Negli ultimi anni, il concetto tradizionale di lavoro d’ufficio è stato profondamente ridefinito. Molte persone hanno abbandonato la sede fisica per adottare modalità di lavoro flessibili, approfittando delle opportunità offerte dalla tecnologia. Alcuni hanno scelto di lavorare da casa, altri hanno intrapreso una nuova strada: quella del nomadismo digitale. Un cambiamento che ha spinto diversi Stati a creare permessi di soggiorno specifici per chi pratica il cosiddetto smart working. Sempre più Paesi, infatti, offrono visti pensati per chi desidera vivere temporaneamente all’estero continuando a svolgere il proprio lavoro da remoto. Si tratta di soluzioni pensate per attirare lavoratori stranieri qualificati, con la possibilità di soggiornare per diversi mesi o anche per anni, senza dover rinunciare alla propria occupazione.

Vivere e lavorare in Europa

Tra le destinazioni europee che stanno aprendo le porte ai lavoratori in smart working, si distingue la Spagna. Il Paese consente di risiedere per dodici mesi, estendibili successivamente, purché si disponga di un reddito mensile minimo e la maggior parte dei guadagni provenga dall’estero. Anche la Grecia si è attrezzata in questo senso: chi desidera lavorare con vista sul Mediterraneo può farlo, a condizione di rispettare specifici requisiti economici e burocratici. In Portogallo, il governo ha previsto un permesso ad hoc per i lavoratori a distanza provenienti da fuori l’Unione Europea, valido per un anno. A questo si affianca la possibilità di accedere a un percorso più lungo in caso di residenza prolungata. La Croazia, invece, consente soggiorni fino a 12 mesi, a patto che si dimostri la fonte di reddito e si attesti l’assicurazione sanitaria.

Oltre l’Europa: le mete più richieste per lo smart working

Lontano dal continente europeo, anche Paesi come l’Indonesia, con la sua celebre isola di Bali, hanno lanciato visti pensati per chi lavora da remoto, con la possibilità di rimanere per un anno intero senza obbligo fiscale, purché non si presti servizio per aziende locali. In Costa Rica è possibile soggiornare fino a due anni, mentre negli Emirati Arabi è stato avviato un programma che permette di trasferirsi temporaneamente con la propria famiglia. Il Brasile ha introdotto una forma di permesso che consente di vivere e lavorare per dodici mesi, mentre l’Islanda offre soggiorni di sei mesi per lavoratori con redditi elevati. Anche nei Caraibi, destinazioni come Barbados e Dominica hanno avviato programmi simili, con durata di un anno o più.

Visti flessibili per nuove opportunità

La diffusione di questi permessi dimostra una crescente apertura da parte degli Stati verso nuovi modelli di mobilità e lavoro. In alcuni casi, le condizioni di accesso prevedono solo la prova di un impiego stabile e di un reddito mensile minimo; in altri, è necessario avere una qualifica specifica o un contratto con un datore di lavoro estero. Paesi come la Georgia, la Colombia e il Panama offrono formule che consentono soggiorni prolungati a costi contenuti, mentre realtà come le Bahamas, le Seychelles e Mauritius puntano sul binomio tra lavoro e benessere.

Anche l’Italia tra i Paesi che si aprono allo smart working

Anche l’Italia ha recentemente introdotto un proprio programma per i nomadi digitali. Il permesso, rivolto a lavoratori altamente qualificati, è accessibile anche a liberi professionisti e consente l’ingresso di familiari. Per essere idonei, è necessario soddisfare un requisito minimo di reddito annuo e presentare la documentazione presso una rappresentanza diplomatica italiana.

Nuove iniziative globali

Nel resto del mondo, Paesi come il Canada, la Turchia, la Thailandia e Taiwan stanno implementando programmi simili. In particolare, la Thailandia ha esteso la durata del soggiorno fino a cinque anni, mentre Taiwan intende attrarre decine di migliaia di professionisti entro i prossimi anni con un piano pensato per lavoratori qualificati. Anche la Slovenia ha annunciato l’introduzione di un permesso di soggiorno specifico a partire dal novembre 2025. La Repubblica Ceca ha focalizzato la propria iniziativa sul settore informatico, offrendo un permesso annuale ai professionisti in ambito tecnologico. L’Ecuador e l’Uruguay, invece, propongono visti a lavoratori con redditi medio-alti, ampliando ulteriormente le possibilità per chi desidera vivere in Sud America senza rinunciare alla propria occupazione.