Montalbano, il vicino di casa che tutte vorremmo

07 02 2019 di Nadia Santese
Credits: Ansa

Immancabile come Sanremo e atteso come le feste comandate, ritorna sul piccolo schermo il commissario più amato d’Italia. Questa è la tredicesima stagione: due nuovi episodi con cui festeggiare i 20 anni di Montalbano. E già si preannunciano record d’ascolti

Ci siamo, è arrivato il grande momento, non c’è festa mondana che tenga, assemblee di condominio, impegni con gli amici o corsi di ballo: lunedì 11 e 18 febbraio le strade italiane saranno particolarmente libere e silenziose, i ristoranti pressoché deserti e le famiglie insolitamente d’amore e d’accordo radunate intorno alla tv per gustare su Rai1 le vicende di Salvo Montalbano, il poliziotto che tutti vorremmo avere come vicino di casa (ma ci andrebbe bene anche come amministratore del palazzo). Ci sembrerà d’averlo salutato la sera prima e riprenderemo subito confidenza con gli amici di sempre - Mimì, Fazio, Catarella, Livia, Angelina - e con la terra siciliana che, spettatrice e allo stesso tempo protagonista, osserva silenziosa le alterne vicende e i contrasti dell’animo umano.

Questa sarà la tredicesima stagione: i due nuovi episodi si intitolano: “L’altro capo del filo” e “Un diario del ‘43”.

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Il commissario Montalbano in una scena de "L'altro capo del filo"
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Luca Zingeretti in una foto di scena de 'Il Commissario Montalbano - L'altro capo del filo', per la regia di Alberto Sironi
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Il commissario Montalbano in una scena de "L'altro capo del filo"
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Luca Zingaretti e Sonia Bergamasco in una scena
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Tv: Rai1; "Il Commissario Montalbano . L'altro capo del filo"
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Luca Zingeretti, Peppino Mazzotta e Cesare Bocci in una foto di scena de "'Il Commissario Montalbano - L'altro capo del filo", regia di Alberto Sironi
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Il commissario Montalbano in una scena de "L'altro capo del filo"
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Mimì in una scena de "L'altro capo del filo"
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Il commissario Montalbano in una scena de "L'altro capo del filo"
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Luca Zingaretti in una foto di scena dei nuovi episodi de "Il Commissario Montalban"', in onda dall'11 febbario su Rai1
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20 anni di Montalbano

La fiction, che nel 2019 compie 20 anni, conquista da sempre milioni di telespettatori in prima serata (gli episodi inediti del 2018 hanno registrato una media di 11 milioni), di tutte le età e ceto sociale, con alte percentuali di share anche nelle repliche, pari solo alle grandi sfide calcistiche. E pensare che i primi episodi del 1999, “Il ladro di merendine” e “La voce del violino”, all’inizio erano stati concepiti come puntate pilota su Rai2: nessuno immaginava il successo che avrebbero riscontrato presso il pubblico italiano e straniero! Perciò, a ogni nuova stagione, insieme al commissario, ritorna l’inevitabile analisi sui fattori di successo della serie.

Montalbano, un personaggio d’altri tempi

Ci piace perché va sempre dritto per la sua strada, non cerca di piacere a tutti, non si scompone, non si adatta agli altri, ha una sua morale e non gli fanno effetto i finti apprezzamenti e le false smancerie. Come un uomo d’altri tempi, ha solidi punti di riferimento (la ricerca della verità, il rispetto per il ruolo che ricopre, il valore dell’amicizia, l’affetto per le persone che ama, la passione per il mare, il piacere del buon cibo) e non si lascia compiacere dalle lusinghe di chi vorrebbe ammansirlo per proprio tornaconto personale. Secondo Luca Zingaretti, l’attore che presta il volto al personaggio, Montalbano “è un uomo che ha il baricentro della propria esistenza dentro di sé”. Certo, anche lui ha le sue debolezze e, come tutti, non è esente da errori, ma pur deviando talvolta dal suo cammino regolare, finisce sempre per ritornare ai suoi personali punti di riferimento.

Un mondo sospeso nel tempo

Le vicende di Montalbano sono ambientate a Vigàta, una Macondo italiana, frutto della strabiliante fantasia di Camilleri, una terra che esiste e non esiste, a metà strada tra l’immaginazione e la realtà (le scene sono girate nel ragusano, tra Scicli, Donnalucata, Modica e dintorni). L’ambientazione evoca un passato affascinante che non abbiamo vissuto ma che tuttavia ci appare familiare, come se appartenesse alla nostra infanzia. La bellezza a volte decadente dei palazzi barocchi, gli interni delle case, alcuni personaggi che sembrano arrivare da lontano contribuiscono a creare un clima di stupore e mistero, in grado di trasportarci in un altrove fuori dal tempo, quasi metafisico. Come sostiene il regista della serie, Alberto Sironi: “l’atmosfera, la luce, il caldo, la Sicilia… tutto concorre a creare una bolla magica”.

Una fiction per antidepressivo

Quest’universo, fantastico e reale allo stesso tempo, lo ritroviamo intatto stagione dopo stagione: Catarella continua a strapparci risate con la sua goffaggine, Mimì è sempre l’amico-collega fedele, Fazio persevera nella sua puntigliosa esecuzione delle indagini, Livia è l’eterna compagna di una vita, Adelina seguita a farci venire l’acquolina in bocca con le sue pietanze. Gli ambienti rimangono immutati, il commissario non si separa dalla sua vecchia macchina e dal rito purificatore della nuotata, la casa di Marinella ha sempre la vista sul mare e il cibo conserva il suo effetto salvifico e rigenerante. Tutto ciò è rassicurante: sappiamo che, sia pure per un paio d’ore, possiamo dimenticare il presente e gli affanni quotidiani, senza lo stress di inseguire like o continui apprezzamenti sui social per sentirci al passo con i tempi.

L’affetto per il maestro Camilleri

Montalbano, l’(anti)eroe che tutti ammiriamo, non esisterebbe senza la penna geniale del suo autore, lo scrittore siciliano Andrea Camilleri che dal 1994 descrive gesta e sentimenti del famoso commissario. Lo amiamo e lo veneriamo come un membro della famiglia - un padre, uno zio, un nonno - con doti speciali e non finiamo di ringraziarlo per il talento narrativo con cui ci ha emozionato e fatto vivere storie straordinarie.

La scorsa estate, all’età di 92 anni, dopo oltre 100 libri e una ricca carriera di regista di teatro, televisione, radio, si è esibito al Teatro Greco di Siracusa con Conversazione su Tiresia, a conferma della sua incessante attività letteraria.

In fondo, Camilleri è un po’ come Montalbano, come lui, infatti, va dritto per la sua strada, senza farsi influenzare o scendere a patti con gli altri. “Non demordete mai dalle vostre idee”, conferma in una recente intervista, “se ne siete convinti, mantenetele fino all’ultimo” e, citando Julien Benda, “che le vostre risposte siano, sì – no e soprattutto non cercate di spiegare il sì e il no, perchè ogni spiegazione è già un compromesso”. Quale migliore lezione!

Salvo e Livia, un legame in cui rispecchiarsi

La fiction ci accompagna dal 1999: in questo periodo il commissario è passato dalla gioventù all’età matura, ha sperimentato scontri professionali, crisi esistenziali e lutti familiari, riappacificazioni personali e amicali, facendoci sentire meno soli nell’evoluzione di uomini e donne alle prese con la sfida della vita quotidiana. A differenza del Maigret di Simenon, Montalbano è un personaggio che muta nel tempo, cresce e invecchia come tutti e questo lo rende ancora più “vicino” a noi. Anche il suo legame sentimentale con Livia cambia con il trascorrere degli anni: entrambi hanno imparato a convivere con i limiti dell’altro e, negli ultimi episodi, la fidanzata assomiglia più a una moglie che a un’amante. Anche il quadro generale risente del cambiamento della società, come vedremo nei nuovi episodi, dove si affronta il tema controverso dei migranti.

Questa continua trasformazione porta spesso a riconoscerci in Montalbano, in quella sua irruenza improvvisa, nell’insofferenza a rispettare certi lacci burocratici o alcuni sconfinamenti del potere. Lo amiamo proprio per questo, perchè c’è un po’ del commissario in ciascuno di noi: parafrasando una sua celebre frase, possiamo affermare che “Montalbano siamo!” tutti noi.

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