Chi è Vincenzo Spadafora, l’uomo che si occuperà di pari opportunità

Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, durante la cerimonia di giuramento dei sottosegretari a Palazzo Chigi (Roma, 13 giugno 2018)

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di

David Allegranti

Vincenzo Spadafora, deputato del M5S, vanta un passato nell’Unicef e buoni rapporti con il Vaticano. È favorevole alle adozioni per le coppie gay, ma avrebbe preferito essere nominato ministro dell’Istruzione

È un uomo per tutte le stagioni Vincenzo Spadafora, nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità del governo Lega-M5S. Già segretario particolare del presidente della regione Campania Andrea Losco (dell’Udeur, il partito di Clemente Mastella), ha lavorato nella segreteria dei Verdi di Alfonso Pecoraro Scanio, poi è stato capo di quella di Francesco Rutelli al ministero dei Beni Culturali, fino a dar vita – insieme ad altri – al movimento giovanile della Margherita. «Un flop» lo ha definito lui stesso. E siccome una piroetta tira l’altra, in passato ha fatto anche in tempo ad avvicinarsi a Italia Futura, il fu think tank di Luca Cordero di Montezemolo. Adesso il 44enne nato ad Afragola (Na) è deputato dei Cinquestelle ed è molto vicino al conterraneo Luigi Di Maio, per cui ha organizzato alcuni viaggi a Londra, Harvard e Washington, che sono serviti al capo politico dei grillini per accreditarsi presso istituzioni di rilievo.

Un curriculum discusso

C’è stato un periodo in cui Spadafora sognava di essere “l’anti-Renzi” e lo diceva anche ai suoi collaboratori. Ex presidente di Unicef Italia ed ex Garante per l’infanzia, sperava che questo esecutivo gli regalasse altri ruoli: in particolare, quello di ministro dell’Istruzione. Ma la nomina è saltata dopo la pubblicazione sul Fatto quotidiano di un articolo sui suoi rapporti con Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, condannato in primo grado nel 2018 a 6 anni e mezzo nel processo sugli appalti del G8. Il curriculum politico di Spadafora non rispecchia esattamente i canoni del partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Troppe frequentazioni politiche pregresse, non tutte specchiate. Il c.v. “personale” invece non è un problema: «Sono privo di laurea da esibire e non ho un lavoro stabile» si presentava in La terza Italia (Mondadori), il suo libro dedicato al volontariato. Una mancanza di qualifiche in cui Di Maio deve aver visto qualcosa di familiare.

Un padre spirituale

Spadafora ha anche buoni contatti in Vaticano, dov’è conosciuto per il suo ruolo di alto funzionario umanitario, con viaggi in Ruanda, Sierra Leone, Indonesia e Palestina. Peraltro, da bambino si precipitò in seminario, ma ci rimase solo per una settimana e poi, causa nostalgia, tornò a casa. Con i gesuiti, tuttavia, ha ottimi rapporti, al punto da vantare anche un padre spirituale, che cita spesso come suo punto di riferimento: don Ottavio de Bertolis. La sua nomina potrebbe riequilibrare le posizioni del ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, noto per aver detto che le famiglie arcobaleno non esistono. Nel 2013 Spadafora si dichiarò favorevole a «un dibattito in tema di diritti civili e quindi anche un confronto sulle adozioni alle coppie omosessuali».

Prima di lui

In principio fu Anna Finocchiaro, ministra per le Pari Opportunità nel 1996. Poi è toccato a Laura Balbo, Katia Bellillo, Stefania Prestigiacomo, Barbara Pollastrini e Mara Carfagna. Con Monti si passa dal ministero alle deleghe, conferite nel tempo a Elsa Fornero, Josefa Idem e Maria Cecilia Guerra. Con Renzi e Gentiloni le deleghe sono andate a Maria Elena Boschi.

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