Audrey Hepburn: molto più di un’icona di stile

"Audrey, More than an icon" è un documentario sull'indimenticabile protagonista di Colazione da Tiffany. Riporterà alla luce molti degli aspetti della vita della star, dalla sua infanzia difficile alla sua eredità filantropica

Audrey Hepburn (così come il suo little black dress) è diventata leggenda: un'icona di stile senza tempo, una donna che incarna il vero glamour di Hollywood, con un seguito che resiste anche a 27 anni dalla sua morte. Audrey Hepburn è stata celebrata in una serie pressoché infinita di documentari ma ora i fan potranno godere di una nuova visione della sua vita, con un nuovo documentario sull'attrice, "Audrey", in arrivo il 30 novembre. A differenza dei precedenti, quest'ultimo capolavoro si propone come obiettivo, quello di scavare ancora più a fondo nella vita dell'attrice, della musa (di Hubert de Givenchy), della moglie e della madre.

Realizzato dallo stesso team del docu-film «McQueen», "Audrey, more than an icon", rivela lati inediti e sorprendenti della vita della dolce Hepburn, attraverso filmati esclusivi e interviste al figlio, Sean Hepburn Ferrer, all’ex direttore artistico di Givenchy, Clare Waight Keller, e al direttore di Tiffany John Loring. «L’attrice ha avuto un’infanzia difficile, perché è stata abbandonata dal padre ed è cresciuta nell’Olanda occupata dai Nazisti e queste esperienze iniziali l’hanno portata a rapportarsi per tutta la vita con i traumi del suo passato e hanno gettato un’ombra sulla sua vita personale», scrive Harper's Bazaar, la bibbia della moda.

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Nonostante il documentario sia destinato a essere una "celebrazione" della diva meno diva di sempre, come già evidente nel suo incredibile trailer, sottolinea come la vita di Audrey Hepburn non sia stata sempre tutta paillettes, diamanti e glamour. "Audrey" ci regala uno spaccato sull'esistenza della piccola Hepburn quando era ancora una «bambina malnutrita e con scarsa autostima»: caratteristiche che l'hanno portata in età adulta ad occuparsi proprio di malnutrizione e abbandono minorile come ambasciatrice globale per Unicef.

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Il docu-film fornisce interviste intime con coloro che la conoscevano meglio, intrecciate attorno a rare riprese d'archivio. Non solo: nel documentario viene ricordato anche il grande amore dell'attrice per il balletto, attraverso l'eccellenza di tre ballerine che rendono omaggio alle fasi più importanti della vita di Audrey Hepburn con sequenze coreografate dal leggendario maestro britannico Wayne McGregor. Francesca Hayward interpreta la «Audrey di Hollywood», «la giovane Audrey» è portata in scena da Keira Moore, mentre la "nostra" Alessandra Ferri sarà invece la Hepburn degli ultimi anni. «La danza esalta il panorama emotivo di Audrey e porta un maggior senso di drammaticità e teatralità nel film anche grazie all’utilizzo di un linguaggio visivo mai usato prima d’ora nei documentari», conclude la regista Helena Coan.

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