Quando l’estate finisce e le giornate si accorciano, un viaggio a Lanzarote è una delle risposte più concrete al desiderio di sole e di mare.
Fa parte dell’arcipelago delle Canarie, con un paesaggio è plasmato dai vulcani, l’aria è asciutta e luminosa, e l’oceano, che tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno si aggira intorno ai 22 o 23 gradi, invita a fare il bagno.
Una vacanza a Lanzarote si costruisce con facilità, perché le spiagge, i sentieri e i luoghi d’arte stanno a poca distanza gli uni dagli altri e si combinano secondo l’umore del giorno.
Lanzarote, l’isola vulcanica dal clima mite
Più selvaggia di Tenerife e meno mondana di Gran Canaria, Lanzarote è un’isola vulcanica dal paesaggio unico, dove spiagge, lava e oceano si incontrano in un equilibrio sorprendente.
Tra il 1730 e il 1736 una serie di eruzioni vulcaniche ne hanno cambiato la geografia. La lava e la cenere che hanno ricoperto circa un quarto del territorio, in particolare nella zona sud-occidentale, e hanno sepolto diversi villaggi.
Quell’area è oggi il Parco Nazionale di Timanfaya, formato da coni rossastri e colate scure che costituiscono l’immagine più nota dell’isola. Nel 1993 l’UNESCO ha dichiarato Lanzarote Riserva della Biosfera, un riconoscimento legato all’equilibrio tra paesaggio e sviluppo del territorio. Quest’anno UNESCO ha nominato altri 14 siti che vale la pena visitare.
I paesaggi dell’isola sono incantevoli, dalla laguna verde del Charco De Los Clicos al mistero della Cueva de los Verdes, passando per la scogliera de Los Hervideros.
Il clima è mite per tutto l’anno. Le piogge sono scarse, le temperature massime vanno in genere dai 21 ai 29 gradi. Anche l’entroterra ha caratteristiche proprie: a La Geria le viti crescono in buche scavate nella cenere vulcanica, e da questi vigneti nasce la Malvasia, il vino più noto dell’isola.
Le spiagge più belle
Sabbia dorata nel sud, pozze di acqua cristallina tra le rocce nere nel nord, lunghi arenili battuti dal vento a ovest: sulle coste di Lanzarote ogni baia ha un carattere diverso. Le cale riparate sono perfette per nuotare con calma, quelle esposte all’oceano piacciono a chi ama le onde.
Playa de Papagayo
All’estremità meridionale dell’isola, Playa Papagayo è un susseguirsi di calette di sabbia dorata, racchiuse da piccole scogliere e bagnate da un’acqua color turchese.

Il mare è tra i più tranquilli di Lanzarote, e questo spiega la fama di cui gode.
Playa de Famara
Più di cinque chilometri di sabbia chiara, con la parete del Risco de Famara alle spalle. Il vento e le onde hanno fatto di Playa de Famara un punto di riferimento per surf e kitesurf. Al tramonto la luce che colpisce la falesia rende il paesaggio particolarmente suggestivo.
Caletón Blanco
Vicino a Orzola, da dove partono i traghetti per La Graciosa, piccole pozze naturali mettono a confronto la sabbia bianca e la lava nera. È il Caletón Blanco, dove l’acqua è bassa e limpida, al riparo dalle rocce, e il bagno è sereno anche con i bambini. La giornata si può completare con una gita sull’isola vicina.
Playa Chica
Playa Chica è una piccola baia di sabbia chiara incastonata tra le scogliere, a pochi passi dal lungomare di Puerto del Carmen. È riparata, l’acqua è in genere calma, e bar e ristoranti sono a pochi minuti a piedi. Una scelta comoda per chi vuole il mare senza spostamenti, con la passeggiata serale a portata di mano.
Playa de Janubio
Sulla costa sudoccidentale dell’isola, Playa de Janubio è una lunga distesa di sabbia nera affacciata sull’oceano, modellata dal vento e dalle onde. Il paesaggio è dominato dal contrasto tra la spiaggia vulcanica, le rocce nere e le vicine Saline di Janubio. Il mare qui è spesso mosso e le correnti possono essere forti, perciò è più adatta a chi vuole osservare il paesaggio che a chi cerca una baia tranquilla per nuotare.
Non solo mare: Lanzarote è l’ideale per il trekking
Ma fermarsi alla spiaggia vorrebbe dire rinunciare a una parte essenziale dell’isola. I vulcani si esplorano a piedi lungo itinerari di difficoltà molto diversa, e camminare sulla lava aiuta a capire da vicino come sia nato questo territorio.
All’interno del Parco Nazionale di Timanfaya la visita più conosciuta è la Ruta de los Volcanes, un percorso in autobus tra le Montañas del Fuego che parte dall’area di Islote de Hilario, dove una dimostrazione mostra il calore che ancora sale dal sottosuolo.
Alcuni sentieri del parco si possono percorrere soltanto con una guida e su prenotazione, una regola pensata per tutelare un ambiente fragile.

Fuori dal parco i percorsi liberi non mancano e conviene approfittarne, perché il trekking è anche un antidoto contro l’ansia.
La salita alla Caldera Blanca parte dal paese di Mancha Blanca e arriva al bordo di uno dei crateri più ampi dell’isola, con un panorama aperto sul paesaggio vulcanico; richiede diverse ore e un minimo di allenamento.
Più semplice è l’anello intorno al Volcán del Cuervo, breve e adatto a chi vuole osservare un cratere da vicino senza troppa fatica.
Nel nord l’area del Monte Corona, con il suo malpaís, offre itinerari meno frequentati, mentre a sud la costa dei Los Ajaches propone tratti panoramici che collegano Playa Blanca alle calette di Papagayo.
Conviene partire di buon mattino, portare molta acqua e calzare scarpe chiuse, perché il terreno lavico è irregolare e le ombre sono rare.
Le idee per chi cerca la cultura
Se desideri aggiungere un po’ di cultura al viaggio, il nome da cui partire è César Manrique. Nato ad Arrecife nel 1919, artista e architetto, ha sostenuto un modello di sviluppo rispettoso del paesaggio, che ha contribuito a mantenere sull’isola costruzioni basse e un’architettura in armonia con l’ambiente.
La sua casa di Taro de Tahíche, costruita su cinque bolle vulcaniche e oggi sede della Fundación César Manrique, racconta meglio di ogni parola il suo modo di concepire l’abitare in mezzo alla natura. Al suo interno sono anche esposte molte delle sue opere d’arte.
Un’altra tappa che vale il tempo di una sosta è Lagomar, a Nazaret, nel comune di Teguise: una casa ricavata in un’antica cava di roccia vulcanica, dove terrazze, scale e grotte si intrecciano in un gioco di ambienti sempre diversi. Ideata nello spirito di Manrique e realizzata con l’architetto Jesús Soto, oggi ospita un museo, una galleria d’arte e un ristorante.
Secondo la leggenda locale sarebbe appartenuta per un giorno all’attore Omar Sharif, che l’avrebbe perduta in una partita a carte.
Lanzarote è stata anche la casa di José Saramago, che si trasferì sull’isola nel 1993 e vi rimase fino alla morte, nel 2010. Oggi la sua abitazione a Tìas è la Casa-museo José Saramago ed è aperta ai visitatori. Il giardino che si affaccia sui paesaggi vulcanici permette di capire perché lo scrittore avesse scelto di restare.