Il test dell’udito per i bambini

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Due bimbi su mille hanno problemi di udito. Possono essere così già alla nascita perché hanno subito una sofferenza neonatale o sono stati colpiti da qualche malattia infettiva contratta dalla mamma durante la gravidanza. Ma la difficoltà a sentire può manifestarsi anche più tardi. Perfino verso i cinque, sette anni se la colpa è di infezioni come il citomegalovirus o la meningite.
«Il calo di udito va sempre affrontato tempestivamente» dice Edoardo Arslan, direttore del Servizio di audiolo-gia e foniatria dell’ospedale di Treviso e uno dei massimi esperti di sordità infantile. «I bambini che non sentono bene tendono a parlare più tardi e quindi hanno ritardi nell’apprendimento e problemi a scuola». In oltre cinque ospedali su dieci, oggi tutti i neonati vengono sottoposti a un esame: l’otoemissione acustica. «Nelle altre strutture invece il test viene comunque sempre effettuato se i bambini sono a rischio» interviene il professore. «Altrimenti è il pediatra a fare controlli periodici. E se c’è un problema di ipoacusia, cioè diminuzione dell’udito, si può risolvere con una piccola protesi.
Mentre per le forme di sordità gravi, se l’apparecchietto non basta, esiste l’impianto cocleare, una sorta di orecchio elettronico che viene impiantato con un intervento». La diagnosi precoce è fondamentale. Per questo, gioca un ruolo importante la mamma, che per prima può avere dei dubbi. Esistono facili test che possono fare i genitori. Le istruzioni sono qui di seguito.

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L’udito dei piccoli va controllato fin dai primi giorni di vita. Ma non è difficile. Basta avere pochi minuti di tempo e un cellulare con la suoneria sotto mano. Se poi restano dei dubbi si possono chiamare i nostri specialisti

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