“La scuola cattolica” il film sul delitto del Circeo vietato ai minori: è polemica

Il film di Stefano Mordini tratto dal libro di Edoardo Albinati esce nelle sale il 7 ottobre e racconta il crimine che sconvolse l’intero Paese. Ma è proibito ai minori di 18 anni. Possibile?

Già fuori concorso alla Mostra di Venezia, La Scuola Cattolica, tratto dal libro omonimo di Edoardo Albinati racconta quello che nella memoria collettiva è da tutti riconosciuto come "il massacro del Circeo". Una storia di cruda violenza di genere e insieme uno spartiacque nel cammino di emancipazione delle donne. Una generazione di giovani, cresciuta in famiglie borghesi e brillanti all'esterno, ma profondamente confusa e arrabbiata perché senza reali punti di riferimento e incapace di trovare un senso di responsabilità. Ma soprattutto di limite. Questa triste e sconvolgente storia che ha segnato l'Italia degli anni Settanta, ha poi aperto un dibattito che si è concluso solo nel 1996, quando la violenza sessuale è passata dall'essere considerata reato contro la morale, a un vero e proprio crimine contro la persona.

Parla Donatella Colasanti: «Angelo Izzo è un mostro»

VEDI ANCHE

Parla Donatella Colasanti: «Angelo Izzo è un mostro»

La trama del film

La scuola cattolica porta così sul grande schermo la tragedia che si è consumata nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975 quando Donatella Colasanti e Rosaria Lopez sono state attirate con l'inganno da Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira in una villa di proprietà della famiglia di quest'ultimo, col pretesto di una grande festa, e qui torturate fino alla morte. Rosaria è infatti deceduta in seguito alle ferite e ai traumi riportati quella notte, Donatella, deceduta nel 2005, invece, è sopravvissuta al massacro solo perché si è finta morta dopo le ripetute violenze.

Qui il trailer del film, anch'esso visibile solo dichiarando di avere più di 18 anni.

La parte di Donatella Colasanti è interpretata da Benedetta Porcaroli, che abbiamo già visto in Baby, ve lo ricordate? Anch'esso ispirato a una storia vera, ma stavolta molto diversa dalla realtà.

Baby torna su Netflix, ma la storia vera è molto diversa

VEDI ANCHE

Baby torna su Netflix, ma la storia vera è molto diversa

La violenza ieri e oggi

È vero che il film La scuola cattolica racconta una storia che risale ad oltre 45 anni fa, in un contesto storico e politico certamente lontano da quello attuale, ma è altrettanto vero che questa pellicola racconta una verità, quella della violenza sulle donne, purtroppo alla ribalta nelle cronache. La violenza insomma non è finita: c'è ancora. E in molte forme, persino più crudeli. Il regista Stefano Mordini ha voluto quindi lanciare un messaggio importante: «Abbiamo voluto raccontare questa storia oggi per far diventare quella responsabilità di tutti».

Censura e polemiche

Ed è per questo che oggi, a poche ore dall'uscita del film nelle sale, la censura (già vietato ai minori di 14 anni, ora l'età è stata aggiustata al rialzo fino ai 18) viene letta con sgomento dagli interpreti - Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Benedetta Porcaroli, Giulio Pranno, Fausto Russo Alesi, Fabrizio Gifuni, Valentina Cervi, dall'autore del libro e compagno di scuola dei tre violentatori, e dal regista.

«Da spettatore del film trovo quanto meno singolare che a ragazzi e ragazze, che sono purtroppo abituati a conoscere ogni genere di violenza, perversione, oscenità attraverso tutti i mezzi a loro disposizione, venga proibito conoscere la ricostruzione di una storia vera», spiega lo scrittore.

«Trovo assurdo che oggi si vieti ai ragazzi anche solo di vedere, attraverso un libero mezzo di espressione, quello che due ragazze come loro anni fa hanno subito, questo atto censorio priva una generazione di una possibile presa di coscienza che potrebbe essere loro utile per difendersi da quella violenza spesso protagonista nella nostra cronaca. E questo perché alcune delle ragioni di quella tragedia sono purtroppo ancora attuali», gli fa eco Mordini.

Anche Francesco Rutelli, presidente di Anica (l'Associazione di categoria che rappresenta le industrie italiane del cinema) si è detto "sorpreso e preoccupato" dalle motivazioni della censura: «Mentre i nostri giovanissimi possono accedere attraverso il web a contenuti violenti e veramente indegni, opere dell’ingegno vengono assoggettate a pareri occhiuti e fuori dal tempo. Qualcosa non funziona».

Riproduzione riservata