Direttamente dagli anni ’30 arriva in tv il commissario Ricciardi, nato dalla prolifica penna dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni (pubblicato da Einaudi). Gli appuntamenti previsti sono sei. Si parte il 25 gennaio su Rai 1 con Il senso del dolore, tratto dal primo dei romanzi della saga.

La serie, ambientata a Napoli, con protagonista Lino Guanciale e la regia di Alessandro D’Alatri, ha tutte le carte in tavola per conquistarci, grazie a un mix di elementi di grande impatto (tra cui, va detto, un magnetico paio di occhi verdi).

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– L’attore Lino Guanciale

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– Lino Guanciale e Gabriella Pession, durante la presentazione della fiction La Porta Rossa (2019)

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– Lino Guanciale e Vanessa Incontrada durante la presentazione della fiction di Rai 1 Non dirlo al mio capo 2 (2018)

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– Lino Guanciale e Alessandra Mastronardi durante la presentazione della fiction Rai L’allieva (2016)

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– Lino Guanciale e Francesca Chillemi in una foto di scena della terza stagione della fiction Che Dio ci aiuti in onda su Rai 1 (2014)

Il commissario Ricciardi, un investigatore di classe

Luigi Alfredo Ricciardi, quarto Barone di Malomonte, nasce a Fortino, provincia di Salerno, l’1 giugno del 1900. Nella serie lo troviamo commissario della regia questura di Napoli durante il regime fascista, un periodo non facile per lavorare (soprattutto se alle dipendenze di un vice-questore molto ambizioso), oltreché per vivere.

A vegliare su di lui – in tutti i sensi – c’è la fidata tata Rosa, una sorta di mamma-nonna-zia che, nonostante la fama di cuoca dalla cucina non proprio leggera, costituisce un punto di riferimento e d’affetto insostituibile.

Grazie alle nobili origini, di cui in genere non fa sfoggio, il commissario potrebbe vivere di rendita, ma alcuni drammi del passato e un particolare segreto che lo accompagna dall’infanzia lo portano a immergersi nel lavoro della Squadra Mobile per cercare giustizia, come fosse un’ossessione personale.

Un pesante segreto

Taciturno, riservato, restìo a sorridere o a lasciarsi andare: così si presenta Ricciardi a prima vista. Il commissario deve convivere con un dono/maledizione trasmessogli dalla madre, in virtù del quale vede, ovunque vada, i corpi di chi ha perso la vita in maniera violenta e ne percepisce l’ultimo pensiero. È questo il dramma che accompagna Ricciardi fin da bambino e per il quale si sente condannato a un destino di tristezza e solitudine, non potendo (e non volendo) rivelare questo segreto a nessuno, amici compresi.

Chi lo conosce meglio però, può scorgere un importante aspetto della sua natura: un grande rispetto della sofferenza che lo porta a comprendere i motivi di molti gesti estremi. Si tratta della pietas tipica di chi ha l’animo lacerato da profonde cicatrici e si pone dalla parte dei più deboli, condividendone il dolore.

I personaggi che ruotano attorno al commissario Ricciardi

Intorno alla vita del commissario ruotano amici, colleghi e personaggi dai tratti peculiari.

Il dottor Bruno Modo, medico condotto e anatomopatologo, è uno dei pochi amici di Ricciardi, convinto antifascista, dall’indole a volte fin troppo sovversiva, tanto da mettere a repentaglio più volte la sua vita.

L’imponente brigadiere Raffaele Maione, fedele collega è, insieme al dottor Modo, una delle persone più vicine al commissario – ti torneranno in mente Mimì Augello & Giuseppe Fazio di Montalbano – pronto a seguirlo in ogni situazione, a dispetto del vicequestore Garzo e del suo usciere Ponte. Anche Ricciardi gli è molto legato, a parte quando il brigadiere si mette alla guida dell’auto per aiutarlo nella soluzione dei delitti.

La riservata maestra, Enrica Colombo, incarna il sogno di felicità familiare cui Ricciardi anela ma che non osa immaginare per se stesso. Lei lo osserva dalla finestra del suo palazzo, aspettando che lui si faccia avanti.

La vedova Vezzi, Livia Lucani, è una donna elegante, sensuale e passionale, innamorata del commissario e per lui si trasferirà da Roma a Napoli.

Le mille facce di Napoli

Lo scenario che fa da sfondo alle vicende del commissario è una Napoli abitata da una moltitudine di personalità di vario spessore umano ed estrazione sociale: nobili più o meno decaduti, frequentatori di case di tolleranza, ufficiali dei servizi segreti, artisti e teatranti, e poi portinai, orfani, commercianti, cartomanti e strozzini; tutti alle prese con una pirotecnica carrellata di istinti e passioni.

Il contesto storico in cui è immersa Napoli negli anni ’30 contribuisce a restituire un’atmosfera noir dai risvolti chiaroscuri. Incombe ovunque la presenza della polizia segreta che controlla la vita dei cittadini mentre il contrasto tra la ricchezza dei benestanti e la povertà dei bassifondi malfamati non è altro che lo specchio dei sentimenti che pulsano nel cuore della città.

Un posto d’onore nell’ambientazione della serie è riservato al Gambrinus, il celebre caffè napoletano che Ricciardi frequenta e dove spesso medita sulle indagini in corso.

Il triangolo amoroso

Nonostante la sua indole solitaria, Luigi Ricciardi è un uomo che non passa inosservato e che molte donne vorrebbero avere al proprio fianco. C’è chi non si fa problemi a manifestare intenzioni di legami sentimentali, come Livia, l’ex cantante lirica dalla bellezza conturbante e chi, come la riservata Enrica, preferisce restare nell’ombra, pur tenendo sempre fede a un miraggio d’amore. Chi sceglierà il nostro commissario tra le due donne? E, soprattutto, quando la voglia di condividere la sua quotidianità con qualcuno si farà pressante, riuscirà il nostro (anti)eroe ad ascoltarla e farsi avanti?

Lo scopriremo guardando la serie, tra melodie di mandolino e canzoni struggenti, tenendo presente che nonostante le avversità, o forse proprio per queste, la passione sa tirare fuori le unghie e trovare la strada per raggiungere il suo obiettivo.