Pagamenti in contanti: massimo 1000 euro

Dal 1° gennaio 2022 si cambia: il tetto massimo di spesa in contanti potrà essere di 1.000 euro

La stretta era prevista e ora la conferma, insieme alla data a partire dalla quale si riducono gli importi massimi che si potranno pagare in contanti: il 1° gennaio 2022. Si tratta dell’effetto del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020, la cui validità è stata ribadita in questi giorni dal ministero delle Finanze. «Di fatto è un percorso di transizione, iniziato proprio lo scorso anno, con l’abbassamento della soglia dei pagamenti cash da 3.000 a 2.000 euro e, dal prossimo anno, a 1.000 euro» chiarisce l’avvocato Stefano Cherti, docente di Diritto privato all’Università di Cassino ed esperto di banche e assicurazioni dell’Unione nazionale consumatori.

L'Italia più rigida dell'Europa per via del "nero"

L’obiettivo è chiaro: ridurre la circolazione di contanti, come banconote, per diminuire la possibilità di pagamenti “in nero”. Per questo si passa da un tetto massimo di pagamento in contanti di 1.999,99 euro a 999,99 euro. Insomma, appena sotto la soglia dei mille euro, anche se – come vi spieghiamo più sotto – occorre rispettare la cifra precisa, se non si vuole incappare nel rischio di sanzioni.
«La norma segue la decisione della Commissione europea di rivedere la soglia massima di pagamento in banconote. Peccato che da Bruxelles è arrivata l’indicazione a non superare i 10mila euro! C’è una differenza abissale rispetto a quanto deciso in Italia e il motivo è semplice: l’Europa mira a contrastare il riciclaggio di denaro di dubbia provenienza, mentre nel nostro Paese l’obiettivo è la lotta all’evasione fiscale. In realtà, l’abbassamento della soglia arriva in un momento in cui, dopo il lockdown e con la pandemia, il ricorso alla moneta digitale, come bancomat o bonifici, è cresciuto moltissimo» prosegue l’esperto.  Stefano Cherti, esperto in tema di assicurazioni e banche dell’Unione nazionale consumatori.

Il punto debole: suddividere i pagamenti

Intanto, lo stesso importo 1.000 euro varrà sia per i pagamenti a fronte dell’acquisto di beni materiali, sia per le prestazioni, come per esempio l’intervento dell’idraulico, dell’elettricista o della visita medica. Rimane, ancora permesso, però, suddividere la cifra tra cash e pagamento tracciabile (bancomat, bonifico, ecc.). Se, quindi, il conto fosse di 1.500 euro, se ne potrebbero sempre versare 500 in banconote, saldando la quota restante di 1.000 euro con altra modalità telematica. «Certo, rimane questa possibilità, che dimostra come in realtà forse il limite al contante non sia lo strumento migliore per contrastare i pagamenti in nero. Dal dentista, per esempio, è previsto che si possa dilazionare il conto, magari in tranche da 500 euro (in contanti), ma diventa difficile dimostrare se si tratta del costo di un intervento solo o di più sedute pagate appunto senza traccia» spiega Cherti.

Quanto si potrà prelevare e versare

La novità, invece, non riguarderà prelievi e versamenti in banca. La differenza sta nel fatto che non si tratta del passaggio di denaro tra due persone fisiche, ma movimenti che uno fa con il proprio denaro, per esempio il versamento sul conto corrente, oppure l’operazione inversa di prelievo. Questo significa che si potrà continuare a ritirare allo sportello bancomat una cifra superiore (ammesso che le condizioni del conto e della banca lo permettano) oppure che si possano versare in contanti importi superiori a 999,99 euro. In questo caso, infatti, potrebbe trattarsi di risparmi accumulati nel tempo o di denaro ricevuto per prestazioni differenti e distribuite nel tempo: ad esempio, l’incasso di fattura da 200, 300 o 700 euro. «Infatti si potrà continuare a prelevare anche 2/3.000 euro senza destare sospetti. Diverso il caso del versamento, per cui se dovesse capitare di depositare somme ingenti la banca potrebbe sempre insospettirsi e inviare una segnalazione all’antiriciclaggio per verificare la provenienza del denaro» aggiunge l’avvocato.

Le sanzioni per i trasgressori

Per chi tentasse di aggirare la norma sono previste sanzioni: con il limite a 999,99 euro dal 1° gennaio 2022 il minimo edittale, cioè la multa minima prevista, sarà di 1.000 euro. Si tratta di una sorta di “buona notizia” a metà, visto che finora l’importo era doppio, ossia 2.000 euro. Insomma, dimezzato l’importo in contanti e dimezzata anche l’eventuale sanzione. Resta, però, da ricordare che questa è prevista sia per chi paga, sia per chi accetta un pagamento in banconote superiore al limite di legge. Infine, se a commettere l’illecito è un professionista, la sanzione va da 3.000 a 15.000 euro.

È utile contro l'evasione fiscale?

Sull’efficacia della misura come contrasto all’evasione, però, potrebbero esserci dubbi: «Un limite al contante così basso rispetto a quanto previsto in Europa potrebbe anche essere efficace, ma sarebbe un po’ come andare a pesca con una bomba a mano. È un dato di fatto, invece, che da noi ci sia una vera e propria demonizzazione del contante, che è difficile da spiegare a un francese o un tedesco – spiega l’esperto - Sarebbe sufficiente, invece, incrociare le informazioni delle banche dati dei vari uffici della pubblica amministrazione e dell’Agenzia delle entrate per “stanare” in pochi giorni migliaia di evasori fiscali. Non dimentichiamo che esistono anche diversi indici che sono già in uso, in alcuni casi, da parte delle banche. Ad esempio, le spese per i beni futili (viaggi, ristoranti, scuole private dei figli, ecc.) che dovrebbero essere proporzionate al tenore di vita. Se così non è significa che c’è qualcosa che non va». «Diciamo che forse è una misura eccessiva o che può apparire tale a uno visitatore straniero abituato a maneggiare ben altre cifre in contanti e potrebbe risultare limitante per gli operatori turistici italiani» conclude Stefano Cherti.

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