Si chiama Don Giuliano, ma molti lo hanno già ribattezzato l’“annulla matrimoni”: è un ex giudice ecclesiastico, che oggi conta qualcosa come 2.500 nozze dichiarate appunto nulle. Dopo aver lavorato nei tribunali ecclesiastici, oggi che è “in pensione” ha deciso di aprire uno sportello a Treviglio, in provincia di Bergamo, dove offrire tutte le informazioni utili a chi decida di sciogliere completamente il vincolo matrimoniale e, soprattutto, chiarisce: «I costi non sono più stratosferici».

Chi è Don Nava

La formazione di Don Giuliano inizia in Lombardia, lì dove adesso è tornato dopo il pensionamento, ma dove vuole ancora rendersi utile. La sua ordinazione risale al 1974, ma è stato dopo una decina di anni che ha iniziato a lavorare al tribunale di Milano, dopo gli studi di teologia con il Cardinale Carlo Maria Martini. Dal 1990 è stato giudice ecclesiastico, cioè parte attiva nei processi come esperto del diritto canonico, chiamato a pronunciarsi nelle cause relative a beni spirituali e alla violazione delle leggi ecclesiastiche. Nulla di astratto, ma anzi molto concreto, come le richieste di annullamento dei matrimoni, che negli anni sono aumentate, ma si sono anche semplificate.

Apre lo sportello per l’annullamento delle nozze

Non a caso lui stesso ha dichiarato nulli ben 2.500 matrimoni e non ha alcuna intenzione di fermarsi: anche se non sarà più nelle aule dei tribunali, ha deciso di mettere a disposizione dei cittadini le sue conoscenze, come consulente di uno sportello aperto presso la parrocchia di Treviglio, nella bergamasca, per chiarire ai fedeli come e quando è possibile chiedere e ottenere la nullità delle nozze celebrate in Chiesa. Ma anche quanto costa, toccando un tasto delicato dal momento che in passato la procedura era alquanto proibitiva anche dal punto di vista economico.

Annullare il matrimonio oggi è meno costoso

Come ha chiarito lo stesso Don Nava al Corriere della Sera, c’è l’idea che i costi «siano stratosferici, ma non è più così». La richiesta, infatti, prevede un contributo fisso per il processo, pari a 516 euro, mentre un avvocato può chiedere circa a 2.000 euro per l’assistenza legale. Esiste, però, la possibilità di avvalersi del gratuito patrocinio, per chi non avesse la disponibilità per sostenere questi costi. La nullità delle nozze, infatti, non è semplicemente un “vezzo”: per molti può arrivare dopo un percorso di «profonda sofferenza», come ha raccontato al Corriere il parroco Zaccaria Bonalumi.

Cosa è cambiato

«Per quanto riguarda i costi, in passato si versava un contributo in marche da bollo. Oggi la procedura è diversa, ma occorre pur sempre un versamento fisso per l’inizio della pratica, pari a 516 euro appunto, oltre alle spese legali che in genere per un avvocato ‘rotale’, cioè iscritto all’apposito albo della Sacra Rota, varia da 2 a 3mila euro», conferma l’avvocata matrimonialista Claudia Rabellino Becce. «Quanto all’iter, un tempo era molto difficile, lungo e costoso. Per esempio, erano necessarie due sentenze ecclesiastiche conformi, mentre adesso ne basta una sola», spiega l’avvocata.

La riforma voluta da Papa Francesco

Come ricorda la matrimonialista, «Con Papa Benedetto XVI prima e poi soprattutto con la riforma del diritto canonico voluta da Papa Francesco del 2015, le procedure sono state rese più accessibili e rapide. I tempi si sono notevolmente accorciati: in 1 o 2 anni al massimo si arriva a sentenza, anche meno di 1 anno nel caso del procedimento veloce con il solo coinvolgimento del Vescovo: in questo caso, però, entrambi i coniugi devono essere d’accordo e occorrono determinati requisiti previsti dalla riforma stessa», aggiunge l’esperta.

Richieste in crescita ma ancora poche

La riforma del diritto canonico voluta da Bergoglio, dunque, ha snellito le pratiche, che sono cresciute ma restano poche: «Rimane l’idea che siano appannaggio dei ‘ricchi e famosi’, come Carolina di Monaco che nel 1992 chiese e ottenne l’annullamento del matrimonio con Philippe Junot, per esempio. Se guardiamo i numeri, però, sono ancora bassi: in Sardegna, a titolo d’esempio, sono circa una settantina le domande di annullamento, a fronte di 2.481 per il divorzio e ancora di più per le separazioni. A livello nazionale non ci sono dati disponibili per le nullità, ma potrebbero essere poche centinaia rispetto alle 75mila separazioni delle rilevazioni più recenti».

Quando si può annullare il matrimonio

Per la Chiesa sono tre i fondamenti su cui si basa l’unione benedetta da Dio, che Don Nava sintetizza in «unità, fedeltà e apertura ai figli». Almeno fino a pochi anni fa, quando si è unita anche la cosiddetta incapacitas psicologica, che indica la mancanza di capacità di assumersi i doveri fondamentali del matrimonio. In ogni caso, però, il problema non deve essere contingente e non deve essere subentrato col tempo, ma deve essere presente fin dall’inizio, dal momento in cui si pronuncia il famoso “sì”. Un esempio? «Si può arrivare al matrimonio non sufficientemente maturi per valutare in modo libero la scelta che si è fatta», ha spiegato Don Nava.

Dal non rispetto degli obblighi alle violenze

«Le casistiche possono essere molte e comprendono anche il mancato rispetto di obblighi matrimoniali, al consenso viziato da violenza, timore o inganni. La maggior parte delle ragioni addotto riguarda comunque la mancanza dei cosiddetti bona matrimoni, i requisiti essenziali per la Chiesa per la validità del matrimonio, come fedeltà, indissolubilità e apertura alla procreazione. Un caso particolare, invece, fu quello del 2014 quando un tribunale ligure indicò il ‘mammismo’, cioè il fatto che un uomo fosse troppo dipendente dalla famiglia d’origine e dalla madre per le scelte che riguardavano il matrimonio», ricorda Rabellino Becce.

Libertà e responsabilità sono fondamentali

Ma se le responsabilità sono fondamentali, lo è anche la libertà nella scelta, cosa che può non accadere (e forse era più frequente in passato) nel caso in cui ha donna, magari anche molto giovane, veniva spinta al matrimonio dalla famiglia, senza o contro la propria volontà. «Si tratta di principi specifici per il riconoscimento della nullità del matrimonio religioso, mentre nelle cause di separazione e divorzio sono altri e, in particolare, deve venir meno la comunione materiale e spirituale tra coniugi. Poi anche violenza, minacce e incapacità mentale possono essere motivazioni importanti, come l’infedeltà», ricorda l’avvocata.

Cosa fare per annullare l’unione in Chiesa

Per avviare il procedimento di nullità, comunque, è sufficiente la domanda di uno solo dei due. La richiesta verrà poi valutata dal tribunale ecclesiastico, che vaglierà le evidenze, per poi stabilire se ci siano i presupposti per concedere l’annullamento. «Anche una volta riconosciuto, occorrerà poi il pronunciamento successivo della Corte d’Appello competente territorialmente per la cosiddetta ‘delibazione’, cioè il riconoscimento della sentenza ecclesiastica ai fini civili, che non è automatica in base all’ordinamento italiano», chiarisce Rabellino Becce.

Cosa succede in caso di figli

Infine, l’annullamento si può richiedere anche in caso di figli nati dal matrimonio: «I diritti dei figli non cambiano e sono garantiti al 100%. Il loro status rimane tale, anche in caso di nullità del matrimonio. Va detto anche che in alcuni casi è riconosciuta e tutelata anche la buona fede di uno dei due coniugi, come per il cosiddetto ‘matrimonio putativo’, ossia ritenuto valido dal coniuge che non era a conoscenza delle cause di invalidità dell’unione. Se non è autosufficiente, quindi, ha diritto al mantenimento, anche se solo per tre anni, oppure a un’indennità risarcitoria. Tutti gli altri diritti decadono, invece, come l’eredità ecc. perché è come se il matrimonio non fosse mai stato celebrato», conclude l’avvocata.