Mai sentito parlare dello woga? Si tratta dello yoga in immersione, una disciplina adatta a tutti perché la pressione idrostatica dell’acqua sostiene il corpo, aiutando nei movimenti ed evitando sovraccarichi per muscoli e articolazioni. Ma se pensi che sia un’attività troppo blanda, ti sbagli. È una gym dinamica, perché oltre al proprio movimento c’è quello dell’acqua, che massaggia, drena, rilassa.

«E se fatto bene, con consapevolezza, amplifica i benefici dello yoga» commenta Karina Wagner, istruttrice di yoga “a terra”. Se ne parla, tanto, in questi mesi perché lo woga è perfetto per allenare la muscolatura coinvolta nella respirazione, il diaframma in primis. Aiutando così chi, per esempio, ha avuto il Covid o soffre di ansia e stress: il respiro diventa più intenso, consapevole, rilassante. «Woga non è, banalmente, la trasposizione dello yoga in acqua. È un’attività che trae spunto dalle asana per svilupparsi in un bodywork acquatico che lavora a livello neurologico, articolare, muscolare» spiega Gianni De Stefani, formatore della tecnica e insegnante di sport acquatici.

Da dove si comincia

Iniziamo dicendo che non è necessario aver già provato lo yoga. «Non è fondamentale nemmeno saper nuotare, però una buona acquaticità aiuta soprattutto a lasciarsi andare nel rilassamento» commenta De Stefani. Di solito si pratica in piscina, in acqua calda, accogliente, con una temperatura intorno ai 33 gradi. «L’altezza dell’acqua non è fondamentale, nel senso che gli esercizi possono essere adattati. Possiamo lavorare in modo efficace con acqua alta 70, 120 o anche 160 centimetri. La cosa migliore, però, sarebbe avere una piscina con profondità degradante» commenta il trainer. Per un beneficio reale ci vuole una pratica costante. «Una volta alla settimana, almeno, in modo continuativo. Anche perché è un percorso, di volta in volta ci si migliora e si diventa più sciolti, consapevoli, forti» aggiunge De Stefani.

Come funziona una lezione di woga

La lezione, che di solito dura un’ora, sempre immersi nell’acqua, si pratica in piccoli gruppi, in silenzio, e sotto la guida di un trainer. È suddivisa in 4 tipi di esercizi diversi, da combinare.

1. Si inizia semplicemente galleggiando o in appoggio e mantenendo delle asana. «In questo modo la pressione e il calore dell’acqua abbassano il tono muscolare, togliendo tensione, si attivano i recettori e si comincia ad “ascoltarsi”, con attenzione» spiega Gianni De Stefani. Sono pratiche semplici, come tenere la posizione della tartaruga, sedendosi nell’acqua e poi lasciando scivolare indietro la schiena, quasi si sprofondasse in un divano, allungando bene il dorso, il collo, per rilassarli.

2. Da qui, si passa al pranayama, la respirazione. «Immersi in acqua sino al mento, dobbiamo vincere la pressione dell’acqua sul nostro corpo. L’impegno muscolare non è banale, serve un buon controllo anche degli addominali, come gli obliqui, per fare esercizi che possono sembrare facili, come l’inspirazione dal naso e l’espirazione contemporanea da naso e bocca» commenta il trainer.

3. A questo punto arrivare alla meditazione è quasi scontato. «Meditando in immersione, di solito sentiamo il corpo più lieve, leggero, senza dover lottare contro la forza di gravità e i dolori dovuti a posizioni che potrebbero, fuori dall’acqua essere faticose. Questo permette di avere la mente concentrata al 100% e di rilassarsi in modo più efficace, intenso» aggiunge Gianni De Stefani. Ma non è finita qui. Adesso si passa ai muscoli.

4. Si lavora, con precisione, sulla muscolatura interna, profonda. «Ad esempio sui piccoli muscoli della colonna e su quelli del bacino. Cerchiamo di rilassare, decontrarre. Fare, nell’acqua calda, lentamente, esercizi classici dello yoga come il guerriero, l’albero, il garuda, che esigono armonia, diventa un’occasione non solo per rinforzarsi, ma anche per ritrovare fluidità e mobilità articolare» spiega Gianni De Stefani. La sensazione, finita la lezione, è quella che lascia un massaggio profondo, decontratturante. Energia che circola, muscoli e articolazioni sciolte, la voglia di respirare profondamente. «Si toglie tensione al corpo, migliorando in questo modo anche la postura» conclude il trainer.


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Prova lo woga anche alle terme

Le Terme di Chianciano (www.termechianciano.it) offrono lo thermal yoga: è l’equivalente dello woga, fatto però in immersione in acqua termale che sgorga a 38,5 gradi, ricca di anidride carbonica. È un’acqua preziosissima che di solito viene usata per bagni e fanghi contro l’artrosi e per combattere le patologie vascolari. In questo caso, rende ancora più efficace e rilassante l’attività fisica. Le lezioni, di un’ora circa, sono inserite sia nei programmi settimanali, per gli ospiti dell’hotel, sia in pacchetti benessere acquistabili da soli.