Il coraggio dell’Alzheimer in un film da Oscar – Still Alice

19 01 2015 di Annarita Briganti

Ci sono film tratti dai libri e dalla vita in cui fare il critico è impossibile e post che vanno scritti a caldo: sono le 23:16.

Mia Nonna, l’unica persona che consideravo famiglia, era malata di Alzheimer.

Alice Howland, un’Alice nel paese delle meraviglie che non sa più dove si trovi, si ammala della stessa malattia a cinquant’anni, una forma precoce, rara.

Succede del film Still Alice, nelle sale dal 22 gennaio, che ho visto in anteprima, e nel libro di Lisa Genova (Piemme).

Alice, una Julianne Moore da Oscar, lotta contro una malattia che vince sempre con l’aiuto del marito, uno sfasciato ma bravissimo Alec Baldwin, e di tre figli, tra i quali spicca Kristen Stewart, completamente affrancata da Twilight.

Ho avuto il cuore in gola per tutti i cento minuti del film. Da vedere, da leggere nel romanzo che ha dato spunto alla trasposizione cinematografica. Con due scene cult e una frase da tenere bene a mente.

Scena cult numero uno: la figlia/Kristen scopre che la mamma, già malata di Alzheimer, ha letto il suo diario. Prima urla, poi la perdona, facendoglielo trovare sul letto con un post-it: “No secrets”, nessun segreto tra noi.

Scena cult numero due: Alice, già malata, per non vedere il suo decadimento fisico copre lo specchio del bagno con il dentifricio.

La frase: “Qualunque cosa succeda io ci sarò”. Dovremmo dirlo e farlo più spesso con le persone a cui teniamo.

E un ricordo: mia Nonna che mette il formaggio due volte sopra la pasta, aveva dimenticato di averlo già fatto. Poi si gira e, come se niente fosse, torna in sé, fugge per un momento da quella brutta bestia dell’Alzheimer, e mi chiede come va a Torino. Allora vivevo lì.

Voi siete stati accanto a qualcuno che ha affrontato questa malattia, che ha rischiato di perdere se stesso? Condividere fa bene.

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