Facciamo chiarezza sull’esenzione vaccinale

Chi non può sottoporsi a vaccinazione, per patologie gravi e specifiche, può ottenere una certificazione, che va rinnovata

Mentre si discute di una possibile modifica della validità del Green Pass, che potrebbe scendere da 12 a 9 mesi, si torna a parlare di esenzione dalla vaccinazione anti-Covid. Le norme la prevedono, ma solo in alcuni casi molto rari e per patologie specifiche, le cui cure potrebbero rendere inefficace l’immunizzazione, oppure nel caso di gravi e comprovate allergie ad alcuni degli eccipienti del vaccino.

Facciamo chiarezza, allora, su chi ne ha diritto, quanto durano le certificazioni di esenzione, chi le rilascia e come si rinnovano, con il dottor Guido Marinoni, componente del comitato centrale della Federazione dei medici di Medicina Generale, esperto di certificazioni.

Chi ha diritto all’esenzione

Intanto va fatta chiarezza su un equivoco. Non esiste un esonero vero e proprio dal Green Pass, ma piuttosto una certificazione di esenzione al vaccino, che era temporanea e valida fino al 31 settembre 2021, poi prorogata fino al 30 novembre 2021. È stata permessa per consentire l’accesso ai servizi e attività per i quali dal 15 ottobre è previsto l’obbligo di Green Pass. È il caso, ad esempio, delle sedi di lavoro per coloro che, per condizioni mediche, non hanno potuto ricevere o completare la vaccinazione per ottenere una certificazione verde COVID-19.

Cosa è previsto per i soggetti allergici

Esistono, invece, alcune patologie o condizioni sanitarie per le quali è previsto un differimento o una sospensione della vaccinazione: «Sono molto poche e nella maggior parte dei casi riguardano allergie gravi a qualcuno degli eccipienti del vaccino. In questi casi non si esonera in modo automatico, ma viene fatta una valutazione allergologica per capire se esistono altri vaccini somministrabili: ne esistono diversi, anche se molti eccipienti sono comuni. Nel caso in cui non si potesse seguire questa strada, allora si procederebbe con un certificato di esonero, ma è un caso estremamente raro» spiega il dottor Marinoni, esperto di certificazioni della Fnomceo.

Quando scatta la sospensione

«Un’altra casistica riguarda chi ha malattie acute al momento della vaccinazione, come polmonite o colica renale. In queste circostanze si attende semplicemente la guarigione, per poi procedere con l’immunizzazione. È prevista la sospensione con differimento anche in caso di alcune vaccinazioni concomitanti: tutti i vaccini con componenti virali possono essere somministrati in concomitanza con quello anti-Covid, come per l’antinfluenzale, mentre è previsto il differimento di 14 giorni con i prodotti con virus attenuati, come il morbillo» spiega l’esperto.

Come funziona in gravidanza

Per le donne in gravidanza la protezione anti-Covid è consigliata, ma attenzione al periodo di gestazione: «La circolare ministeriale indica che la somministrazione può avvenire nel secondo e terzo trimestre ed anzi è consigliata per evitare problemi legati al Covid in gravidanza, primo tra tutti il rischio di nascita prematura del feto. Nel primo trimestre, invece, è prevista una valutazione da parte del medico di fiducia, che può essere il ginecologo o il medico di famiglia, per ponderare rischi e benefici, anche in relazione all’attività svolta dalla madre: se, per esempio, è una operatrice sanitaria, sarà consigliato il vaccino» chiarisce Marinoni.

Patologie autoimmuni, oncologiche e reumatologiche: cosa succede

Esistono alcune categorie per le quali la somministrazione del vaccino va valutata ed eventualmente si evita o si sospende. «Per alcune malattie reumatologiche gravi può essere consigliato il differimento, ma non per la malattia in sé, quanto perché richiede il ricorso a farmaci immunosoppressori, che riducono la risposta immunitaria e dunque l’efficacia del vaccino stesso, che diventa inutile. Lo stesso vale per alcune malattie oncologiche, per cui può essere opportuno differire la vaccinazione alla fine del trattamento o agli intervalli tra un ciclo e l’altro di cure – spiega Marinoni – Non è così, invece, né per le malattie neurodegenerative (che, al contrario, sono un fattore di fragilità, quindi è consigliata la vaccinazione), né per quelle autoimmuni perché i vaccini di per se stessi non innestano altre reazioni autoimmuni. Di norma, comunque, la valutazione è lasciata al medico vaccinatore». Ciascuna Regione, comunque, ha deciso a chi affidare il compito esaminare i singoli casi, pur all’interno di una norma generale che indica chi può rilasciare un certificato di esenzione.

Reazioni avverse alle dosi precedenti

Anche la valutazione in caso di reazioni avverse alle prime somministrazioni (la prima dose o seconda in vista della terza) sono di competenza del medico vaccinatore, anche se la norma prevede particolare attenzione a due casi: la sindrome di Guillain-Barré, che può insorgere entro 6 settimane dalla somministrazione del vaccino COVID-19, senza altra causa riconducibile e che porta a sconsigliare ulteriori richiami con lo stesso tipo di vaccino; oppure miocarditi e pericarditi post prima dose. In questo caso si procede in genere con esami cardiologici per una eventuale esenzione se non è possibile completare il ciclo con altra tipologia di vaccino.

Chi fa le certificazioni

«Il DL 44 prevede due casistiche generali: in una rientrano gli operatori sanitari, per i quali c’è l’obbligo di vaccinazione e che possono ottenere un eventuale esonero dal medico di famiglia. L’altra riguarda tutti gli altri soggetti che chiedano una certificazione di esenzione ai fini del Green Pass: in questo caso sarà il medico vaccinatore a decidere se esistano i presupposti o meno, perché qualora ci siano comprovati motivi sarà lui a inserire l’esonero nel sistema informatizzato in modo che risulti ai fini del Green Pass stesso» spiega l’esperto.

Quanto dura l'esenzione e come si rinnova

«Non esiste una durata standard nella certificazione di esonero, perché dipende dai motivi che la supportano. Nel caso di soggetti gravemente allergici e che non possono ricevere alcun vaccino è chiaro che sarà perenne. Se si tratta di malattie acute che necessitano di un tempo di guarigione, invece, se ne terrà conto nel momento in cui si certifica la necessità di differire la vaccinazione. Per i pazienti oncologici, poi, sarà il medico vaccinatore, d’accordo con i centri di trattamento del tumore, a concordare se differire l’immunizzazione a un periodo di sospensione delle terapie oncologiche. Di conseguenza sulla certificazione di esonero sarà indicata una data opportuna» spiega il medico, che chiarisce: « È vero che a volte alcuni sistemi informatici prevedono durate standardizzate delle certificazioni, ma si tratta solo di una semplificazione burocratica. In ogni caso, allo scadere della singola esenzione, il soggetto dovrà rivolgersi allo stesso medico per una rivalutazione e una eventuale proroga della sospensione oppure alla vaccinazione».

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