Francesco Pegoretti, hair stylist da Oscar

Francesco Pegoretti, uno dei più bravi acconciatori cinematografici italiani, è candidato all'Oscar 2021 per il “Pinocchio” di Matteo Garrone. Ha anche lavorato con Achille Lauro a Sanremo

Avere un parrucchiere per amico è meglio dello psicologo, sicuramente è più economico. La poltrona dell'hair stylist funziona come una macchina della verità che non necessita di interrogatorio, perché quando si è coccolati da mani esperte viene spontaneo aprirsi e lasciarsi andare a racconti e confidenze. Nell'arco della sua lunga carriera nel cinema, Francesco Pegoretti di storie ne ha viste e sentite tante, tra quelle quelle degli attori che ha pettinato e dei film a cui ha lavorato.

Quarantuno anni, occhi verdi e origini sabine, Francesco è rientrato nella cinquina delle nomination agli Oscar 2021 per le acconciature del "Pinocchio" di Matteo Garrone. Riservato e professionale, lavora da oltre vent'anni sui set di tutto il mondo e ha messo le mani tra i capelli delle teste più celebri. La lista è lunghissima e ognuno di loro gli ha regalato una perla di bellezza che alimenta un tesoretto di ricordi: “L’incontro più emozionante è stato quello con Gigi Proietti, una persona capace di dare molto anche in pochi giorni".

Che ricordo hai di lui?

Era una persona simpatica, elegante e dotata di un fascino fuori dal comune. Indossava spesso maglioni di cashmere, era un bell'uomo con un fisico invidiabile per la sua età. Faceva divertire dentro e fuori dal set, bastava che spalancasse gli occhi e ci sbellicavamo tutti dalle risate. Una volta mi ha raccontato alcuni aneddoti sulla sua infanzia e su Roma ai tempi della guerra, una città che ora non c'è più. Nonostante la sua esperienza, quando studiava un personaggio nuovo ci metteva la stessa emozione di un debuttante. Lo ricordo con molto affetto.

E poi sul set di Pinocchio hai lavorato con il grande Roberto Benigni.

Roberto è un giocherellone, scherza e si diverte a fare indovinelli tipo: chi erano i sette re di Roma? Quali sono i vizi capitali? Mi faceva sempre domande di questo tipo oppure mi interrogava sui dieci comandamenti. Abbiamo parlato molto di Dante e poiché a scuola ero un secchione mi piaceva molto ascoltarlo mentre citava il sommo poeta. Una volta gli ho chiesto di recitarmi una scena clou di “Non ci resta che piangere”, la lettera al Savonarola, e me l'ha declamata davvero...alla lettera!

Un suo vezzo?

Roberto non ama stare molto al parrucco perché preferisce dedicare il tuo tempo allo studio del personaggio.

1 di 4 - Francesco Pegoretti, hair stylist italiano, candidato agli Oscar 2021 “Ringrazio mia madre che mi ha insegnato il mestiere”.
2 di 4 - Sul set di "Pinoccho" con Roberto Beningni
3 di 4 - Sul set di "Pinoccho"
4 di 4 - Sul set di "Pinoccho"

I quadri di Achille Lauro sono stati la cosa più bizzarra di questo altrettanto stravagante Sanremo, e sono anche opera tua. Raccontaci com'andata.

Innanzitutto ci tengo a dire che con lui mi sono sentito perfettamente a mio agio. Achille riesce a creare intorno a sé un'atmosfera familiare ed è anche molto generoso. Pur essendo molto impegnato riesce a trovare il tempo per tutti, dagli amici più cari alle persone che lo fermano per chiedergli un autografo. Quando ci siamo incontrati lui aveva già in mente il tema di ogni quadro, è un vulcano di idee e sta vivendo una fase di grande creatività. Gli ho dato alcuni consigli, il resto è stato un work in progress. Ha un viso molto duttile che si presta alla trasformazione, insieme ai truccatori ci siamo sbizzarriti a giocare con parrucche e trucchi scenografici.

A proposito di quadri, sapresti descrivermi la tua idea di felicità in un'immagine?

Amo l'arte e quando scopro un'opera nuova provo un'emozione che si avvicina molto alla felicità. È successo qualche giorno fa quando hanno ritrovato L'Ecce homo che attribuiscono a Caravaggio. Gioia pura!

So che sei impegnato anche sul set di “Carnival Row”, che ci dici delle star americane?

Cara Delevingne è di una semplicità spiazzante. Ogni volta che finisco di pettinarla mi dice: “Thank you my love”. È puntualissima e molto professionale. Ogni tanto capita che dopo il lavoro si esca a prendere una birra e si chiacchiera, come quella volta in cui Orland Bloom mi disse che stava diventando padre. In definitiva anche i grandi attori sono persone normali che conducono una vita regolare e, forse, ben diversa da quello che le persone immaginano.

A chi ti ispiri quando crei le tue acconciature?

La realtà è la mia principale fonte di ispirazione. Osservo molto le persone nella vita di tutti i giorni, sono loro a darmi idee e spunti.

Hai mai incontrato qualcuno di particolarmente eccentrico che ti ha ispirato?

Sì, è accaduto diversi anni fa sul set di “La nostra vita” di Daniele Luchetti. Oltre a Elio Germano (che per la sua interpretazione si è aggiudicato il premio a Cannes come miglior attore) tra i protagonisti del film c'era Luca Zingaretti che doveva interpretare uno spacciatore paraplegico. Luchetti mi chiese di trasformarlo completamente perché il suo solito look da “Commissario Montalbano” non avrebbe funzionato. Ricordo che eravamo in un posto di mare vicino Roma e durante una pausa notai un uomo che sembrava un ex galeotto. Gli scattai delle foto in gran segreto che usammo per trasformare Luca. Alla fine del lavoro la somiglianza era incredibile.

Sei contento di questa nomination?

Molto, anche perché non me lo aspettavo.

A chi vanno i tuoi ringraziamenti?

Alla mia famiglia, a mia madre Alberta Giuliani che mi ha insegnato il mestiere e certamente a Matteo Garrone.

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