Michelle Obama torna a ispirarci con Becoming

L’ex fist lady Michelle Obama è di nuovo sotto i riflettori grazie a Becoming: la mia storia, il docufilm che ripercorre il tour in 34 città Usa per presentare la sua autobiografia. Per alcuni, un viaggio che prepara un impegno in politica. Per lei, un modo per essere mentore delle generazioni future

Finge di addormentarsi dalla noia, Michelle Obama, mentre davanti alla telecamera racconta le serate a guardare le stelle con Barack. Avevano 20 anni e si erano appena fidanzati. «Le disuguaglianze salariali. Il destino della comunità afroamericana. A questo pensava. Che romantico…». È uno dei tanti ricordi che la prima first lady di colore degli Stati Uniti, 56 anni, regala in Becoming: la mia storia, il documentario firmato dalla Higher Ground Production (la casa di produzione dell’ex coppia presidenziale) e finito nel giro di poche ore nella top ten dei più richiesti su Netflix.

Il film ripercorre il tour attraverso 34 città americane intrapreso a fine 2018 dalla signora Obama per presentare il suo omonimo libro di memorie: dall’infanzia nel popolare quartiere South Side di Chicago alla Princeton University, «dove una ragazza cambiò stanza per il colore della mia pelle», fino all’incontro con il futuro marito e alla scalata alla Casa Bianca. Oltre 10 milioni di copie vendute e stadi stracolmi di fan disposti a pagare fino a 2.700 dollari per un autografo e una foto ricordo. Un’overdose di celebrità che anima anche il doc, complice la presenza di personaggi come Oprah Winfrey e Reese Witherspoon in qualità di intervistatrici.

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Un ritratto della coppia con le figlie Sasha e Malia
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2004. Barack Obama, qui con la moglie Michelle e la figlia Sasha, è Senatore e candidato alle presidenziali americane
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Dopo la nascita delle figlie «ho dovuto rinunciare a sogni e aspirazioni. Non potevo fare tutto». E l’ex presidente? Per lui giusto un cameo, e solo al minuto 36. «Mi sento come Jay-Z che salta fuori durante un concerto di Beyoncé» scherza Barack Obama mentre la raggiunge sul palco con in mano un mazzo di rose. Poi la incalza: «Ci sono un paio di cose che vorrei correggere…». «Non devi. È il mio libro, la mia versione della realtà» lo smonta lei, sorniona. Charme e senso dell’umorismo. Secondo i media Usa, i 2 aspetti di Michelle che colpiscono di più. Ma come l’autobiografia, anche l’opera cinematografica contiene riflessioni intime, come in uno sfogo con le amiche sul divano. Il ricorso alla fecondazione assistita, dopo un aborto «che mi ha lasciato a disagio fisicamente e ha scavato un cratere nel nostro ottimismo».

Ma è stata soprattutto la nascita delle figlie, Malia (oggi 21 anni) e Sasha (18), a mettere alla prova il matrimonio: «A qualcosa ho dovuto rinunciare: le mie aspirazioni, i miei sogni. Ho fatto questa concessione non perché lui mi avesse detto “devi lasciare il lavoro” ma perché ho sentito di non farcela a gestire tutto». A salvarli è stata la terapia di coppia: «Ho capito che la mia felicità non dipende dal fatto che lui mi renda felice». Affondi psicologici che si alternano con aneddoti divertenti, da sbirciata attraverso il buco della serratura della dimora più importante al mondo. Lei che, appena insediata al 1600 di Pennsylvania Avenue, a Washington, chiede alla governante di lasciare che siano le ragazze a rifarsi la camera. E le first daughters che invitano le amiche a dormire durante l’ultima notte del mandato di papà. La mattina dopo Michelle dà la sveglia a tutte: «Veloci, che arrivano i Trump!».

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Da quando Barack non è più presidente «la mia vita è di nuovo mia. C’è un altro capitolo che mi aspetta». Molti hanno notato il tempismo con cui Becoming ha riportato nei salotti americani la donna più ammirata del Paese (secondo un sondaggio Gallup del 2019). A novembre gli elettori dovranno scegliere: riconfermare Donald Trump o puntare sul democratico Joe Biden, amico degli Obama e vicepresidente nei 2 mandati di Barack? Proprio in questi giorni una petizione ha chiesto al candidato democratico di arruolare l’ex first lady al suo fianco. Ipotesi che, però, pare lontana…

«Il documentario mostra una Michelle adorata da tutti, ma non sembra gettare le basi per una campagna elettorale. Sembra invece rinforzare la tesi secondo cui la famiglia ha già fatto, e già dato, abbastanza» ha scritto il magazine Vulture. L’ipotesi più accreditata? Quella secondo cui Michelle continuerà a vestire i panni «per niente minimal», come dice la sua stylist, che più le piacciono: quelli dell’influencer politica e della mentore per le nuove generazioni. «Lo farò fino a 90 anni. Sarò la vecchietta a cui si perdona tutto…» scherza lei.

Ma anche per il New York Times è un dato di fatto: «Le sue risposte più interessanti vengono fuori quando incontra piccoli gruppi di persone, spesso giovani studenti». È in quelle occasioni che nascono i discorsi motivazionali che mezza America rimpiange ancora. Nel doc ce ne sono in abbondanza. Uno su tutti: «Non puoi aspettarti che il mondo sia giusto per sentirti visibile. Non succederà con un presidente o con un voto. Devi trovare dentro di te gli strumenti per farti sentire» risponde a un’adolescente che le chiede come ha fatto a diventare quella che è. Non bastasse a far crollare il sogno di vederla correre per la Casa Bianca, ci sono momenti in cui la signora Obama lo dice forte e chiaro: da quando Barack non è più presidente, «la mia vita è di nuovo mia. C’è un altro capitolo che mi aspetta». Segno che Michelle sta ancora lavorando su se stessa. E se lo fa lei, possiamo farlo anche noi.

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