Pino Daniele: il più grande concerto “live” per ricordarlo

Credits: Ansa
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di

Daniele Sanzone

«Quando qualcuno se ne va / resta l’amore intorno…» canta di nuovo in radio l’inconfondibile voce di Pino Daniele in Resta quel che resta, un inedito registrato 9 anni fa e uscito in questi giorni a 3 anni e mezzo dalla scomparsa del cantautore napoletano. E di amore intorno Pino ne ha lasciato veramente tantissimo se, per ricordarlo, il 7 giugno 2018 allo stadio San Paolo di Napoli ci sarà Pino è, il più grande tributo live della musica italiana. Un evento trasmesso in diretta da Rai Uno e Rai Radio2 a partire dalle 20.35.

Il degno omaggio a un artista immenso che sarà ricordato sul palco dai suoi amici di sempre e da grandi artisti tra cui Francesco De Gregori, Jovanotti, Gianna Nannini, Emma, Claudio Baglioni, James Senese, Tullio De Piscopo, Loredana Bertè, Raiz, Clementino e tanti altri. I ricavati legati all’evento saranno devoluti alla Open Onlus per la lotta contro i tumori in età Pediatrica e a Save the Children per la lotta contro la povertà educativa.

Desiderava suonare con Eric Clapton

Pino è è migliore dei riconoscimenti per chi non si è mai sentito veramente un cantante ma sempre e solo un musicista, un chitarrista che sognava di suonare con il suo idolo, Eric Clapton. Sogno che si è realizzato. Pinotto, come lo chiamavano gli amici, pur di suonare avrebbe fatto qualsiasi cosa, racconta il suo primo produttore, Claudio Poggi: «Non è mai stato un carattere facile» spiega il produttore, «era testardo come un mulo ed era capace di criticare chiunque, anche i più grandi». A 20 anni si era creato un alter ego, Alex Thoromp, un musicista bianco che suonava come e meglio dei neri. Un nome che faceva più scena di Pino Daniele. «È nu personaggio strano con i baffetti, ’o cappiello da cowboy e ’a giacchetta ’e pelle degli indiani» diceva.

Parlava sempre della sua terra

Pinotto travolgeva la tradizione, rinnovandola. Univa il blues e il melodico. Il suo primo album, Terra mia, uscito nel 1977, quando di anni ne aveva solo 22, contiene Napul’è, Na tazzulella ’e cafè, Maronna mia. «Terra mia è tutto me stesso» disse dopo averlo inciso. «È quello che sento e che voglio dire ora e nei dischi che farò. E anche in quelli che non farò». Alla gente che non capiva il suo dialetto diceva sul palco, prima di suonare: «Nun c’è bisogno ’e capì, basta ’o feeling ». E in italiano: «Io suono la chitarra e canto in napoletano, quindi se qualche cosa non la capite, non fa niente. L’importante è il sentimento».


Daniele Sanzone è autore, insieme a Claudio Poggi, del libro Pino Daniele-Terra mia (minimum fax)

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