Cosa vuol dire fare l’insegnante oggi

05 11 2012

«Io mi considero una privilegiata» afferma Rossana Iacono, docente di lettere alla scuola media Galileo Galilei di Padova, anche lei insegnante appassionata che difende il suo lavoro e i suoi alunni. «In tanti anni non ho mai trovato famiglie con un atteggiamento negativo, neppure tra quelle straniere che da noi sono il 16 per cento. Mi occupo anche dell’accoglienza di questi studenti. E con loro imparo sempre qualcosa, perché devo modificare i miei comportamenti in base ai ragazzi che ho davanti. Ricordo con emozione un’alunna marocchina, di fede musulmana, che aspettava con trepidazione le sue prime mestruazioni per indossare il velo. Mi sconforta quindi sapere che, nonostante l’impegno che ci metto, siamo una categoria malvista da molti, perché l’idea diffusa è che i professori fingano di lavorare. Per la gente, i docenti fanno il part time. Invece io, quando mi va bene, lavoro 38 ore a settimana. A 55 anni, con 27 di insegnamento, il mio stipendio netto è di 1.756 euro al mese. Inoltre, se voglio aggiornarmi e migliorare la qualità delle lezioni, pago di tasca mia. Noi docenti siamo invisibili, poiché non produciamo ricchezze materiali, ma cultura e istruzione. Eppure, come ripeto ai miei alunni, è con lo studio che ci si attrezza alla vita». E questa forse è la cosa più difficile da insegnare, un po’ a tutti.