Altro che estinti e soppiantati da videogames, smartphone e social network. I giochi da tavolo sono tornati alla ribalta e sono più appassionanti che mai. I numeri lo dimostrano: Play, la più importante fiera ludica d’Italia, che si tiene a Modena, ha toccato quest’anno la cifra record di 33.000 visitatori, il 40% in più del 2012.

Secondo una ricerca della Hasbro, l’azienda del mitico Monopoly, ancora oggi il 98% delle famiglie americane possiede un gioco in scatola e lo usa in media 100 ore all’anno. E proprio il tabellone più cult del mondo ha appena mobilitato quasi 1 milione di fan, chiamati alle urne su monopolyitalia.it per votare le città italiane che si aggiudicheranno le caselle della speciale edizione tricolore in uscita nel 2017. Insomma, chi pensa che dadi, carte e pedine siano ormai soppiantati si sbaglia: tra gli addicted al “partitone” persino tra una pausa sul set e l’altra, ci sono celebs come Jessica Alba e le star di The Hunger Games Woody Harrelson e Elizabeth Banks.

A tirare il mercato non sono solo i cult come Risiko!, al quale vengono dedicati anche tornei con un tabellone a grandezza umana (il 16 e 17 luglio a Sant’Eufemia a Maiella, in Abruzzo, www.risikoenatura.it) o quizzoni come Trivial Pursuit, che vanta 88 milioni di copie vendute nel mondo dal 1981. È anche grazie a titoli nuovi e moderni che il settore vanta un più 40% di vendite nell’ultimo triennio. «Ogni anno escono quasi 1.000 giochi inediti» dice Andrea Ligabue, direttore creativo della fiera Play di Modena. «Da quelli ispirati a temi sociali come The Italian Job a quelli a tema horror e fantasy, sulla scia dei successi di cinema e tv, come Zombicine e Trono di spade». Tra i più gettonati del 2015 ci sono Dixit, un gioco di carte che ha venduto 20.000 copie soltanto in Italia, e Ticket to ride, una specie di Risiko ferroviario che ha raggiunto le 10.000.

Contro ogni aspettativa, tra gli ingredienti del successo dei boardgames ci sono anche i social network e le console. «Gli smartphone hanno riportato il gioco nelle mani di tutti e Internet ha aperto la strada alla formazione di community di appassionati» spiega Andrea Ligabue. «Anche la struttura dei giochi di società ha imparato la lezione digitale: la grafica è curatissima e molto intuitiva, le regole sono semplici e le partite hanno tempi rapidi, al contrario di quelle interminabili di una volta».

Se i giochi cambiano e si fanno più smart, anche il target dei fan non è più lo stesso: «Oltre ai ragazzini, si mettono intorno a un tavolo sempre più adulti tra i 20 e i 45 anni» dice Luca Cattini, fondatore e country manager di Asterion Press, una delle maggiori aziende di entertainment italiane. «Sono gruppi di amici che sostituiscono l’uscita al pub con la partita a Monopoly, ma anche coppie e genitori con bambini. Per loro la scelta è tra party games con le carte, alla Dobble, che puntano su rapidità e destrezza e si possono giocare anche in un quarto d’ora; family games che comprendono elementi di strategia e sono perfetti per una serata casalinga; core games, che sono complessi giochi di strategia per super-esperti come Twilight Struggle che simula lo scontro fra Usa e Urss durante la Guerra Fredda».

A dare una spinta al fenomeno ha contribuito anche la crisi economica di questi ultimi anni: «I boardgames garantiscono un divertimento low cost, sono transgenerazionali e si possono giocare ovunque» dice Maresa Bertolo, docente di Game design al Politecnico di Milano. «I giochi da tavolo non solo permettono di recuperare l’interazione diretta e la condivisione tra le persone, ma consentono di vivere una dimensione ludica più rilassata e riflessiva, estrane alle eccitazioni dei videogames. In più, sviluppano competenze come il rispetto dei turni e la gestione della sconfitta, e aiutano a scaricare la tensione e la rivalità».

Sopravvissuti alle app e alle console attuali tipo Wii e Playstation, i giochi da tavolo si preparano a fare concorrenza anche alle tecnologie 3D. Proprio come i visori tipo Oculus che fanno immergere in un mondo virtuale, «i boardgames del futuro coinvolgeranno gli appassionati in un’esperienza ludica a 360 gradi» anticipa Luca Cattini di Asterion Press. «Nei giochi di ruolo, per esempio, le partite sono concatenate l’una all’altra e l’esito di ognuna condiziona la prossima, come le puntate di una saga che non finisce mai. E sono in ascesa i games che rimandano alle app dove esplorare stanze a ambienti descritti sul tabellone».