Come risolvere i litigi tra fratelli? Con il metodo del “buon litigio”

  • 1 5
    Credits: Marta Versiglia - CPPP

    PERCHÉ SI LITIGA?
    Un conflitto tra bambini non è una rissa tra adulti. Possono urlare o spingersi ma non per farsi del male. A 4-5 anni il contatto è sempre una forma di relazione. Non per niente, i bambini si arrabbiano solo con gli amici e con i fratelli, cioè chi amano di più dopo i genitori. Un esempio? La categoria di fratellini più litigiosa in assoluto è quella dei gemelli. Che, infatti, sono anche quelli più complici e profondamente legati l'uno all'altro, abituati a condividere tutto.

    (Foto: il conflict corner in giardino alla Scuola primaria di Pavone Del Mella - BS)

  • 2 5
    Credits: Marta Versiglia - CPPP

    TRE ERRORI CHE I GENITORI DEVONO EVITARE
    "Chi ha cominciato?"; "Adesso basta, fate la pace!"; "Andate in camera e zitti!". Secondo Daniele Novara, cercare il colpevole, trovare la soluzione e dare le punizioni sono i tre classici errori da archiviare. I genitori devono limitarsi a controllare che il maggiore non rischi di fare male al secondo (non sono coetanei con la medesima forza). E, invece di farsi coinvolgere come arbitri del bisticcio ("Lui ha rubato il mio gioco"; "Lei ha rotto il mio disegno"), invitare i bambini a spiegarsi tra loro.

    (Foto: l'angolo della pace con le faccine alla Scuola dell’Infanzia di San Lazzaro di Savena - BO)

  • 3 5
    Credits: Marta Versiglia - CPPP

    IL CONLFICT CORNER
    Il momento delle spiegazioni deve avvenire in un angolo speciale: il conflict corner. Un angolo della cameretta contrassegnato da due seggioline, una panchetta o dei cuscinoni sui quali i bambini dovranno sedersi apposta per chiarirsi. In alternativa, al posto di parlare possono disegnare o, se sono già grandicelli, scrivere su un foglietto la loro versione dei fatti. Lo scopo è quello di aiutarli a esprimere i reciproci punti di vista e, poi, arrivare a un accordo: se i grandi non si impicciano, magicamente tutto il processo avviene in tempi molto rapidi. Anche in meno di un minuto!

    (Foto: la "pausa gomitolo" per fare la pace alla Scuola Primaria di San Lazzaro di Savena - BO)

  • 4 5
    Credits: Marta Versiglia - CPPP

    NON GIUDICARE
    In genere, per adottare questo metodo, serve una settimana di "training" guidato dai genitori. Poi i bambini lo useranno da soli. Ma attenzione: gli adulti non devono stupirsi se quello che i figli si dicono non corrisponde alla realtà dei fatti. Non stanno mentendo: semplicemente, è la loro, infantile, originale e sicuramente bislacca visione delle cose.

    (Foto: il conflict corner alla scuola primaria di Rogno - BG)

  • 5 5
    Credits: Marta Versiglia - CPPP

    LASCIAMOLI LITIGARE A MODO LORO
    E alla fine? Spesso i grandi hanno l'impressione che ci sia un vincitore e un perdente. Ma, di nuovo, queste sono categorie adulte: i bambini se ne fregano. E possono concludere i loro litigi nei modi più originali: "Facciamo che tu tieni il gioco 5 minuti e poi lo dai a me per 5 minuti" (quando, sotto i 7 anni, non hanno minimamente la percezione del tempo). Oppure: "Gioco io finché mi stufo e poi te lo dò" e così via. Fanno un po' ridere ma, qualunque sia il loro accordo, bisogna lasciarli fare. Perché ci credono. E perché la cosa più importante è che abbiano fatto questa preziosa esperienza: litigare e fare la pace a modo loro. È così che si diventa grandi.

    (Foto: la panchina rossa alla Casa dei bambini di Gavardo - BS)

/5

I consigli di Daniele Novara, pedagogista, per risolvere i conflitti tra bambini, a scuola e in famiglia

"Due fratellini possono litigare fino a 50 volte in un'ora" esordisce Daniele Novara, pedagogista e autore di Litigare fa bene (Bur) che, nella sede del suo Centro psicopedagogico per l'educazione di Piacenza (www.cppp.it) ha tenuto un convegno sul tema. "Si tratta di micro-conflitti che, in genere hanno sempre la stessa motivazione: "Voglio quello che hai tu (e non  ti dò quello che è mio)"". Può essere un giocattolo o il posto sul divano accanto alla mamma: i bambini non hanno filtri, esternano immediatamente la più piccola contrarietà.

Dopo anni di studi, e una ricerca sul campo presso alcune scuole di Torino, Daniele Novara ha così messo a punto un vero e proprio metodo. Quello del buon litigio. "I risultati ci hanno dato ragione, in classe come in famiglia, se messi nelle condizioni di gestire da soli i loro conflitti, i bambini trovano rapidamente un accordo. E, facendolo, imparano ad ascoltare il punto di vista dell'altro, a esprimere il loro e a trovare soluzioni. Tutte competenze preziose nelle relazioni sociali".  

Sfoglia la gallery per trovare, in breve, i passaggi base del metodo del buon litigio.

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te