Sophia Loren 1959
Sophia Loren

Storia del fotoromanzo, da Grand Hotel a Instagram

Nel 1946 usciva in edicola il primo numero di Grand Hotel e lanciava un genere di “fumetto” tutto italiano: il fotoromanzo, con racconti passionali e attori bellissimi. Un successo che rivive oggi con Instagram

Nella deliziosa e seminale commedia Il segno di Venere di Dino Risi, che nel 1955 contribuì a fare di Sophia Loren quello che poi Sophia Loren sarebbe stata su scala globale, la futura diva è una ragazza che, complice la cugina milanese Franca Valeri, vorrebbe emanciparsi dalla famiglia del Sud che la vuole soltanto sposa di un uomo e casalinga senza ambizioni. «5.000 lire al giorno mi davano per i fumetti!», sospira di fronte al padre, ricordando la sua unica esperienza di lavoro. È un’adorabile autocitazione: i fumetti sono i fotoromanzi, e Sophia Loren è diventata una star proprio su quelle pagine. Ci arriveremo presto. Prima ripercorriamo la genesi, assurda e leggendaria, di un genere tutto italiano, oggi raccontata da Aldo Dalla Vecchia nell’arguto saggio Trionfo d’amore - Breve storia del fotoromanzo (Graphe.it edizioni), appena uscito in libreria.

La nascita di un impero

«Come tutti i miti, il fotoromanzo ha almeno tre padri nobili e tre date di nascita» ironizza l’autore. La prima è il 1946, quando esce il primo numero del celebre Grand Hôtel: non c’erano ancora le fotografie, le pagine erano illustrate con disegni in bianco e nero che le imitavano, ma c’era già l’intuizione del balloon per far “parlare” i personaggi. Le altre due date di nascita sono entrambe nel 1947, a pochi mesi di distanza: prima Bolero e poi Sogno, che inizialmente si chiamava Il mio sogno.

1 di 5 - Il fotoromanzo Sogno uscì nel 1947.
Sulla copertina di questo numero una giovanissima Sophia Loren. A cavallo tra i ’40 e i ’50, è lei – ancora con il nome di Sofia Lazzaro, «perché dicevano che la sua bellezza faceva resuscitare i morti» – la prima vera diva formato fotoromanzo.
2 di 5 - Le testate più famose
Kolossal, Sogno, Grand Hotel e Bolero: sono queste le riviste che, dal 1946 in poi, lanciano il fotoromanzo: all’inizio sono storie illustrate, poi arrivano le immagini. E i divi iniziano a fare a gara per partecipare.
3 di 5 - Un numero del 1978 del fotoromanzo Katiuscia.
4 di 5 - Una giovane Ilary Blasi sulla cover di Charme.
5 di 5 - Temptation Island
Il reality in onda su Canale 5 usa lo stesso linguaggio dei fotoromanzi: primi piani da rivista, dialoghi in sovraimpressione.

È subito boom, ma la vera età dell’oro si avrà nei gloriosi ’60, soprattutto grazie alla casa editrice Lancio: le storie si fanno più spinte, i volti diventano sempre più popolari e si toccano gli 8 milioni di copie vendute al mese. «Ormai erano stabiliti i canoni formali ed estetici del genere» osserva Dalla Vecchia. «A cambiare tutto sono stati i soggetti sempre meno ingessati: le lettrici si trovavano davanti a storie peccaminose che la tv pubblica, fortemente filoclericale, non avrebbe mai mandato in onda». Ecco il dato psicologico che cambia tutto, la “mala educación” di carta che corrompe e trasforma un’intera nazione.

E poi, nel 1974, arrivano le foto a colori: 3 anni prima rispetto al piccolo schermo, segno di ulteriore modernità. Tanto che sui fotoromanzi ci finiscono (o vogliono finirci) tutti, da rampantissime stelle in erba a veterani già affermati, utilizzati nel ruolo di guest star: Raffaella Carrà, Patty Pravo, Orietta Berti, Renzo Arbore, fino a Sua Maestà Vittorio Gassman. Per tutti c’è un posto al Grand Hôtel

La creazione di uno star system

Sophia Loren, dicevamo. A cavallo tra i ’40 e i ’50, è lei – ancora con il nome di Sofia Lazzaro, «perché dicevano che la sua bellezza faceva resuscitare i morti» – la prima vera diva formato fotoromanzo. E con già la rivale che si sarebbe portata appresso pure al cinema: Gina Lollobrigida, che invece usava lo pseudonimo di Giana Loris. È guerra, ma il vero conflitto si avrà tra i ’60 e i ’70. «Due sono le star indiscusse dell’epoca: Michela Roc e Claudia Rivelli» racconta Aldo Dalla Vecchia.

Michela Roc è la primatista: addirittura 1.399 fotoromanzi all’attivo, due decenni da leader assoluta, «poi, in età più matura, è rimasta in parti minori, come quelle dell’amica o della mamma della protagonista». Claudia Rivelli è invece la sorella maggiore di Ornella Muti «e per molti anni è stata più famosa di lei» continua Dalla Vecchia. «Per La moglie più bella, che poi sarebbe stato il primo film di Ornella Muti, il regista Damiano Damiani voleva Claudia. E anche Mike Bongiorno l’aveva scelta come valletta del suo Rischiatutto, ma lei disse di no perché i fotoromanzi le davano abbastanza soldi e fama, e venne presa Sabina Ciuffini. Si ritirò dopo le nozze con Paolo Leone, uno dei figli del Presidente della Repubblica».

Tra le due litiganti, l’uomo più amato dalle lettrici: Franco Gasparri, massima icona maschile «con un finale tristissimo, da fotoromanzo: nel 1980, a 30 anni, ebbe un incidente in moto sul Grande Raccordo Anulare e rimase paralizzato». Restò sotto choc tutto il mondo: dall’Italia, il fotoromanzo si era ormai diffuso in tutta l’America Latina. «Grand Hôtel e Bolero hanno dato origine agli stilemi delle telenovelas»: ma questa è un’altra storia…

E se il fotoromanzo di oggi fosse Instagram?

Non solo Sophia Loren o la dimenticata triade Roc-Rivelli-Gasparri. «Negli anni ’90, tanti nomi oggi molto noti hanno iniziato con i fotoromanzi» commenta l’autore del saggio. «Caterina Balivo, che si faceva chiamare Katia, era molto nota. Ma anche Ilary Blasi, Alessia Merz, l’ex ragazza di Non è la Rai Ilaria Galassi…».

Storytelling è una parola che non amo, ma, chiacchierando con Aldo Dalla Vecchia, penso a un collegamento forse azzardato: e se il fotoromanzo di oggi fosse Instagram? In fondo, è un luogo che vive di fotografie, a cui si appone una didascalia che vale come i balloon dei fumetti. «È esattamente così» mi viene dietro lui. «Instagram è l’evoluzione del fotoromanzo, ne segue tutti i codici, a volte usa persino il dialogo come testo sotto gli scatti». Ma il format, anche se non ce ne accorgiamo, è ovunque. «Temptation Island usa lo stesso linguaggio: la regia è un continuo campo/controcampo che imita i primi piani delle riviste di una volta, e in sovrimpressione trovi scritti i dialoghi dei “personaggi”: un fotoromanzo in piena regola! E da poco è uscito Bon vivant di Popa (cantante lituana trapiantata a Milano, ndr), video che ricalca fedelmente i fotoromanzi». Segno che non è finita qua. «Affatto» conclude Dalla Vecchia. «Proprio mentre scrivevo Trionfo d’amore, ho scoperto che Sogno è tornato in edicola dopo tantissimi anni». Proprio vero: le grandi storie d’amore non finiscono mai.

in libreria Trionfo d’amore - Breve storia del fotoromanzo (Graphe.it) dell’autore tv Aldo Dalla
in libreria Trionfo d’amore - Breve storia del fotoromanzo (Graphe.it) dell’autore tv Aldo Dalla Vecchia racconta nascita e ascesa di un generale editoriale che negli anni ’60 e ’70 raggiunse il suo massimo successo.
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