchi e giovani, bianchi e neri, asiatici dal Sud e dall’Est; in sari o pantaloncini, in gessato o hijab»: non le somiglia per niente.

E quindi è lei che deve somigliare a loro: la bandiera a mezz’asta sul pennone di Buckingham Palace rappresenta la supremazia della ragion di Stato sulle opinioni. E con identica postura, nel 2005, consente infine le nozze di Carlo e Camilla: «Dal momento che non ha intenzione di andarsene, tanto vale sia la benvenuta». Quantomeno la sposa ha tutte le qualità che Elisabetta ammira negli esseri umani (la sua terza specie animale preferita, dopo cavalli e cani): «Perseveranza, discrezione, stoicismo sotto pressione».

Le stesse con cui è stata forgiata Kate Middleton, insieme a un certo spirito pratico solidamente borghese, che la regina accoglie mettendo a disposizione di William un “cottage” per le prove generali di convivenza. È anche in virtù di queste prudenti rivoluzioni che, nella primavera del 2011, il royal wedding si srotola impeccabile come una favola pop. Soltanto un paio di settimane dopo, prima sovrana britannica dal 1911, Elisabetta atterra a Dublino in visita ufficiale, cappottino smeraldo e Bentley coordinata, accolta «come fosse Beyoncé». È il suo più grande successo politico: una «lezione di riconciliazione», la definisce il primo ministro David Cameron.

Nel 2012 il Giubileo di diamante è un trionfo annunciato e, quando a luglio si inaugurano le Olimpiadi, Londra scintilla come una fiaccola di libertà, inclusione, multiculturalità. E ineffabile fighezza: la regina, allo stadio, ci arriva con James Bond.

La regina Elisabetta apprezza la discrezione, la perseveranza, lo stoicismo sotto pressione: doti di Camilla e Kate Middleton.

La regina Elisabetta ha conciliato un’istituzione senza tempo come la Corona con il logorio della vita moderna.

Se Meghan fosse entrata in scena…

Forse, se Meghan Markle fosse entrata in scena allora, oggi la storia sarebbe diversa. O forse avrebbe solo accelerato quel processo di polarizzazione già sotterraneo poi deflagrato nel voto pro Brexit. La folla che nel 2019 per le strade di Windsor saluta i neosposi di Sussex – la stessa, per quantità e varietà, che si era stretta intorno a Diana – non basta a evitare il fallimento pirotecnico della possibilità «di creare uno spazio per un principe imperfetto come Harry e per l’unica donna di colore della monarchia». È stato un errore dell’istituzione, non della famiglia: «Non abbiamo dato la giusta importanza alla questione razziale» spiegano fonti di palazzo.

Ma da fuori è difficile capire la differenza: occorre ricostruire una credibilità morale. La chiave potrebbe essere nell’impegno genuinamente pionieristico di Carlo a favore della sostenibilità. Il futuro re «per miracoloso tempismo salirà al trono nel momento in cui la sua passione di una vita per il Pianeta risulta fondamentale». È l’intera umanità, stavolta, che va rappresentata.

Cosa dicono i vestiti della regina Elisabetta

Nei suoi 70 di regno la regina Elisabetta si è sempre servita dei vestiti per sottolineare i momenti più importanti. La giornalista Serena La Rosa spiega cosa dicono i vestiti della regina Elisabetta in questo video:

Libri da leggere sulla regina Elisabetta


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The Queen. Diario a colori della Regina Elisabetta di Sali Hughes (Vallardi, da cui sono tratte le foto sopra): un imperdibile viaggio nel look di Her Majesty.

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The Palace Papers di Tina Brown: tumultuosi retroscena sulla Royal Family.

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The other side of the coin di Angela Kelly: il diario della guardarobiera di Elisabetta.