Cosa vuol dire fare l’insegnante oggi

05 11 2012

Le scuole vengono ospitate in edifici spesso fatiscenti. In classe si trovano troppi studenti e poco altro: mancano i banchi e le fotocopiatrici, i laboratori non ci sono o sono poco attrezzati. Tanto che occorre chiedere aiuto, anche economico, ai genitori. È in queste condizioni, davvero precarie, che molti docenti oggi devono insegnare. Così, dopo che il governo per la legge di stabilità ha proposto di aumentare le ore settimanali in aula da 18 a 24, i prof d’Italia hanno deciso di fare sentire le loro ragioni.
«Il nostro compito di educatori, ancora prima che di professori, ci impone un dovere verso i nostri ragazzi: non lasciarli da soli» dice con forza Giancarlo Visitilli, insegnante di lettere al liceo Pietro 7 di Sant’Eremo al Colle (Ba), scrittore e giornalista. «Ma oggi la scuola è mortificante: è diventata un’agenzia a cui si demandano tanti, troppi compiti. Io vivo ogni giorno realtà di giovani “in bilico”: uno ha visto suo padre darsi fuoco; un altro è stato costretto ad andare via per la sua omosessualità, un’altra ancora ha un bimbo che le portano durante la ricreazione perché possa allattarlo». Proprio di questi studenti Visitilli parla nel libro E la felicità prof?, edito da Einaudi. «Devo attingere a tutte le mie risorse di pedagogo e di uomo per infondere loro fiducia» continua. «Sono il primo a mettermi in gioco, ma non mi sento incoraggiato né sostenuto dalle istituzioni. Nel libro racconto di un ragazzo che al mio primo giorno di docenza mi ha fermato all’ingresso per dirmi: “Professo’, se ti vuoi insegnare la scuola che cos’è, te la imparo io”. Questo significa che a monte c’è un problema culturale, uno scollamento sempre maggiore tra la scuola e la società».

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