C'erano una volta tre piccoli porcellini, che vivevano vicini al bosco tutti insieme, da buoni frate

C'erano una volta tre piccoli porcellini, che vivevano vicini al bosco tutti insieme, da buoni fratellini. Un giorno la madre chiamò i porcellini e disse: «Ormai siete diventati grandi, è tempo di andare per il mondo e costruirvi la vostra casa!» e aggiunse: «Mi raccomando, fate attenzione al lupo e non lasciatelo mai entrare in casa». Non molto distante da lì, infatti, viveva un lupo feroce. Fu così che i tre si misero in cammino e per mettersi al sicuro decisero di costruire ognuno la propria casetta... (continua a leggere la fiaba)

Una favola da riscoprire: qui ti proponiamo la versione classica e un'altra dal finale più dolce... scegli tu quale leggere ai tuoi bambini!

La favola dei tre porcellini rappresenta il momento della crescita. Grazie all'esperienza di vita si conquista la maturazione e la competenza necessaria per poter creare la propria abitazione: l'uscita di casa e l'andare per il mondo rappresenta la maturità che è conquista di indipendenza e libertà. La fiaba è stata pubblicata per la prima volta da James Orchard Halliwell-Phillipps intorno al 1843, all'interno della raccolta Nursery Rhymes and Nursery Tales, che riprendeva un racconto orale antecedente. Pur rimanendo intatto lo schema narrativo alla base, esistono diverse varianti della storia, sia per quanto riguarda gli animali (con i fratelli Grimm diventano sette capretti), sia per quanto riguarda i tentativi del lupo per convincere i porcellini.

L'importanza del lupo, che rappresenta le persone di cui è necessario diffidare, è nella presa di coscienza che diventare adulti implica la capacità di sapersi difendere da soli, ma per farlo è necessario rimanere attenti, lavorare sodo e non credere alle parole degli sconosciuti. In alcuni versione meno crudeli della storia i fratellini riescono a salvarsi, ma la morale resta identica: per trovare la propria sicurezza bisogna lavorare sodo e essere saggi!

La storia dei tre porcellini

A un certo punto incontrarono un uomo che trasportava della paglia, allora il primo porcellino disse: «Buon giorno! Gentilmente, non è che mi regalerebbe della paglia?». L'uomo rispose: «A cosa ti serve?». Il porcellino rispose: «Devo costruire la mia casa!». L'uomo regalò al porcellino molta paglia: felice, si mise a costruire una piccola abitazione, in verità abbastanza precaria, ma molto facile da realizzare. «Sarà pronta in un attimo!» esclamò il porcellino felice. E così fu. Una volta pronta la casetta il porcellino disse: «Mi piace!», entrò e chiuse la porta del suo rifugio, pronto ad affrontare l'inverno e il lupo.

I due fratellini proseguirono e per strada incontrarono un altro uomo, che trasportava legna su un carretto. Pensando che fosse il materiale giusto per le sue esigenze, il secondo porcellino chiese al signore: «Buon giorno! Ho lasciato la mia mamma perché sono diventato grande. Per cortesia mi potrebbe regalare un po' di legna con cui costruire la mia nuova casa?». «Certamente!» rispose l'uomo, aggiungendo: «Buona fortuna!».
Con la legna il porcellino poté costruire la sua casetta e dopo aver lavorato tanto entrò dalla porta chiudendola alle spalle e disse: «Ecco la mia casetta, com'è bella! Il lupo non mi fa paura, adesso starò al sicuro».

L'ultimo porcellino, salutato il fratello, si incamminò da solo per la sua strada. Dopo un po' vide un uomo che trasportava un carretto carico di mattoni rossi, così disse: «Buon giorno buon uomo. Siccome sono grande sono partito per il mondo. Mi regalerebbe qualche mattone per costruire la mia casetta?». «Con piacere!», rispose l'uomo.
Il porcellino faticò per tutto il giorno, ma alla fine la casetta divenne davvero solida e bella. Soddisfatto, entrò in casa e chiuse la porta alle sue spalle mettendosi comodo: «Quant'è solida la mia casa!», esclamò.

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Il finale classico

Nello stesso momento il lupo, poco lontano da lì, si svegliò piuttosto affamato: «Oggi ho davvero una fame da lupo», bofonchiò e uscì in cerca di una ricca colazione. Lungo la strada si trovò di fronte a una casetta di paglia; annusando, si disse: «Che profumino! Sento odor di porcellino».
Toc toc, fece il lupo al porcellino.
«Chi è?» disse il porcellino.
«Fammi entrare!» disse il lupo al porcellino, ma egli si rifiutò in tutti i modi. Fra pianti e ululati il lupo iniziò a sbuffare. E sbuffando, soffiava e soffiava finché tutti i fili di paglia della casetta volarono via: rimase solo il porcellino, senza più un tetto e pieno di paura. «Ti mangio!» disse il lupo, e con la pancia piena se ne andò a schiacciare un pisolino.
Il giorno dopo il lupo si alzò, di nuovo affamato e camminando si trovò davanti alla casetta di legno del secondo porcellino. «Che profumino! Sento odor di porcellino» pensò il lupo.
Toc toc.
«Chi è?».
«Sono il tuo fratellino, apri!» esclamò il lupo.
«Non ti credo, lupaccio» disse il secondo porcellino, e non gli aprì.
Ma il lupo era così arrabbiato che prese un fiammifero e appiccò fuoco alla casa: il legno bruciò in un attimo e tutto a un tratto della bella casetta non rimase che cenere. Il lupo si mangiò il porcellino in un sol boccone e, satollo, tornò a casa a fare un riposino.
Passò un giorno e al mattino il vecchio lupo si svegliò con una gran fame: «Ho un buco allo stomaco!» si disse e si mise in marcia per fare un buon pranzetto. Giunto davanti alla casa del terzo fratellino mormorò «Che profumino! Sento odor di porcellino» e bussò alla porta.
Toc toc.
«Chi è?»
«Come chi sono? Sono la mamma! Che aspetti a farmi entrare» disse il lupo con fare suadente.
«Prrrrrrrrrrrrrrrrrrr» esclamò il porcellino facendo una sonora pernacchia: «No che non ti apro, tu non sei la mia mamma!».
Il lupo soffiò e soffiò, ma la casa di mattoni era solida e non si mosse di un millimetro. Allora con un fiammifero il vecchio lupo tentò di bruciarla, ma il fuoco si spegneva: fu così che penso di calarsi dal camino.
«Porcellino stai attento! Guarda che ti vengo a prendere, ora mi calo giù per il camino» urlò furibondo il lupo.
Il porcellino, previdente, aveva messo sul fuoco un pentolone e quando il lupo si calò scoprì di essersi seduto proprio su quella grande pentola bollente. Che dolore!
Saltando fuori dal comignolo, il lupo corse verso il bosco urlando e nessuno lo vide mai più. Il porcellino saggio, che non temeva di lavorare sodo, finalmente poté godersi la meritata tranquillità e vivere in pace.

(Non ti piace questo finale? Vai al nostro finale, dove tutti i porcellini si salvano!)

Il finale alternativo

Poco lontano da lì, il grande vecchio lupo, che viveva ai margini del bosco, si svegliò piuttosto affamato: «Oggi ho davvero una fame da lupo», bofonchiò e uscì in cerca di una ricca colazione. Lungo la strada si trovò di fronte a una casetta di paglia; annusando, si disse: «Che profumino! Sento odor di porcellino».
Toc toc, fece il lupo al porcellino.
«Chi è?» disse il porcellino.
«Fammi entrare!» disse il lupo al porcellino, ma egli si rifiutò in tutti i modi. Fra pianti e ululati il lupo iniziò a sbuffare. E sbuffando, soffiava e soffiava finché tutti i fili di paglia della casetta volarono via: rimase solo il porcellino, senza più un tetto e pieno di paura. «Ti mangio!» disse il lupo, ma il porcellino se la diede a gambe e scappò via più lontano del vento a chiedere ospitalità al fratellino. Toc toc, fece alla porta della casetta di legno: «Per piacere fammi entrare caro fratello, è arrivato il lupo che ha soffiato e soffiato. Ora della mia casa non è rimasto più niente!»
«Non ti preoccupare» rispose il secondo fratello, aggiungendo: «Qui staremo al sicuro!».
Il giorno dopo il lupo si alzò di nuovo affamato: cammina e cammina, si trovò davanti alla casetta di legno del secondo porcellino. «Che profumino! Sento odor di porcellino» pensò il lupo.
Toc toc.
«Chi è?».
«Sono il tuo fratellino, apri, sii gentile» esclamò il lupo.
«Brutto lupaccio, non ti credo: vattene via!» disse il secondo porcellino, e non gli aprì.
Ma il lupo era così arrabbiato che prese un fiammifero e appiccò fuoco alla casa: il legno bruciò in un attimo e tutto a un tratto della bella casetta non rimase che cenere. I due porcellini, tremanti di paura, si misero a correre e in un attimo arrivarono davanti alla casetta di mattoni del terzo fratellino.
«Apri la porta, presto! Il lupo ci vuole mangiare». Il terzo porcellino accolse i due fratelli con un grande abbraccio e disse: «Non temete, affronteremo il lupo insieme!».
Passò un giorno e al mattino il vecchio lupo si svegliò con una gran fame: «Ho un buco allo stomaco!» si disse e si mise in marcia per fare un buon pranzetto. Giunto davanti alla casa del terzo fratellino mormorò «Che profumino! Sento odor di porcellino» e bussò alla porta.
Toc toc.
«Chi è?»
«Come chi sono? Sono la mamma! Che aspetti a farmi entrare» disse il lupo con fare suadente.
«Prrrrrrrrrrrrrrrrrrr» esclamò il porcellino facendo una sonora pernacchia: «No che non ti apro, tu non sei la mia mamma!».
Il lupo soffiò e soffiò, ma la casa di mattoni era solida e non si mosse di un millimetro. Allora con un fiammifero il vecchio lupo tentò di bruciarla, ma il fuoco si spegneva: fu così che penso di calarsi dal camino.
«Attenzione, ora mi calo giù per il camino» urlò furibondo il lupo.
Il porcellino, previdente, aveva messo sul fuoco un pentolone e quando il lupo si calò scoprì di essersi seduto proprio su quella grande pentola bollente. Che dolore!
Saltando fuori dal comignolo, il lupo corse verso il bosco ululando e nessuno lo vide mai più. I tre porcellini finalmente tirarono un sospiro di sollievo e dopo aver fatto una bella colazione si misero al lavoro. Questa volta avevano capito la lezione! Il fratellino aiutò entrambi a costruire altre due casette nuove di zecca, in grado di resistere alle tempeste dell'inverno e agli assalti dei vecchi lupi malintenzionati. Aiutandosi l'un l'altro e cantando canzoni il lavoro fu più divertente e passò in fretta. I fratellini costruirono così tre casette vicine e continuarono a vedersi, fare l'orto organizzare feste e picnic, asciugarsi le lacrime e ridere cercandosi l'un l'altro ogni giorno, fino a quando furono vecchi e grinzosi. Perché insieme la vita si affronta con più forza, allegria e felicità.

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