È utile abolire i compiti a casa? Pareri a confronto

28 09 2017

166 scuole italiane stanno sperimentando il “modello Finlandia”: gli alunni si esercitano soltanto in classe e al pomeriggio sono liberi. Il tempo vuoto è uno stimolo o lo studio responsabilizza?

Sono 166 le scuole che in Italia sperimentano da quest'anno la formula niente compiti a casa, tra polemiche e pareri constrastanti di genitori e insegnanti. Intanto, la petizione online Basta compiti, lanciata nel febbraio del 2016 dal dirigente scolastico Maurizio Parodi, ha raggiunto le venticinquemila firme e arriva ora in discussione al Parlamento, presso la Commissione Cultura della Camera. Come già per l'uso dello smartphone in classe e la sperimentazione del liceo quadriennale, il tema suscita un acceso dibattito, tra sostenitori e detrattori dell'abolizione: noi abbiamo chiesto il parere di due esperti, che ci hanno dato motivazioni per l'una e l'altra parte.


Secondo Silvia Vegetti Finzi, docente di Psicologia dinamica ed esperta di età evolutiva. Il suo ultimo libro è "L’ospite più atteso" (Einaudi)

«Mi sono sempre battuta in difesa del “tempo vuoto” per bambini e ragazzi, che devono poter avere momenti a disposizione per sognare, immaginare, annoiarsi. La noia, infatti, è la condizione che permette di maturare un progetto, un’iniziativa. Non abbiamo bisogno di bambini esecutivi, come fossero macchine, ma creativi. Ecco perché penso che dopo la scuola non dovrebbero trascorrere anche il pomeriggio sui libri». In aula ci si confronta. «L’unica eccezione che ammetto è per lo studio, un’attività che richiede isolamento e che, quindi, non può essere fatta a scuola. Ma tutto il resto - esercizi, disegni e compiti scritti - si esegue benissimo in classe, sfruttando i vantaggi del mutuo apprendimento, del confronto con i compagni e della presenza dell’insegnante che può monitorare i livelli di comprensione».

No

Secondo Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore di numerosi libri tra cui il recente "L’età dello tsunami" (De Agostini)

«Una scuola senza compiti potrebbe andare bene se gli alunni fossero in classe per tutta la giornata. La maggioranza, invece, non fa l’esperienza del tempo pieno e, quindi, all’1 è già a casa. Senza compiti, se si esclude l’impegno per lo sport, cosa farebbero? Un po’ di “vuoto” va bene, troppo no. I compiti, poi, sono anche l’occasione per allenarsi all’autonomia, alla responsabilità e alla concentrazione». A casa ci si impegna. «ll progetto educativo di genitori e insegnanti deve prevedere anche la fatica, la messa alla prova. Certo, non ho mai visto i miei figli esultare per dover riaprire i libri una volta tornati a casa; ma ognuno di loro, in questo modo, viene responsabilizzato nel suo progetto scolastico, sa che dovrà sforzarsi di essere all’altezza degli obiettivi che gli vengono richiesti».

Riproduzione riservata