
Per scoprirla bene, servono fiato e gambe. In un susseguirsi di salite e discese, scalinate e passaggi, svela il suo fascino. È Gubbio, città su più livelli dove il tempo è misurato con la pazienza, intrisa di santità e un tocco di follia. Da queste parti la narrazione passa attraverso lo scorrere delle stagioni scivolate tra severe case in pietra, tetti in ardesia, angoli come rughe di storia, ma anche tra parole sussurrate e sandali. Quelli di San Francesco che con Gubbio ebbe un legame speciale.
San Francesco e il lupo

Il giovane, dopo la spogliazione di abiti e beni nel 1207 ad Assisi, arrivò nella cittadina umbra accolto dalla famiglia Spadalonga che lo rivestì con un’umile tunica. Francesco con alcuni seguaci si insediò nel 1213 nella piccola chiesa di Santa Maria della Vittoria (detta la Vittorina, al di fuori del centro storico), divenuta il primo luogo dei Frati Minori, l’ordine fondato dal giovane. Secondo la tradizione, qui avvenne uno degli episodi più eclatanti della sua vita: l’ammansimento del feroce lupo (o lupa), come ricorda la scultura bronzea all’esterno della chiesetta.
La mostra da non perdere
Il leggendario avvenimento è il focus della mostra evento Francesco e Frate Lupo articolata in tre sedi (Museo Civico di Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano e Logge dei Tiratori) e che raccoglie oltre 250 opere fra dipinti, sculture, ceramiche, manoscritti, incisioni e libri, dal XV al XXI secolo. Un importante tassello nelle celebrazioni del 2026 per l’ottavo centenario della morte del Santo. È visitabile fino all’11 gennaio, ma probabilmente verrà prolungata fino ad aprile (francescoagubbio.it). Altro motivo per visitarla, magari facendo tappa in altri suggestivi borghi dell’Umbria.
A spasso nel centro storico medioevale
Riprendendo le orme del Serafico, ci avviciniamo a Gubbio, annunciata fuori dalla cinta muraria dai resti del Teatro Romano del I secolo a.C. Ad accogliere, la vasta e trafficata piazza 40 Martiri, oggi forse un po’ sottovalutata ma che nel passato rivestì un ruolo primario: dal medioevo per secoli fu la sede del mercato cittadino e luogo di varia umanità nel lungo edificio porticato delle Logge dei Tiratori, nato nel 1326 come ospedale. Nel Seicento, una parte coperta superiore venne utilizzata dalla Corporazione dell’Arte della Lana per stendere, asciugare e tirare “meccanicamente” i tessuti; ora è sede museale. A pochi metri, l’ombra del Santo ritorna nell’austera Chiesa di San Francesco (XIII secolo), eretta dove sorgeva la residenza degli Spadalonga e nell’attiguo convento con due chiostri.
Piazza Grande: il salotto della città

Affrontando la salita di via della Repubblica, si arriva nella centrale piazza Grande ed è folgorazione. Non solo per le dimensioni ma anche per quel tocco di follia visionaria eugubina che ritorna. Il salotto della città, infatti, è un’opera di ingegneria umana: è una piazza “pensile” realizzata tra il 1332 e il 1483, sostenuta da 4 robuste arcate. Come se non bastasse, in questo poderoso belvedere spalancato e sospeso sul panorama umbro, le architetture non sono statiche scenografie medievali, ma rappresentazioni politiche di pietra e memoria viva. Come nel Palazzo del Podestà (XV secolo) dove si amministrava la giustizia – adesso è il Municipio – o nel Palazzo dei Consoli (XIV) dall’inconfondibile linea merlata: da sede del potere esecutivo, si è trasformato in Museo Civico.
Da largo Bargello alla Fontana dei Matti
Passeggiando sulla vicina via dei Consoli, è inevitabile arrivare in largo Bargello con l’omonimo palazzo (nel XIII secolo era la residenza del capo della polizia municipale) e la cinquecentesca Fontana dei Matti protagonista di una tradizione popolare. Compiendo di corsa tre giri intorno, si riceve dai negozianti della zona la “patente di matto”, una sorta di cittadinanza onoraria attestante lo spirito libero di chi compie il rito. La goliardica cerimonia rispecchia il carattere aperto, giocoso e cordiale degli abitanti, fieramente orgogliosi della propria città magnificamente conservata fin dal Medioevo. Gubbio, infatti, non è una località da cartolina artefatta, ma un luogo vero, con il nucleo storico ancora pulsante di quotidianità.
Quel sapore antico in cucina e nelle Chiese
Da queste parti, la memoria del passato passa anche attraverso i profumi della cucina. I piatti robusti, a base di zuppe, sughi, selvaggina e tartufo, tengono a bada l’inverno e impregnano l’aria dei vicoli. In questo scenario d’antan, l’autenticità di Gubbio emoziona. Succede nella piccola Chiesa di San Francesco della Pace (o Chiesa dei Muratori), sorta sopra alla grotta dove secondo la tradizione si rifugiava il lupo ammansito da Francesco, come testimonia nella cripta la pietra di copertura della tomba della belva. Poi, nella parte più alta del centro storico, a imporsi allo sguardo sono le poderose silhouette del Duomo (XIII-XIV secolo) e del vicino Palazzo Ducale (XV secolo), ex residenza del duca Federico da Montefeltro.
In funivia sul monte Ingino
Una dritta: per affrontare meglio salite e discese, nel cuore antico sono attivi 2 ascensori gratuiti. Il primo, in via Savelli della Porta, conduce in piazza Grande, il secondo, in via XX Settembre, arriva al Duomo. E, a proposito di “mezzi meccanici”, è un’esperienza da non perdere salire sui cestelli biposto della storica funivia per raggiungere la Basilica di Sant’Ubaldo, sul monte Ingino. Il tracciato aereo (sconsigliato a chi soffre di vertigini) regala una vista pazzesca su tutta la città, mentre la chiesa introduce al legame profondo degli eugubini con il proprio patrono, le cui reliquie mummificate sono esposte in una bara di vetro sopra all’altare. Accanto ci sono i tre famosi ceri, pilastri lignei ottagonali alti 4 metri e pesanti circa 300 chili, protagonisti ogni 15 maggio della “Festa dei Ceri”, scenografica processione con gruppi di ceraioli incaricati di portarli a spalla correndo dal centro fino alla basilica.
Sulla via di Francesco verso Assisi
Seguendo di nuovo i passi del Serafico un’esperienza più intima e spirituale, tra boschi di conifere e colline, la offre la pedonale “Via di Francesco” (viadifrancesco.it), nel tratto di circa 50 chilometri denominato la Via del Nord – tappe numeri 7 e 8 – che collega Gubbio ad Assisi, la città dove iniziò e terminò la vita terrena del Poverello. Nel 1939 fu proclamato Santo Patrono d’Italia, riconoscimento dovuto a una vita in tutto e per tutto straordinaria.
Dove dormire a Gubbio
Hotel d’atmosfera a 4 stelle in un ex convento del 1600, fuori dal centro storico, il Park Hotel ai Cappuccini offre 92 camere, la Spa Marc Mességué e il ristorante gourmet. Immerso in un grande parco verde, è caratterizzato da opere di arte contemporanea negli ambienti comuni interni ed esterni. Doppia in b&b da 200 euro (parkhotelaicappuccini.it). Affacciato sulla piazza principale, in un edificio del 1300 che fu la foresteria di Palazzo Ducale, c’è il Relais Ducale. Arredi in stile e antichi, 30 camere, piccolo giardino e terrazza panoramica. Doppia in b&b da 137 euro (relaisducale.com).
Dove mangiare
Da Orto Osteria dalla Terra, ristorante vegetariano e vegano nel caratteristico quartiere di San Martino, nel centro storico. Arredi moderni-essenziali, due salette con muri in pietra a vista e, in stagione, il dehor in un vicoletto (ortogubbio.it). In campagna, a 5 chilometri da Gubbio, c’è l’Agriturismo Castello di San Vittorino ristorante d’atmosfera nelle sale di un castello del XII secolo. Aperto di sera, propone ottimi e tipici piatti della tradizione umbra, soprattutto di carne. Dispone anche di 3 appartamenti con cucinotto (sanvittorino.it).
INFO
ilikegubbio.com; umbriatourism.it.