Come raccontare la Befana ai bambini

04 01 2017 di Alex Corlazzoli
Credits: Olycom

Sono tante le domande che i figli ci fanno sulla Befana: ecco tutte le risposte (e i falsi miti)

Pochi se lo ricordano, eppure persino il poeta Giovanni Pascoli ha dedicato dei versi alla Befana, ma per spiegare ai più piccoli la storia di questa vecchia che riempie le calze lasciate appese al camino bisogna farsi e fare ai bambini qualche domanda: perché la Befana arriva a fare visita nelle nostre case proprio la notte tra il cinque e il sei gennaio? Come mai giunge a cavallo di una scopa di saggina? E perché vola?

Bisogna guardare il calendario per capire.

Proviamo a contare insieme i giorni che separano il Natale dall’Epifania: dodici proprio come le notti durante le quali gli antichi romani credevano che delle figure femminili volassero sui campi coltivati per assicurarsi dei buoni raccolti. Oggi come ieri in queste serate magiche c’è una donna che vola.

Ai tempi dei romani ancora non aveva il naso aquilino con quel brutto neo e i capelli bianchi in testa perché a dipingerla così ci pensò la Chiesa durante il Medioevo: per condannare il rito pagano trasformarono la donna che vola in una strega dandole in mano la scopa, lo strumento usato dalle maghe.

Da allora quella ramazza è rimasta nell’immaginario di tutti i bambini, che non sanno che il carbone arriva nelle calze di chi non si comporta bene perché è il simbolo dei falò con i quali veniva bruciato il fantoccio di questa vecchia che rappresentava l’anno passato. Per anni, non a caso, la Befana non arrivava nelle case dei bambini buoni ma era solo una punizione per chi aveva fatto il “monello”.

Della Befana si è detto tutto e di più, ciò che è certo è che il suo nome è una storpiatura di “Epifania”.

Qualcuno è convinto che sia la moglie di Babbo Natale, altri ancora raccontano che abbia un marito, Befanotto, brutto quanto lei.

Ma per capire la tradizione dei doni bisogna sapere che secondo una leggenda i Re Magi mentre andavano a Betlemme a portare oro, incenso e mirra a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero indicazioni ad un’anziana signora un po’ scorbutica e poco generosa al punto da non metter il piede fuori di casa per accompagnarli. Pentita della sua scelta poco dopo si mise a cercarli con un cesto di dolci in mano. Si fermò casa per casa donando caramelle e biscotti a tutti i bambini nella speranza che uno di loro fosse Gesù.

Ciò che resta nella memoria di ogni bambino sono le filastrocche che anche quest’anno vale la pena di ricordare ai nostri piccoli: “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte; se le ha rotte se le riassetti, la Befana porta i confetti”.



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