Multe calcolate in modo diverso, patente da rinnovare meno spesso e documenti che non sarà più necessario avere sempre con sé. Il nuovo Codice della strada promette di cambiare diverse abitudini degli automobilisti. Il Consiglio dei ministri ha dato il primo via libera alla riforma il 13 ottobre, dopo un confronto con oltre 100 associazioni.

L’obiettivo dichiarato è rendere le sanzioni più proporzionate, senza rinunciare alla sicurezza. Ma quali saranno le conseguenze per chi guida ogni giorno? E soprattutto, quando scatteranno le nuove regole? Per il momento nulla cambia: il testo deve ancora completare il percorso di approvazione e alcune disposizioni potrebbero essere modificate.

Nuovo Codice della strada: come cambiano le multe

Superare il limite di velocità di pochi chilometri orari potrebbe costare meno rispetto a un’infrazione più consistente. È questa una delle principali novità della riforma, che punta a rendere le sanzioni proporzionate alla gravità delle violazioni.

Il sistema attuale prevede fasce di importi, all’interno delle quali comportamenti diversi possono comportare la stessa multa minima. La proposta del governo introduce, invece, un criterio più graduale, basato sui chilometri orari effettivamente superati.

Secondo la bozza, la sanzione ordinaria sarà di dieci euro per ogni chilometro orario oltre il limite. Sulle strade urbane con limiti più bassi, come quelle a 30 o 50 km/h, l’importo scenderà a cinque euro. Per capire la differenza basta un esempio.

Su una strada cittadina con limite di 50 km/h, viaggiare a 61 km/h comporterebbe una multa di 55 euro. A 90 km/h, invece, la sanzione arriverebbe a 200 euro. Si tratta di esempi previsti dal nuovo criterio, non di importi già applicabili.

Il nuovo criterio di calcolo non elimina, naturalmente, le questioni legate agli strumenti utilizzati per accertare le infrazioni. Resta, infatti, aperto il tema degli autovelox irregolari e della possibilità di contestare le multe, affrontato anche dalla Cassazione.

La revisione riguarda anche l’intero sistema delle sanzioni amministrative. Le fasce previste dal Codice passerebbero da 82 a 21, con importi compresi fra 25 e 40mila euro, secondo la violazione. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha indicato l’obiettivo di rendere le multe «deterrenti e non vessatorie». Questo non significa, però, che tutte le infrazioni diventeranno meno costose.

Al contrario, la riforma prevede aumenti per alcuni comportamenti particolarmente pericolosi. Le sanzioni potranno crescere del 20% in determinate circostanze legate alla guida in stato di ebbrezza o dopo l’assunzione di stupefacenti.

Gli aumenti arriveranno al 50% in altre ipotesi, come l’utilizzo di documenti falsi o targhe contraffatte. Per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine, e per alcune violazioni durante l’inseguimento, potranno invece raddoppiare.

Pene più severe anche per chi organizza o partecipa a gare clandestine di velocità. La bozza contempla la reclusione da uno a tre anni e multe da 25mila a 100mila euro. Cambiano, inoltre, alcune procedure per il pagamento delle sanzioni. Chi riceve un unico verbale superiore a 200 euro potrà chiedere la rateizzazione, purché si trovi in condizioni economiche disagiate.

Prima di avviare il recupero forzato delle somme non pagate, dovrà essere inviato un avviso bonario. Una possibilità in più per regolarizzare la propria posizione prima dell’avvio della riscossione coattiva.

Patente: rinnovo ogni dieci anni fino a 65 anni

Per molti automobilisti la novità più gradita potrebbe riguardare la scadenza della patente. Oggi il rinnovo ordinario decennale delle patenti per auto e moto è previsto fino ai 50 anni. Successivamente la validità si riduce progressivamente, con controlli più frequenti all’aumentare dell’età.

La riforma propone di spostare a 65 anni il limite entro il quale sarà possibile rinnovare il documento ogni dieci anni.

In concreto, chi ha superato i 50 anni potrebbe non dover più affrontare un rinnovo ogni cinque anni. Se la disposizione verrà confermata, la durata ordinaria decennale si estenderà anche alla fascia compresa fra i 50 e i 65 anni.

Una semplificazione che interesserà soprattutto chi utilizza quotidianamente l’automobile per lavoro, famiglia e spostamenti personali. Resterà comunque necessario rispettare le condizioni previste per il rinnovo e l’idoneità alla guida.

La novità riguarda le patenti del gruppo 1, che comprendono quelle per automobili e motocicli. Non bisogna però confondere l’allungamento della validità ordinaria con l’eliminazione dei controlli sanitari. La proposta modifica la frequenza dei rinnovi, non il principio secondo cui chi guida deve possedere i requisiti richiesti. Le modalità definitive saranno chiarite soltanto con l’approvazione del testo.

Le modifiche italiane si inseriscono in un quadro europeo che sta cambiando. Nell’ottobre 2025, infatti, il Parlamento europeo ha approvato nuove disposizioni che riguardano anche la patente a 17 anni e le regole per i neopatentati, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza stradale.

Un altro tema riguarda la sospensione breve della patente, introdotta nel dicembre 2024. Attualmente, per determinate infrazioni commesse da conducenti con meno di venti punti, è previsto uno stop di sette o quindici giorni. La durata può raddoppiare se il conducente provoca uno scontro stradale. Durante il confronto sulla riforma è stata affrontata anche la possibilità di rivedere questa disciplina. Tuttavia, il testo di partenza non permette di stabilire quali modifiche saranno definitivamente adottate.

Per chi deve rinnovare la patente nei prossimi mesi, dunque, non cambia nulla. Le scadenze attuali continuano a valere fino all’eventuale entrata in vigore delle nuove disposizioni. Il consiglio pratico è semplice: non considerare già applicabile il rinnovo decennale fino a 65 anni. La riforma ha superato soltanto il primo passaggio del suo iter e dovrà ancora affrontare diversi esami prima di diventare legge.

Patente e libretto digitali: cosa cambia per i controlli

Quante volte, prima di partire, capita di controllare se la patente è nel portafoglio? Con il nuovo Codice della strada questa preoccupazione potrebbe diventare meno frequente. La riforma prevede, infatti, che patente e carta di circolazione non debbano più essere necessariamente portate a bordo in formato fisico.

Durante un controllo, le forze di polizia potranno consultare direttamente le informazioni contenute nelle banche dati nazionali.

La novità punta a semplificare le verifiche, sfruttando strumenti digitali già disponibili alle amministrazioni. Non significa che patente e carta di circolazione scompariranno, né che verrà meno l’obbligo di possedere documenti validi.

Cambierebbe piuttosto il modo in cui gli agenti potranno accertarne l’esistenza e la regolarità. Anche in questo caso, però, sarà necessario attendere le disposizioni definitive per conoscere tutte le modalità operative.

La digitalizzazione interesserà anche le multe. Gli agenti potranno redigere i verbali attraverso strumenti informatici e renderli disponibili su piattaforme telematiche. Le notifiche avverranno prioritariamente attraverso il Servizio notifiche digitali, conosciuto come SEND. Si tratta della piattaforma che permette alle pubbliche amministrazioni di inviare comunicazioni con valore legale attraverso canali digitali.

La digitalizzazione non parte comunque da zero. Già oggi le multe possono arrivare via PEC e avere pieno valore legale. Per questo è importante controllare regolarmente il proprio domicilio digitale: una comunicazione può produrre effetti giuridici anche se il destinatario non legge subito il messaggio.

Le modalità tradizionali continueranno a essere utilizzate quando il destinatario non dispone di un domicilio digitale.

Un cambiamento importante riguarda i tempi di notifica delle violazioni accertate a distanza. La bozza prevede di ridurre il termine ordinario da 90 a 45 giorni. In altre parole, per le infrazioni che non vengono contestate immediatamente, la comunicazione dovrebbe arrivare in tempi più brevi. È una misura pensata per rendere più rapido il procedimento e ridurre l’intervallo fra la violazione e la conoscenza della sanzione.

La riforma introduce anche strumenti per recuperare le multe non pagate dagli automobilisti stranieri. Inoltre, prevede l’obbligo di assicurazione secondo la disciplina italiana per chi circola nel Paese per più di 30 giorni. Sono interventi che riguardano situazioni specifiche, ma rientrano nello stesso progetto di semplificazione dei controlli.

Per gli automobilisti italiani, la conseguenza più immediata potrebbe essere una gestione più digitale dei documenti e delle comunicazioni. Fino all’entrata in vigore delle nuove regole, restano però validi gli obblighi attuali.

Moto, monopattini e sicurezza: le altre novità

La riforma non riguarda soltanto chi guida un’automobile. Diverse disposizioni interessano motociclisti, ciclisti e persone che utilizzano monopattini per gli spostamenti quotidiani.

Per le moto, una delle proposte più significative riguarda la possibilità di percorrere la corsia di emergenza autostradale in caso di scontri o rallentamenti. Si tratta di una misura ancora da definire nel dettaglio, che non autorizza attualmente i motociclisti a utilizzare liberamente quella corsia.

Sempre per chi viaggia su due ruote, il progetto contempla un programma di installazione di barriere stradali salva-motociclisti. L’obiettivo è ridurre le conseguenze degli urti contro le protezioni presenti lungo le strade. La sicurezza dei motociclisti è infatti uno dei temi affrontati dalla riforma, insieme alla gestione della circolazione nelle situazioni di maggiore congestione. Le misure dovranno essere tradotte in disposizioni operative prima di produrre effetti concreti.

Per i monopattini, i Comuni potranno individuare aree di sosta riservate anche sui marciapiedi. La condizione è che rimanga uno spazio sufficiente per il passaggio sicuro dei pedoni e delle persone con disabilità. L’intento è conciliare le esigenze della mobilità urbana con quelle di chi si sposta a piedi.

Restano, inoltre, al centro del confronto le norme per i ciclisti, dalla distanza laterale durante i sorpassi alla circolazione sul margine destro della carreggiata.

Un’altra novità riguarda gli ausiliari del traffico. La bozza propone di ampliare le loro competenze, consentendo di impiegarli nella regolazione della circolazione agli incroci e nelle situazioni di congestione.

Potranno, inoltre, segnalare o rilevare scontri stradali con soli danni materiali, ma non sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali. Per svolgere questi compiti sarà necessaria una specifica abilitazione. La proposta ha suscitato perplessità fra alcune associazioni della polizia locale, che chiedono una preparazione tecnica adeguata.

Fra le misure di servizio compare anche un intervento per le persone con disabilità. Tutti i Comuni dovranno aderire alla piattaforma nazionale del Contrassegno unificato disabili europeo, il CUDE. Il sistema permette il riconoscimento del contrassegno sul territorio nazionale, semplificando gli spostamenti fra città diverse.

Cambia, infine, il linguaggio del Codice: il termine «incidente» lascia spazio a «sinistro». La scelta vuole sottolineare che molti scontri stradali non sono eventi inevitabili, ma possono derivare da comportamenti prevenibili.

Quando entra in vigore il nuovo Codice della strada?

Il primo via libera del governo non significa che le nuove regole siano già operative. Il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo il 13 ottobre 2026, ma il percorso previsto dalla legge delega comprende ancora diversi passaggi.

Prima dell’approvazione definitiva, il testo dovrà ricevere i pareri degli organismi competenti e affrontare l’esame delle Commissioni parlamentari. Durante questo iter alcune disposizioni potrebbero essere modificate.

Il Consiglio di Stato e la Conferenza unificata avranno 30 giorni per esprimere i rispettivi pareri. Successivamente, le Commissioni parlamentari competenti disporranno di 90 giorni per pronunciarsi. Se il governo deciderà di non recepire alcuni pareri, sarà necessario un ulteriore passaggio alle Camere. I tempi dipenderanno quindi non soltanto dalle scadenze previste, ma anche dall’andamento del confronto istituzionale.

La legge 171 del 23 settembre 2026 ha prorogato la delega concessa al governo, portandola a 22 mesi. In determinate condizioni sono previsti ulteriori 150 giorni. Questo meccanismo potrebbe spostare il termine per l’approvazione definitiva fino a marzo 2027. Non si tratta però di una data certa di entrata in vigore, ma di una possibilità legata ai tempi dell’iter legislativo.

Una volta completati tutti i passaggi, il governo dovrà adottare il decreto definitivo. Seguiranno l’emanazione da parte del presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Soltanto allora sarà possibile conoscere con certezza quando le singole disposizioni diventeranno applicabili. Nel frattempo, chi guida dovrà continuare a rispettare le regole attualmente in vigore, senza anticipare le semplificazioni annunciate.