Perché il metodo Marie Kondo funziona

Marie Kondo sembra nata in una taglia extra-small per muoversi nel mondo in punta di piedi e ingombrarlo il meno possibile. È il physique du rôle perfetto per la sua filosofia che, al contrario, invade le librerie. I suoi manuali bestseller, da Il magico potere del riordino a 96 lezioni di felicità, hanno venduto oltre 12 milioni di copie in 40 Paesi, 500.000 in Italia. E il suo metodo è diventato un brand – KonMari – che continua a fare miracoli non solo editoriali, ma anche commerciali (il sito konmari.com) e televisivi (la serie Netflix Facciamo ordine con Marie Kondo).

Il video con Marie Kondo

L’abbiamo incontrata a Londra, eccola!

Il colpo di genio della 38enne autrice giapponese Marie Kondo è un insieme di consigli pratici e spirituali che, in questi tempi sovraccarichi, ha intercettato i bisogni di molti. La professionista che non ha tempo per la casa ma vive con stress il disordine che avanza. I neogenitori sommersi da mucchi di giocattoli e abitini in cui è impossibile trovare quello che serve al momento giusto. Le accumulatrici seriali incapaci di buttare il super.fluo senza essere straziate dai sensi di colpa.

Il nuovo libro di Marie Kondo

Con il nuovo libro Marie Kondo fa un passo ulteriore: Kurashi – Vivere in armonia con se stessi e con lo spazio che ci circonda (appena uscito per Vallardi, come i precedenti) aiuta a costruirsi la giornata ideale. «Kurashi in giapponese significa “stile di vita” e noi possiamo reinventarlo a cominciare dalla casa, circondandoci solo degli oggetti che ci danno gioia» spiega. Parla nella sua lingua musicale accompagnandosi con le mani, come una di.rettrice d’orchestra. A guardarla, si resta incantati.

Marie Kondo libro
IN LIBRERIA
Si intitola “Kurashi – Vivere in armonia con noi stessi e lo spazio che ci circonda” (Vallardi). È il quarto manuale di Marie Kondo uscito in Italia. Illustrato con le foto della casa dell’autrice del bestseller Il magico potere del riordino (2014), aiuta a trovare lo stile di vita ideale arredando le stanze con oggetti che diano gioia e accorgimenti mirati alle varie attività della giornata, dal riordino al lavoro, dalla convivialità al riposo.

Intervista a Marie Kondo

Qual è il legame tra il riordino e lo stile di vita? «Riordinare l’ambiente è un modo per guardarsi dentro, capire cosa vogliamo, riorganizzare i pensieri. Io per prima sento quanto sia importante per vivere in pace con me stessa e con gli altri, oltre che per essere più efficiente».

Un esempio dalla sua esperienza? «Quando studiavo avevo una cameretta, che nelle metropoli giapponesi è già un lusso: era piccola e senza finestre, ma era uno spazio tutto per me dove creavo il mio stile di vita. Tenevo un vaso con un fiore sempre in vista, la mia musica preferita nelle pause, essenze per rilassarmi prima di dormire. Così la distanza tra sogno e realtà non mi disturbava. Ognuno può immaginare la propria casa e routine ideali e cercare di crearle con quello che ha a disposizione».

Come funziona il suo metodo? E come influisce sul benessere interiore? «Ci si dà un tempo, una settimana o un mese, e si fa ordine per categoria: vestiti, libri, documenti… Per migliorare la qualità della vita non bisogna concentrarsi sulle cose da buttare, ma su quelle che ci danno gioia e aiutano a reinventare il nostro spazio. Gli effetti sono sorprendenti e diversi per ciascuno di noi».

Quali cambiamenti ha notato facendo consulenze personalizzate? «Ho visto casalinghe che hanno deciso di mettersi in gioco e diventare imprenditrici, persone che hanno riscoperto passioni accantonate. Non è soltanto l’atmosfera della casa a cambiare, ma la nostra anima: un ambiente più funzionale e piacevole ci valorizza, fa crescere l’autostima».

Nel libro consiglia di creare un “angolo della gioia”. Qual è il suo? «Un ripiano della camera da letto dove ho messo cristalli luminosi e fiori. Ognuno può creare il proprio a piacere. Consiglio sempre di posizionare qualcosa di piacevole sul quale aprire gli occhi al mattino».

Suggerimenti per altre stanze? «L’ingresso per me è sacro come quello di un tempio: è il volto della casa e lo pulisco ogni mattina, mettendo fragranze profumate o fotografie che mi danno il benvenuto quando rientro. Il salotto è il posto dello stare insieme, con qualcosa per bere tè o caffè, piante, quadri. Anche lo spazio di lavoro dev’essere gioioso, per viverlo al meglio: io ho blocchetti dalle copertine spiritose per gli appunti e raccoglitori dei miei colori preferiti».

Ha anche un rituale per ringraziare e salutare quello che non serve più. Trattare casa e oggetti come persone aiuta a capire la loro importanza? «Sì, ogni ogget.to può avere o meno un valore affettivo, essere rassicurante o essere lì senza un motivo apparente. Non è detto che ciò che abbiamo amato a prima vista resti importante nel tempo. Proprio come le persone. Ho conosciuto mio marito Takumi all’università, ma per 8 anni ci siamo visti solo ogni tanto. La natura di certi legami si chiarisce solo con il tempo (Marie e Takumi Kawahara sono sposati da 10 anni, lui è ora amministratore delegato della KonMari Media, ndr)».

Lei ha un marito, tre figli piccoli – di 6, 5 e 1 anno – e una professione impegnativa, eppure nel suo nuovo libro caldeggia il riordino come prima attività della giornata. Riesce davvero a essere così precisa? «In realtà lo scompiglio creato dai bambini mi richiede molte più energie di prima. Ormai metto a posto sempre, anche mentre cucino o gioco, e qualche volta rinuncio al mio standard ideale se la stanchezza mina la serenità familiare. Detto questo, fare ordine permette di essere più efficienti nel resto della giornata, lavoro compreso, e il tempo che impieghi nel.la prima fase viene poi risparmiato nelle altre».

L’ordine era una sua fissazione già da bambina? «Sembrerà strano, eppure per me era importante quanto i videogiochi per altri ragazzini. A mia madre piacevano i lavori domestici e volevo imitarla. Mentre però a cucire o cucinare vedevo dei miglioramenti, nel fare ordine pensavo di non essere brava perché ogni volta bisognava ricominciare da capo. Così mi ero incaponita».

Era un gioco? «Allora era soprattutto un’ossessione».

C’è un modo per convincere i disordinati cronici? «Nessuno cambia le proprie abitudini se non ne sente la necessità. E l’ordine non ha lo stesso valore per tutti, ognuno prova piacere per cose diverse».

Com’è cambiata la sua vita con il successo? «Il successo mi ha permesso di viaggiare fuori dal Giappone, conoscere altri Paesi e culture: è stato un grande regalo (ora vive tra il Giappone e gli Stati Uniti, ndr)».

Ci sono Paesi che sente più affini nell’amore per la casa? «L’Italia, per esempio: sono sorpresa di quanto recepiate la filosofia giapponese. Avete una sensibilità simile, il mio metodo viene messo in pratica più che altrove».

Un consiglio per tutti? «Scegliete cosa tenere e cosa scartare. E scrivete ogni giorno quello per cui provate gratitudine: è una pratica semplice ma potente».