Quella paura che non va più via

19 11 2018 di Vera Caprese
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Non capita solo alle celebrity: oltre 2 milioni di italiani soffrono di attacchi di panico e sono vittime di un circolo vizioso che toglie loro la libertà. Ma spezzarlo si può. Come spiega qui un neurologo, che ha scritto il primo romanzo dedicato a questo disturbo

«Non riuscivo neanche più ad ascoltare il battito del mio cuore. Ero arrabbiata, triste e, ovunque andassi, l’ansia mi paralizzava» ha raccontato Lady Gaga. La top Gisele Bündchen era in un tunnel quando «il mondo intorno è diventato sempre più piccolo e io non riuscivo a respirare». Mentre la cantante Noemi era a cena e improvvisamente «non ho visto più niente». Sono alcune delle star che hanno confessato di aver sofferto di attacchi di panico. Di una donna colpita da questo disturbo parla anche Attacco di panico. A un passo dalla libertà, appena uscito per Mondadori. L’autore è Rosario Sorrentino, neurologo e divulgatore scientifico.

Perché ha deciso di scrivere un romanzo, il primo su questo tema, invece di un saggio scientifico?

«La medicina non dovrebbe limitarsi a trattare il disturbo, ma prendersi cura a tutto tondo della persona. Per farlo, un valido aiuto viene dalle esperienze dei personaggi famosi e anche dai romanzi che affrontano l’argomento in modo più empatico rispetto a un saggio, perché permettono a chi legge di identificarsi con il dolore, la fatica e la forza dei protagonisti. Questo è un aspetto importantissimo: chi soffre di attacchi di panico prova un senso di vergogna, uno degli ostacoli più difficili da affrontare e superare».

Secondo l’American psychological association, i millennial che hanno un disturbo d’ansia sono il 12%, la percentuale più alta di sempre.

«Viviamo in una società ipertecnologica che da una parte ci porta a pensare di avere il controllo su tutto, dall’altra attraverso i social media detta aspettative altissime. Questo meccanismo alimenta sia l’ansia da prestazione sia lo smarrimento di fronte agli attacchi di panico, considerati inaccettabili, perché ci mettono faccia a faccia con i nostri limiti e la nostra fragilità. Per questo è così difficile, e così importante, riconoscere di soffrirne».

In che cosa consistono, esattamente, dal punto di vista neurologico?

«Si tratta di una “bugia” della mente. A differenza della paura, l’attacco di panico nasce da un rischio inesistente. Si tratta di una ipersensibilità dell’amigdala, il sistema di allarme del cervello: si accende senza motivo provocando palpitazioni, dispnee, giramenti di testa, tremori. A generare il panico sono proprio questi sintomi “inspiegabili”. In più, una volta attivata, l’amigdala bypassa la corteccia cerebrale e quindi la capacità di analisi. Ecco perché chi ha un attacco non riesce a essere razionale».

La protagonista del libro, Laura, ribattezza il suo male “la bestia”.

«È crudele, violento e sempre in agguato: non sai mai quando e come si presenterà. Chi ne è vittima a volte pensa di stare per avere un infarto, di soffocare, altre volte di impazzire. E l’episodio acuto è solo l’inizio. Dopo si entra nel circolo vizioso della “paura della paura”: da una parte l’ossessione di voler prevedere luoghi o situazioni che possono far scattare la crisi, dall’altra manovre che spingono a rinunciare a tutto ciò che può rappresentare una minaccia, dai viaggi in aereo, ai luoghi affollati. Ma “evitare” non serve, anzi. Si va incontro a una perdita di libertà e di identità».

Il 70% delle vittime sono donne. Perché?

«Da un punto di vista biologico, l’ansia e il panico sono influenzati dagli estrogeni e questo rende le donne più “sensibili”. Ma a pesare sono soprattutto i fattori sociali, come la responsabilità nei confronti dei molteplici ruoli che sono chiamate a sostenere: essere una brava madre, una buona moglie, una professionista capace, un sostegno per la famiglia. In generale c’è una componente ereditaria e di predisposizione, ma un evento traumatico, come un lutto, una separazione, un trasloco, è quasi sempre alla base del primo episodio».

Come si fa a uscirne?

«Il primo passo sono i farmaci. Spesso sono indispensabili per bloccare l’attacco, perché la persona diventa più tranquilla e prende consapevolezza di quanto le accade in quei momenti. Per rompere il circolo vizioso e sfuggire alla paura è utilissima la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Consiste nell’andare a caccia della paura stessa: per dimostrare che non c’è niente da temere e riconquistare la libertà».


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