Nelle farmacie scarseggiano i preparati a base di cannabis terapeutica. E “per i malati diventa sempre più difficile, se non impossibile, trovare i prodotti prescritti dai medici curanti e non interrompere le cure in corso”. Lo denunciano singoli pazienti e le sigle che li riuniscono e li affiancano, a cominciare dalla Cild (la Coalizione italiana libertà e diritti civili, federazione che raggruppa una trentina di organizzazioni, da Antigone all’associazione Luca Coscioni, da Forum droghe a Cittadinanza attiva) e dai Radicali italiani.

I preparati scarseggiano da giugno

“Il problema – ricapitola Gennaro Santoro, avvocato della Coalizione – c’è da giugno 2017. Il ministero della Salute ha fatto degli errori di valutazione rispetto ai quantitativi di cannabis che sarebbero stati necessari per soddisfare la domanda del 2017 e di inizio 2018, con un trend in consistente crescita. Sapeva cha la produzione dello Stabilimento farmaceutico militare di Firenze, l’unico centro italiano autorizzato alla coltivazione, non sarebbe stata sufficiente. E pur conoscendo il limite massimo messo dall’Olanda alle esportazione, 250 chili, non ha provveduto per tempo a incrementare l’approvvigionamento. Solo a novembre, attraverso il ministero della Difesa, è stata bandita una gara d’appalto per reperire altri 100 chili e arginare le necessità immediate”. Risultato? “Le scorte sono pressoché finite. Troppi pazienti – dice ancora il legale di Cild – da mesi si devono arrangiare come possono”. Chiedono aiuto ad altri malati, quelli cui è rimasta qualche confezione di preparati, oppure ricorrono all’autoproduzione o al mercato nero, con tutte le implicazioni e i rischi che ne conseguono.

Costi eccessivi per le nuove forniture

I dirigenti dei Radicali italiani e dell’associazione radicale torinese Adelaide Aglietta mettono l’accento anche sui costi. “Per i 100 chili di cannabis messi a bando è stato previsto un importo presunto di 573.770 euro, al netto di Iva. Per ogni chilo, in soldoni, i contribuenti italiani pagheranno poco meno di 6.000 euro, quanto il tartufo bianco di Alba. A farsi avanti sono state solamente due aziende tedesche e una è stata esclusa per irregolarità nella presentazione della domanda. Senza fare i nazionalisti, ci sembra incredibile innanzitutto la spesa per l’operazione. Sembra incredibile che non si sia trovato nessun operatore in Italia disponibile a fornire i 100 chili di cannabis a costi nettamente inferiori. Federcanapa, per esempio, è in grado di assicurare tutte le competenze tecniche necessarie”.

Da qui la richiesta, ai ministeri interessati e agli assessorati regionali alla Sanità, di “aprire subito un tavolo tecnico con gli operatori del settore e con gli assessori regionali alla Sanità, per affrontare finalmente e seriamente la questione degli approvvigionamenti di cannabis terapeutica, senza intaccare le speranze di migliaia di malati e senza intaccare i bilanci dello Stato”.

I malati possono chiedere i danni

La Cild suggerisce ai singoli malati di presentare una diffida scritta al ministero della Salute e all’azienda sanitaria della zona di residenza e mette a disposizione un modulo standard (www.cild.eu). “In questo modo  – spiega l’avvocato Santoro – un paziente lasciato senza terapia chiede formalmente ai referenti di adempiere ai loro obblighi, fornendo i preparati introvabili in farmacia, entro 15 giorni. Inoltre, nel caso in cui non si provveda, il malato annuncia l’intenzione di promuovere una causa civile per i danni derivati dall’interruzione di un servizio pubblico, la fornitura dei farmaci a base di cannabis”.

Soluzioni in arrivo?

La situazione, secondo il legale della Coalizione, dovrebbe sbloccarsi a partire da febbraio. “L’Olanda – prevede Santoro  – comincerà a inviare i quantitativi previsti per il 2018. Non è dato sapere quando il vincitore tedesco del bando fornirà i 100 chili pattuiti. Speriamo il prima possibile”. Intanto i vertici dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, il solo produttore autorizzato, provano a rassicurare i pazienti in difficoltà e i loro paladini. Il direttore, colonnello Antonio Medica, ha dichiarato ad agenzie, radio e giornali: “Stiamo ricevendo finanziamenti dal governo, 1 milione e 600 mila euro stanziati per potenziare la produttività e per arrivare a produrre circa 300 chili l’anno contro i 100 attuali, che erano il doppio rispetto alle primissime stime sui consumi. Le nostre serre da due diventeranno cinque. Nel frattempo siamo pronti ad acquistare sul mercato internazionale altra cannabis di qualità, idonea all’impiego medico: c’è una gara in corso – conferma – e si stanno valutando le offerte. Al momento abbiamo bisogno di chiarimenti da parte dei  produttori concorrenti perché reperire cannabis di qualità non è semplice. Come officina farmaceutica – spiega – siamo autorizzati anche a provvedere a questo servizio per conto del ministero della Salute. Importiamo cannabis, facciamo una specie di collaudo, la garantiamo. Di fornitori ne abbiamo visti parecchi – conclude – ma spesso la coltivazione della cannabis al di fuori dell’Europa viene fatta in condizioni non accettabili, ad esempio perché si usano pesticidi”. 

Le stime dei fabbisogni di cannabis terapeutica per il 2018

Il fabbisogno di cannabis terapeutica ipotizzato per il 2018, per completare il quadro, va da 350 a 500-600 chili, a seconda di chi fa le stime. Tutte le fonti sembrano concordi nel preventivare un nuovo aumento delle richieste e delle prescrizioni mediche. “Il problema maggiore – rimarca la deputata dem Anna Margherita Miotto, relatrice del ddl in materia, faticosamente passato alla Camera e defunto in Senato con la fine della legislatura – è quello della carenza dei quantitativi ad oggi disponibili. Le norme a favore dei pazienti ci sono. Il progetto di legge non è passato in Parlamento, è vero. Ma poi è stato recepito e inglobato, quasi integralmente, dall’emendamento inserito nell’ultimo decreto fiscale, approvato a novembre. I fondi per la coltivazione e l’importazione della materia prima sono stati reperiti. Si tratta di 2,3 milioni di euro in tutto”.

Chi prescrive la cannabis terapeutica

Le preparazioni magistrali a base di cannabis, come è consentito da anni, possono essere prescritte da medici di base e specialisti per la terapia contro il dolore e per gli altri usi elencati dal ministero della Salute, cioè: cura del dolore cronico; cura del dolore in persone affette da sclerosi multipla e lesioni del midollo spinale; contrasto a nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie contro l’Hiv; stimolazione dell’appetito nei casi di perdita patologica di peso e nei pazienti oncologici, malati di Aids e anoressici; cura dei glaucomi; riduzione dei movimenti involontari del corpo e del viso nella sindrome di Gilles de la Tourette. I camici bianchi possono prescrivere gli stessi prodotti – assumibili  solo per infusione e per inalazione o vaporizzazione – pure per ulteriori patologie, quando ritengano che ci siano sufficienti evidenze scientifiche per consigliarli. È richiesta la ricetta non ripetibile.

Prodotti a carico del servizio sanitario in tutte le regioni

I preparati prescritti per la cura del dolore cronico e le altre terapie contemplate dalle direttive ministeriali (sclerosi multipla, lesioni al midollo, ecc.) – sottolinea l’onorevole Miotto – adesso sono a carico del servizio sanitario in tutte le regioni italiane, mentre prima lo erano solo in alcune. Non si pagano, dunque. Questa è una garanzia di equità nell’accesso ai trattamenti con cannabis per le persone che ne hanno bisogno nell’intero territorio nazionale, superando le differenze esistenti fra le varie zone”. 

Per le prescrizioni extra tabella ministeriale, invece, pare di capire che si debba mettere mano al portafoglio. Altra informazione: “Se i quantitativi garantiti dallo Stabilimento militare di Firenze non sono e non saranno sufficienti per coprire tutto il fabbisogno – prosegue la deputata  – la cannabis con cui rifornire le farmacia si potrà acquistare anche da altri enti o imprese, oltre ad essere importata dall’Olanda. Però la procedura per autorizzare nuovi produttori non è semplice né veloce”.

“In Puglia non tutti i medici fanno le prescrizioni”

Le questioni critiche, sul fronte della cannabis a scopi curativi, non sarebbero solo queste. In Puglia, lo sostiene un consigliere regionale del Movimento cinque stelle, i malati devono fare i conti pure con l’obiezione di coscienza “È imperdonabile – ha detto, qualche giorno fa – che ad oggi molti pazienti affetti da importanti patologie non riescano a trovare né farmaci a base di cannabis terapeutica né medici disposti a prescriverli”. Il consiglio regionale della Lombardia, agli sgoccioli, ha votato a maggioranza il non passaggio all’esame dei progetti di legge popolare sul tema.

Le voci critiche: “Non illudere i pazienti”

Nell’arroventato clima da campagna elettorale, dove tutto ha ricadute politiche, piomba un pesante comunicato congiunto firmato e diramato dai presidenti della Società italiana di farmacologia (Alessandro Mugelli) e della Società italiana di tossicologia (Patrizia Hrelia). “Le prospettive terapeutiche della cannabis sono senz’altro interessanti – affermano – anche se non vi è ancora chiarezza sulle reali prove di efficacia e soprattutto, quello che manca è un dato certo sul fronte della sicurezza. Non si conoscono, in particolare, gli effetti a lungo termine. Non bisogna creare false speranze, soprattutto nei cittadini, perché la cannabis rappresenta in ogni caso un trattamento sintomatico e non curativo. Le informazioni, non sempre corrette e potenzialmente pericolose, pongono in rischio non solo la salute dei pazienti, ma anche la collettività”. E, ancora, contestando dichiaratamente le posizioni della Coalizione per libertà e diritti civile e le diffide al ministero della Salute: “A stabilire le regole di questo nuovo mercato – è l’affondo – lasciamo che siano la ricerca scientifica e le evidenze cliniche, piuttosto che la domanda dei pazienti”.

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